Sotto accusa sono gli abiti di Zara, Calvin Klein, Levi’s, Marks and Spencer, Diesel, H&M, Armani e molti altri. L’accusa arriva da Greenpeace: sugli abiti di questi famosi marchi sono state rilevate sostanze tossiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali.

L’indagine è stata condotta su campioni di abiti di 20 diversi marchi in vendita in 29 Paesi e regioni del mondo. L’associazione ambientalista ha acquistato vestiario prodotto in Cina e in altri paesi in via di sviluppo e ha fatto poi analizzare i tessuti di 20 brand: Benetton, Jack&Jones, Only, Vero Moda, Blazek, C&A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H&M, Zara, Levi’s, Victoria’s secret, Mango, Marks&Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl.

Questa la dichiarazione di Greenpeace: “In circa due terzi dei 141 campioni sono stati rilevati nonilfenoli etossilati”. I nonilfenoli etossilati sono prodotti chimici che possono diventare molto tossici.

Il rapporto dell’organizzazione è stato presentato oggi a Pechino tramite una sfilata shock. Guardate le foto della sfilata su Repubblica a questo link http://d.repubblica.it/argomenti/2012/11/20/foto/greenpeace_sfilata_shock-1376465/1/?ref=HRESS-16 Si vedono modelle sfilare con flebo o con mascherine: un modo davvero azzeccato e scioccante per far arrivare il messaggio e per far riflettere il mondo.

Per farvi capire l’entità del problema pensate che il solo marchio di Zara arriva a produrre 850 milioni di capi di vestiario ogni anno. Un dramma per il pianeta e soprattutto per i Paesi dove si realizzano questi abiti.

Greenpeace intende, con questa scioccante denuncia, chiedere ai grandi marchi della moda di eliminare le sostanze tossiche dalle filiere di produzione. 

E noi cosa possiamo fare per tutelare noi stessi ed il pianeta? Aderire a questa petizione a livello mondiale nei confronti Zara organizzata da Greenpeace http://www.greenpeace.org/italy/zara/ e scegliere con attenzione i capi di abbigliamento: preferiamo quelli prodotti in Italia e magari quelli con la certificazione biologica, quelli delle piccole aziende e dei piccoli produttori… insomma cerchiamo di scegliere in modo consapevole!

Qualche soldo in più e qualche abito in meno, più qualità e più rispetto!

Fonte: http://www.repubblica.it