Quando perdiamo qualcosa di caro, la prima cosa che facciamo è disperarci, lasciarci andare alla tristezza; poi, ci chiudiamo al mondo nel tentativo di proteggere ciò che ci rimane, per paura di perderlo e di soffrire ancora.

E più perdiamo ciò che per noi conta davvero e più ci chiudiamo in noi stessi. Creiamo intorno a noi un muro ermetico con la convinzione di prevenire ulteriori sofferenze.

chiuso

E se sbagliassimo?

Se nulla può uscire, nulla può entrare

Immagina di avere due cani. Un giorno, uno dei due cani scappa di casa. Non sai com’è possibile: eri stato attento a non lasciare le porte aperte, il cancello del giardino era chiuso, ne sei sicuro. Per paura di vedere l’altro cane scappare allo stesso modo, chiudi porte, finestre e tapparelle con ogni mezzo possibile. La tua casa è chiusa come un bunker, non c’è più nessuna possibilità di scappare.

Nel frattempo, il cane che era scappato molto lontano, dopo alcuni giorni ritrova la strada di casa. È notte fonda. Dopo ore di cammino, è riuscito a rintracciare il tuo odore fino alla porta d’ingresso, fino a casa. Lui vuole entrare ma trova tutto chiuso, la finestra rotta dello scantinato dal quale era scappato ha ora una graticola davanti che gli impedisce di entrare. Lui geme e gratta alla porta, ma tu non lo senti.

Dopo un paio d’ore di inutili tentativi, il tuo cane si allontana, con la sensazione che tu non lo voglia più nella tua vita…

Dalla tua casa nulla può uscire, è vero, ma nemmeno entrare.

La grande illusione del “per sempre”

Non ho la scienza infusa quindi ciò che vorrei fare ora è semplicemente offrirti uno spunto di riflessione, un altro modo di vedere le cose. Premessa fatta, proviamo a capire insieme ciò che potrebbe nascondersi dietro questo meccanismo di chiusura.

angoscia della perdita

In generale, ci rendiamo conto del valore delle cose (e delle persone) solo quando le perdiamo, perché purtroppo le diamo per scontate. La loro perdita ci catapulta in uno scenario che non avevamo nemmeno preso in considerazione in cui troneggia un’implacabile “fine”; ecco allora che la vita ci sbatte in faccia una lezione importante: nulla è per sempre. Nessuno di noi è eterno quindi nessun legame, nessun rapporto che potremo instaurare in questo mondo, potrebbe di conseguenza esserlo.

Forse sotto questa angoscia si nasconde proprio la paura della morte? Dopotutto, quando una relazione si conclude, ne facciamo il lutto. Facciamo il lutto della nostra infanzia, quello dei rapporti con alcune persone care e non solo di quelle realmente scomparse,…

“È inevitabile tanto perdere la vita, quanto perdere i beni e, se lo comprendiamo, questo è proprio un conforto. Impara a perdere tutto serenamente: dobbiamo morire.”

(Seneca)

Il dolore della perdita ci costringe ad aprire gli occhi, ogni volta, sull’impermanenza dell’esistenza e sulla nostra difficoltà a concepire ed accettare l’unica cosa certa: il cambiamento.

→ Leggi anche: “Come chiudere i cicli: la regola dei 3 presenti

La paura di soffrire ti chiude alla vita

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So bene che quando la propria vita è stata seminata di difficoltà e tristezze, è difficile aprirsi al mondo; l’unica cosa che si vorrebbe fare è evitare che ciò che ci ha fatto del male, si ripresenti. Ma rinchiudersi dentro noi stessi non serve a nulla perché molto spesso l’origine del nostro dolore non si trova fuori, ma è dentro di noi.

Fuori dalla nostra porta c’è il mondo, nel bene e nel male (e non solo nel male), rinchiudersi significherebbe quindi rinunciare a ricevere da lui anche i suoi doni, come l’amore, l’allegria, l’amicizia, la conoscenza, l’abbondanza. Di certo, i suoi doni saranno alla sua immagine: mutevoli, non avranno sempre lo stesso volto, lo stesso nome…

Chi ama gli animali lo sa bene: quando il tuo compagno a quattro zampe muore, è come se il tuo cuore si frantumasse in mille pezzi, ma ciò non significa che non proverai di nuovo quell’affetto sconfinato per un altro pelosetto. Non sarà “lui” ma sarà comunque amore, allegria e coccole.

E forse è questo il punto: ci fermiamo alla forma perdendo di visto la sostanza.

Un giorno, Izaak Walton disse: Nessun uomo può perdere ciò che non ha mai avuto; noi non possediamo i rapporti o le persone, ma tutt’al più possiamo avere dei sentimenti, dei valori, delle virtù: l’amore, il coraggio, l’onestà, l’amicizia, l’umiltà, la fede.

A chi assomiglia l’amore? Quale viso ha l’amicizia?

Capisci bene che non possono essere limitati ad una sola persona: ecco  l’impermanenza della forma che ti porta a soffrire! Tu non perdi l’amore o l’amicizia, perdi chi per te lo personificava, secondo i filtri della tua percezione; quindi il mondo non ti ha rubato il sentimento, ne ha solo cambiato la forma.

“Non aggrapparti. tutto ciò che perdi ritornerà sotto un’altra forma.”
(Rumi)

Se invece ti aggrapperai, impedirai alla sostanza di “cambiare vestito” e di venire a bussare alla tua porta. E cosa succederà quando l’amore (o l’amicizia) con il suo nuovo vestito troverà la porta chiusa, blindata e insonorizzata? Dopo un po’, si stancherà di bussare, si allontanerà con la sensazione che non lo vuoi più nella tua vita…

E se tu lasciassi una porta aperta…?

Credo, in tutta sincerità, che non si possa vivere a lungo chiusi dal mondo perché presto o tardi saremo costretti ad aprire le finestre per non soffocare, metaforicamente parlando; quindi, al termine di questa breve riflessione, ciò che vorrei dirti è questo: se soffri, è normale che tu voglia rinchiuderti in te ma lascia almeno una porta aperta verso l’esterno: se non altro, almeno entrerà la luce.

lasciar entrare la luce

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it