Quando si parla di sciamani, pensiamo al potere che queste persone possono esercitare sul mondo e sulle persone, ma una cosa che dimentichiamo spesso è che lo sciamano esiste soprattutto nel suo rapporto con l’altro. A cosa serve il suo potere, la sua facoltà di comunicare con la parte invisibile della realtà se non per fare da ponte tra visibile e invisibile, tra terra e cielo?

sciamanesimo

Ecco perché possiamo ispirarci agli insegnamenti degli sciamani per capire meglio cosa fare del nostro potere personale e come usarlo per vivere una vita migliore.

#1 Liberati dai vincoli e recupera il tuo potere personale

“Ho liberato i miei genitori dalla sensazione di avere fallito con me. Ho liberato i miei figli dal bisogno di portare orgoglio per me; che possano scrivere e percorrere le loro proprie vie secondo i loro cuori, che sussurrano tutto il tempo alle loro orecchie.

Ho liberato il mio uomo dall’obbligo di completarlo, di completarmi. Non mi manca niente, imparo per tutto il tempo, insieme a tutti gli esseri.

Ringrazio i miei nonni e antenati che si sono riuniti affinché oggi io respiri la Vita. Li libero dai fallimenti del passato e dai desideri che non hanno portato a compimento, consapevole che hanno fatto del loro meglio per risolvere le loro situazioni all’interno della coscienza di quell’istante. Li onoro, li amo e li riconosco innocenti.

Io mi denudo davanti a tutti gli occhi, che sanno che non nascondo né devo nulla oltre ad essere fedele a me stessa e alla mia stessa esistenza, e che camminando con la saggezza del cuore, sono consapevole che il mio unico dovere è perseguire il mio progetto di vita, libera da legami familiari invisibili e visibili che possono turbare la mia pace e felicità. Queste sono le mie uniche responsabilità.

amarsi

Rinuncio al ruolo di Salvatrice, di essere colei che unisce o soddisfa le aspettative degli altri.

Imparando attraverso, e soltanto attraverso l’amore, benedico la mia essenza e il mio modo di esprimerla, anche se qualcuno potrebbe non capirmi.

Capisco me stessa, perché solo io ho vissuto e sperimentato la mia storia; perché mi conosco, so chi sono, quello che sento, quello che faccio e perché lo faccio. Mi rispetto e approvo.

Io onoro la divinità in me e in te. Siamo liberi.”

(Antica benedizione Nahuatl)

Ciò che spesso ci blocca è il peso di ciò che non ci appartiene: paure, vincoli, credenze, responsabilità altrui, sensi di colpa, fallimenti, ecc. A volte ci aggrappiamo a loro perché ci danno l’illusione di definire la nostra identità; rinunciare a tutto questo significherebbe allora rinunciare a ciò che crediamo di essere. Tutto questo ci allontana dalla coscienza, dalla consapevolezza e dall’espressione di ciò che siamo. Ci allontana dalla libertà di essere, dalla nostra vita.

Spesso accadde che quei vincoli, quelle catene, ci legano e ci impediscono di prendere ognuno la propria direzione: se rispetto il mio diritto ad essere me stessa e riconosco che la mia felicità dipende solo e soltanto da me, libero anche gli altri dagli obblighi nei miei confronti che avrei potuto caricare ingiustamente sule loro spalle.

Liberando me, libero anche te. Ognuno è allora libero di trovare il posto che gli spetta nel mondo e di agire in equilibrio con esso, di manifestare la sua essenza, il suo potere.

#2 Intervenire senza manipolare: come agire in equilibrio col mondo

legame con la terra

“Quando la terra parla, gli sciamani l’ascoltano, quando il pianeta piange, gli sciamani rispondono”.
(Tom Cowan)

La vita dell’uomo è legata a quella della terra, è così per tutti noi ma solo alcuni ne sono consapevoli: gli altri si “lasciano” vivere senza rendersi conto dell’impatto che possono avere sul mondo. Gli sciamani sono consapevoli di essere parte di questo mondo e che tutto intorno a loro ha una coscienza. Per la loro facoltà di entrare in comunicazione con ciò che gli altri non riescono a percepire, gli sciamani (molti, ma non tutti, ndr) si fanno portatori di equilibrio.

Cosa significa farsi portatore di equilibrio? Significa intervenire senza manipolare, lavorare assieme alla natura senza piegarla al proprio volere.

E qui, possiamo aprire una piccola parentesi: è valido anche per le persone. Aiutare l’altro a trovare l’equilibrio non significa imporgli il nostro modo di vedere le cose ma aiutarlo a trovare da sé (e in sé) la conoscenza necessaria per giungere alla via di mezzo.

Intervenire in equilibrio significa partecipare ad un processo di cambiamento rispettando il libero arbitrio dell’altro.

#3 Senza servizio, non c’è crescita spirituale

“I saggi, i veri maestri sono così, passano inosservati senza richiamare l’attenzione, senza ostentare quello che danno e senza discutere con quelli che credono di sapere […] la spiritualità si vive, si pratica: non si dice, si fa, si Serve. Senza servizio non c’è crescita spirituale.”

(Antòn Ponce de Leòn Paiva, in Amaru. Dalla conoscenza alla saggezza, ed. Verdechiaro, 2001.)

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Ci sarebbero molte cose da dire su quest’affermazione ma mi limiterò solo ad alcune considerazioni.

La prima tratta dell’umiltà, di un’umiltà sana che non deriva dalle ferite dell’ego; si tratta di riconoscere il proprio valore, evitando di dare più credito all’opinione altrui che alle proprie esperienze. Proprio per il fatto di conoscere questo valore, non si sente né il bisogno di ostentarlo, né si spreca tempo ed energia nel cercare conferme esterne: “So chi sono e non perdo tempo a provarlo: ho ben altro da fare”.

La secondo considerazione deriva dalla prima: tempo ed energia servono a mettersi al servizio di coloro che ne hanno necessità; è nell’agire fuori dalla propria sfera personale a beneficio degli altri, rispettandoli ed aiutandoli a ritrovare loro stessi ed il loro equilibrio, che si cresce interiormente.

Scoprendo e permettendo al frammento del mondo incarnato nell’altro di risvegliarsi a se stesso, cresco anch’io perché siamo tutti collegati. La vita è un flusso in continuo movimento, se integro alcune conoscenze e le tengo gelosamente chiuse dentro di me, quel flusso s’interrompe e stagna: quelle conoscenze diventano allora sterili e non rispondono più al loro scopo.

Se invece uso quelle conoscenze integrate in me per portarle fuori nel mondo, mettendole al servizio di chi ne ha bisogno, il flusso scorre; le mie conoscenze si arricchiscono di esperienze, evolvono, la conoscenza diventa saggezza; la ricchezza interiore personale si mette al servizio dell’altro e diventa ricchezza condivisa, amplificata, diventa ricchezza collettiva.

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it