Il mestiere del “genitore” è veramente il più difficile del mondo, perchè nessuno te lo può insegnare, nessuno ha tutte le risposte che cerchi. I bambini non nascono con il libretto di istruzioni e tutti siamo “pezzi unici”, perciò anche applicare con un figlio ciò che abbiamo provato con il precedente spesso non funziona.

Milioni di libri spiegano come comportarsi, cosa fare o non fare in caso di, quasi come i manuali di sopravvivenza se ti trovassi su un’isola deserta o in mezzo ad un bosco di notte a tremila km da casa con soltanto una torcia e un bastone. Tutti sappiamo che dei tanti libri letti pre e post gravidanza ci è rimasto ben poco se non era ciò che risuonava dentro di noi. Quando le mie bambine erano più piccole mi sentivo spesso ripetere le cose più disparate: da “ma la lasci fare le scale da sola così piccola? “(18 mesi con me davanti ma senza mano) a “devi essere più dura altrimenti poi da grande ti mangia in testa!” (riferito ad episodi diversi in cui magari non “obbedivano”).

Non ho mai creduto nella durezza, ma nella fermezza. Essere duri ed essere fermi sono due cose molto diverse. Essere duri implica una freddezza e anche un senso di giudizio verso chi ha osato sfidarci che la fermezza non comprende. Essere fermi significa essere un porto sicuro, una fonte di sicurezza per i dubbi e le paure del bambino.

Maria Montessori sosteneva la libertà di scelta del bambino, che condivido pienamente, ma la libera scelta del bambino non equivale alla non scelta dei genitori, al crescere un bambino lasciandolo a se stesso. Significa scegliere di ascoltare ciò che ci comunica con il suo essere e il suo fare ed essere con lui nell’affrontare le esperienze di vita che arriveranno. Ci sono cose che sono i genitori a dover scegliere per il bambino. Questo non perchè lui sia stupido, ma semplicemente perchè non ha ancora la mente cosciente formata.

Quando dobbiamo prendere una decisione importante per la nostra vita cosa facciamo? In genere si parte da quali sono le due o tre possibilità, si fa una valutazione dei rischi con i pro e i contro, si fanno emergere le possibili conseguenze, si ragiona ancora e poi si prende una decisione. Tutto questo lo fa una mente “COSCIENTE”. I bambini hanno una mente inconscia fino ai 6 anni d’età circa, la grande mente assorbente, compagna di grandi conquiste ed esplorazioni che è puro istinto. Non si può dunque lasciare che un bambino prenda decisioni importanti per la sua vita (che scuola frequentare, se andare o no, che cibo mangiare ogni giorno, a che ora andare a  dormire ecc), perchè deciderebbe senza una valutazione accurata dei rischi, delle conseguenze.

Decidere è molto difficile. La capacità di scelta la si acquisisce nel tempo e sulla base delle esperienze fatte. Se un bambino non ha ancora fatto una determinata esperienza, così come un adulto, e si trova a dover scegliere,può reagire in due modi: o si butta o ha paura. In entrambi i casi, non ha un paracadute di sicurezza. Se invece l’adulto sceglie per lui, lo rassicura in caso di paura o lo bilancia in caso di troppo slancio, gli offre quel paracadute necessario alla sua sicurezza.

Il messaggio che gli trasmette è : sono qui con te.   

Il bambino allora può sperimentare con fiducia, perchè l’adulto, che ama tanto e in cui ripone tanta fiducia, ha scelto per lui ed è lì per sostenerlo.

Quando si ha paura (e le cose sconosciute fanno paura) si ha bisogno di qualcuno pronto ad accogliere quella paura e a trasformarla,perchè se io ho paura e la persona che mi sta accanto si sente influenzata dal mio stato d’animo e mi porta via dalla situazione, è come se mi dicesse: “hai ragione ad aver paura! Scappiamo!” oppure, ancora peggio, “Questa situazione ti fa paura, non la puoi affrontare perchè non ci riesci,andiamo via“. Questo farà passare il messaggio: “non sei in grado di affrontare le situazioni, sei debole, senza di me non ce la fai”= autostima azzerata.

Se invece di fianco a me ho una persona sicura e fiduciosa, accoglierà la mia paura dicendomi: “Hai paura? Capisco sai?

Succede anche a me nelle situazioni nuove, ma possiamo affrontarla insieme”.

Cibo

Anche rispetto al cibo ci sono tantissimi dibattiti anche tra esperti nel campo, perchè c’è chi dice che i bambini debbano poter scegliere, chi dice che debbano mangiare di tutto anche forzatamente, chi dà prima il secondo e poi il primo, chi mette tutto in tavola dall’antipasto al dolce, chi domanda al bambino cosa vuole mangiare prima di cucinare e chi li lascia senza cena come conseguenza ad un comportamento che ritengono sbagliato. Anche qui… che gran confusione! Eh sì, perchè come si diceva prima, questo mestiere nessuno lo sa fare davvero!

E allora vi invito a riflettere su due punti:

  1. Usare  il cibo come ricompensa o come minaccia.

Frase  1: “Se finisci tutta la pappa ti do’ il dolce”

Frase  2:“Se non mangi i piselli non puoi alzarti da tavola”

Frase  3:“Se non obbedisci vai a letto senza cena!” 

Messaggio implicito:

Frase 1: Se ubbidisci ti do un premio: addestramento. 

Il bambino imparerà che per ottenere qualche cosa deve fare quello che gli altri desiderano da lui. Andando ancora più in profondità verrà “Io valgo solo se prendo il premio”= “La mamma( o il papà )mi vuole bene solo se io prendo il premio”, nonchè, più avanti,potrebbe trarne disturbi alimentari come la bulimia. Il cibo come premio porterà sempre un danno più o meno grave.

Frase 2: Devi piegarti e ubbidire perchè io sono il più forte. 

Il bambino si domanderà cosa succederà se continua il suo rifiuto. Questo pensiero gli trasmetterà ansia e paura per la sua sorte nonchè rifiuto totale del cibo usato per questa forzatura psichica. Più avanti potrà arrivare a dirsi: “La mamma (o il papà, il nonno, la nonna, ecc) non mi vuole bene, perchè mi obbliga a mangiare una cosa che non mi piace” e “Devo ubbidire perchè loro sono più forti di me “. Da più grande il bambino potrà arrivare ad atti di autolesionismo per punirsi da solo per non aver ubbidito.

Frase 3: Non mi interessa se mangi o no, mi interessa che tu mi obbedisca.

Il bambino imparerà che il cibo è una questione secondaria, che si può farne a meno. Imparerà che l’obbedienza è un modo per ottenere la soddisfazione di un bisogno primario, fisiologico. Potrebbe arrivare a disturbi alimentari come l’anoressia, ritenendo il cibo un di più non necessario.

2. Decidere noi le quantità. 

L’essere umano deve cibarsi per sopravvivere.Questo è un dato di fatto inconfutabile. Posto però che non ci siano problemi fisici per cui il medico ci prescriva una data quantità di cibo, perchè dovremmo imporre noi quante carote deve mangiare o quanta pasta ecc?  L’autoregolazione non è un fenomeno così raro quando si tratta di cibo, soprattutto nei bambini. Ci possono essere delle volte in cui uno non si riesce a trattenere e si “abbuffa”, ma sono molte di più le volte in cui non si desidera mangiare oltre ma qualcuno ci chiede di finire il nostro piatto.Piatto che hanno preparato altri tra l’altro. Non sarebbe più opportuno mettere in tavola il cibo e lasciare che il bambino si serva da solo le quantità che desidera? Chiaramente mi riferisco a bambini di 3/4 anni. Per i bimbi più piccoli prepareremo noi, ma non credo ci siano frasi come quelle precedenti di cui preoccuparci, perciò semplicemente, se non ne vuole più, ci limiteremo a smaltire il cibo in eccesso.

Il cibo  ha un’influenza fortissima sulla nostra mente. E’ per noi fondamentale per il nutrimento fisico ed è importante passare messaggi positivi su di esso, alimentare la gioia di cibarsi e di mangiare bene. Curiamo un piccolo orto se possiamo o anche verdure in vaso se non abbiamo grandi possibilità; facciamo vedere ai bambini quali sono i frutti della terra nelle varie stagioni e cibiamoci di quelli in larga scala. Facciamoci aiutare nel preparare il cibo che andremo a consumare: diventerà nutrimento psichico oltre che fisico. 

Le parole sono importanti. I messaggi che racchiudono dietro le sfumature di tono e colore sono spesso inconsci, ma taglienti come lame.

Il pensiero di rassicurare un bambino togliendolo dalla situazione che lo spaventa è lodevole, protettivo, ma non lo aiuta. Lo rende ancora più insicuro, più sfiduciato, più intimorito. Gli darà la forma mentis della “fuga” ogni qualvolta ci sia una situazione nuova, un timore, una paura da affrontare.

Sii vento che spinge e sostiene la vela in mezzo al mare calmo e  ancora nei momenti di burrasca. 

Educatrice Manuela Griso