Le bugie hanno una funzione sociale. Ci permettono di sottrarci allo sguardo inquisitore, al giudizio e al rifiuto degli altri. Si usa la menzogna come maschera per uniformarsi al gruppo o per creare alcune dinamiche a nostro vantaggio: per esacerbare le nostre qualità o per nascondere le nostre mancanze.

non augurare del male

Capita di creare così tante maschere da non sapere più quale ruolo giocare e con chi; capita di inventarsi così tante storie da non sapere più fare la differenza tra realtà e finzione. Finiamo allora per perderci in mezzo alle nostre menzogne e a crederci talmente tanto che diventano la nostra realtà: si chiama auto-inganno il fatto di credere nelle proprie bugie e farle diventare verità, se non per gli altri, almeno per noi stessi.

Perché abbiamo bisogno di dire bugie: una teoria sull’evoluzione

L’inganno si baserebbe, secondo Robert Kurzban, psichiatra clinico e professore universitario nel dipartimento di psicologia in Pennsylvania, sul processo evolutivo derivante dalla competizione.

Secondo questa teoria, ci siamo evoluti concorrendo con il nostro ambiente, ingannando, convincendo gli altri di cose non certe per poter primeggiare e assicurarci sopravvivenza e privilegi.

Se osserviamo da più vicino i motivi che ci spingono a mentire, possiamo renderci conto che, anche se ci siamo evoluti, competiamo sempre per le stesse cose: la soddisfazione dei nostri bisogni primari (protezione, nutrimento, sesso), l’appartenenza ad un clan (famiglia, amici, gruppo di pari), e affermazione della propria identità (attraverso la forza fisica, il potere, ecc.).

L’inganno ha quindi una funzione vitale (basta pensare agli insetti che riproducono sulle loro ali gli sguardi di pericolosi predatori per proteggersi) e utile per sopravvivere nel migliore dei modi nel proprio ambiente.

E se siamo convinti delle proprie bugie (perché ci crediamo realmente) riusciamo ad ingannare più facilmente, e meglio, gli altri.

Ci raccontiamo bugie per proteggerci: l’auto-inganno come rimedio contro un passato doloroso

inganno

Come detto in precedenza, una funzione importante delle bugie consiste nel proteggerci: proteggerci dagli altri o da un eventuale dolore. Siamo terrorizzati all’idea di soffrire, facciamo tutto ciò che è in nostro potere per evitarlo, ma cosa possiamo fare nei confronti di un dolore passato che ci impedisce di andare avanti?

Il passato non si può cambiare ma la mente umana è piena di risorse e non teme di fare ricorso ad alcuni stratagemmi se questo significa dare un termine ad una sofferenza che mina il nostro equilibrio interiore.

A volte la realtà dei fatti fa talmente male che si preferisce chiudere un occhio e vedere una semi-verità. Non si può cancellare il passato quindi lo si trasforma, lo si rende meno doloroso. Credere nelle proprie bugie diventa così una tecnica di sopravvivenza per tentare di ritrovare un certo equilibrio ed uscire da uno stato di crisi troppo gravoso, anche se qui parliamo di un equilibrio molto precario e superficiale, praticamente illusorio.

Mentiamo a noi stessi per non deludere gli altri (e non deludere noi stessi)

reprimere le emozioni

A volte l’auto-inganno è un tentativo di fuga di fronte a noi stessi. Ognuno di noi ha un immagine idealizzata di sé ma alcuni, per vari motivi, non sopportano l’idea di non rispondere a questo ideale; perché questo “io idealizzato”, in qualche modo, soddisfa alcune necessità, dà un senso di sicurezza.

Possiamo ripeterci bugie su di noi per auto-convincerci di qualcosa, nel bene e nel male, ma avrà sempre la funzione di farci sentire al sicuro: potrei tentare di auto-convincermi di non essere capace in un determinato ambito per evitare di essere considerata come la pecora nera della famiglia, per esempio.

Potremo continuare a ripeterci di non avere nessun talento, anche se siamo dei piccoli artisti nati, solo per evitare di dover confutare una credenza limitante che in qualche modo, funge da protezione.

Se veniamo da una famiglia dove gli artisti sono considerati come dei sognatori che sprecano la loro vita, ripetersi di non aver nessun talento ci protegge dall’essere criticati o rifiutati dalla propria famiglia. Il problema giunge quando la bugia, da cinta protettiva iniziale, si trasforma in prigione e ci impedisce di vedere chi siamo realmente.

In questo caso, la bugia diventa l’eco di una credenza distorta, qualcosa che ci è stato inculcato in un momento di vulnerabilità (come l’infanzia o dopo un evento traumatico) e che ha, in qualche modo, avuto un certo imprinting sulla nostra personalità. Ci convinciamo di rispondere ad un modello, che in realtà non ci corrisponde, perché questa tattica ci protegge dalla paura di essere abbandonati, emarginati.

Di solito, raccontiamo bugie a noi stessi quando la realtà non ci basta, non risponde ai nostri bisogni o ci ferisce.

Le bugie possono durare per sempre?

L’auto-inganno accompagna spesso un’altra paura; quella di essere smascherati; nel caso in cui gli altri riuscissero a vederci più chiaro di noi stessi e ci mettessero di fronte all’evidenza, dovremo fare una scelta:

  • Fare un mea culpa: il nostro castello di carta crolla (con il nostro io idealizzato) e ci ritroviamo a dover affrontare le nostre paure, una volta per tutte. Le bugie vengono (dolorosamente) smontate, le maschere cadono e ci mostriamo per ciò che siamo, senza trucco né inganno.
  • Continuare a crogiolarci nella menzogna: per una ragione o per l’altra non riusciamo ad andare oltre la bugia, ci aggrappiamo a quella falsa sicurezza che finora ci ha regalato e la difendiamo a spada trattata, con la sensazione che, se dovessimo rimetterci in questione, la terra ci mancherà sotto ai piedi. Preferiamo continuare a mentire a noi stessi piuttosto che guardare la realtà in faccia.

Quindi la domanda è: le bugie possono durare per sempre? Purtroppo sì: quando le raccontiamo a noi stessi.

Proviamo ad ingannare le nostre paure

allontanarsi

Le bugie e le paure vanno a braccetto: ci ripetiamo bugie nello stesso modo in cui aggiungiamo veli davanti alle nostre paure per evitare di guardarle in faccia, ma la situazione può sfuggirci di mano e renderci ancora più infelici.

“Diciamo bugie quando abbiamo paura… paura di ciò che non conosciamo, paura di ciò che gli altri penseranno, paura di quello che potrebbero scoprire di noi. Ma ogni volta che diciamo una bugia, la cosa che temiamo diventa più forte.”
(Tad Williams)

Se le bugie raccontate agli altri possono, in qualche modo (e sporadicamente), aiutarci a sopravvivere in questa società ultra-competitiva, le bugie che raccontiamo a noi stessi non fanno altro che impedirci di evolvere, facendo vivere nell’ombra tutte quelle parti di noi che avrebbero bisogno di venire alla luce per essere riconosciute, capite e guarite.

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it