Tutti hanno mangiato almeno una volta nella vita un cappero, c’è chi li ama e chi li odia, ma forse non tutti sanno che il cappero in realtà non è altro che il bocciolo di un fiore.

Quindi se non venisse raccolto il cappero sboccerebbe e lo farebbe esplodendo in una corolla bianca costellata di stami color lillà!

cappero

Chi non è pratico di Pantelleria, dove il cappero migliore nasce, difficilmente saprebbe riconoscere la pianta da questo spettacolare fiore, infatti sulle nostre tavole arriva una specie di pallino verde che si apre quando lo si schiaccia, e ammettiamolo, visto così nessuno direbbe cosa nasconde!

cappero

La pianta del cappero nasce e cresce sulle scogliere, tra le crepe delle rocce, tra i muretti abbandonati in luoghi quasi selvaggi, predilige un terreno calcareo/vulcanico come quello che si trova proprio a Pantelleria, le sue radici sfidano la natura alla ricerca dell’umidità necessaria alla sua crescita che avviene in luoghi caldi e ventilati. Il suo nome scientifico è Capparis Spinosa, in inverno si riposa mentre in primavera riprende la sua attività vegetativa, fiorendo nei mesi di maggio e giugno fino in estate inoltrata se l’umidità è sufficiente, di solito in tarda estate si ha una nuova fioritura che va scemando al sopraggiungere dell’autunno.

raccolta dei capperi

La storia del cappero risale a migliaia di anni fa, infatti già greci, romani, arabi e in generale tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo apprezzavano il suo sapore e le sue qualità afrodisiache, come specificato dal cameriere segreto del Papa Leone X, Domenico Romoli, detto Panunto, nel suo trattato culinario La singolar Dottrina del 1560; perfino Plinio ne parla nella sua Naturalis Historia e medici come Dioscoride e Galeno ne esaltano le proprietà curative, diuretiche e antidolorifiche.

In Sicilia è molto diffuso il suo uso tanto che è stato inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (PAT) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano, inoltre il Cappero di Pantelleria ha ottenuto l’Indicazione geografica protetta (IGP); la varietà coltivata a Pantelleria è la Inermis, cultivar Nocellara.

L’umanista e medico senese Pietro Andrea Mattioli, già nel XVI secolo parla del cappero nell’opera “I discorsi ne i sei libri della materia medicinale di Pedaio Dioscoride”:

“Il capparo è una pianta spinosa, strata per terra in ritonda figura. Sono le sue spine ritorte, a modo d’hamo, come quelle de i rovi. Produce le frondi tόde, simili a quelle de i pomi cotogni. Il suo frutto è simile alle olive, il quale aprendosi produce un fiore bianco, dopo alquale vi rimane un certo che, come una ghianda lunga, il quale dimostra nell’aprirsi le granella, simili a quelle del melagrano, picciole e rosse. Ha molte grandi, e legnose radici. Nasce in sottil terra, in luoghi aspri, nell’isole, e nelle rovine de gli edifici. Condiscesi il suo frutto, e‘l fusto nel sale per uso de cibi”.

Come dicevo prima questa pianta ha la particolarità di avere dei fiori molto belli, appariscenti e profumati, con stami lunghi violacei che possono sembrare quasi dei piumini, quando la pianta fiorisce da vita a dei frutti chiamati cucunci detti anche “cetrioli dei capperi“, che se raccolti al momento giusto, cioè quando i semi al suo interno non sono ancora del tutto sviluppati, sono buoni quasi quanto i capperi stessi.

I coltivatori di piante di capperi di Pantelleria si narra siano soliti a sparpagliare i semi della pianta attraverso una cerbottana, nelle crepe dei muretti o sopra i tetti esposti al sole e di curare il terreno come si fa con le viti.

I capperi una volta raccolti vanno fatti maturare qualche giorno e poi sistemati in salamoia mentre i cucunci possono essere anche conservati sott’aceto.

Dal punto di vista culinario i capperi non sono solamente buoni ma contengono vitamine e minerali come il sodio, il potassio, il fosforo e il magnesio, sono ricchi di fibre e hanno pochissime calorie, solamente 23 per 100 grammi e non contengono colesterolo ma contengono dei flavonoidi quali la quercetina e la rutina che sono antiossidanti dall’azione antibatterica, anticancerogena ed antinfiammatoria.

Prima di consumare queste specialità vanno lavate e dissalate, dopodiché si possono aggiungere alla ricetta che si preferisce, che sia pasta, insalata carne o pesce ma anche pizza o formaggio… e su ogni piatto aleggerà inconfondibile il profumo ed il sapore del mediterraneo.

Ricetta veloce con i capperi

Dissalate un cucchiaio di capperi, bollite e pelate 4 patate medie, tagliatele a fettine sottili e aggiungete una cipolla rossa (meglio se di Tropea) tritata, un pugno di pomodorini pachino tagliati a spicchi, del basilico tritato, delle olive nere… in aggiunta potete mettere della feta a quadretti o dello sgombro sott’olio (ma a noi non ci piace mangiare animali…), condite con olio e origano (niente sale che i capperi danno già la giusta sapidità) e se gradite un pizzico di pepe. Ecco pronta un’insalata saporita e fresca!

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com