Il silenzio, temuto e al contempo bramato dagli adulti, è davvero così difficile da ottenere da un bambino?

Il silenzio viene inteso come assenza di rumore.Questo può destabilizzare un adulto, che si ritrova improvvisamente solo con se’ stesso e si sente perduto, quanto un bambino, che può averne timore per paura di essere rimasto solo.

Il papà di una bimba una volta mi raccontò che la bambina, una gran chiacchierona, gli confidò: “Sai papà, a me non piace non sentire la mia voce… e quindi parlo” Virginia, quasi 4 anni. Io la trovo deliziosamente rivelatrice questa affermazione. Di una coerenza, una logica e una semplicità disarmanti. Rivela un sentimento profondissimo con una capacità strabiliante di far apparire il tutto assolutamente facile.

Ma se vedessimo il silenzio come un amico che ci permette di ascoltare non solo gli altri ma soprattutto noi stessi, fin da bambini, capiremmo quanto il corpo parla e quanto prezioso sarebbe il nostro ascolto nei suoi confronti.

Il restare qui ed ora, concentrati e centrati su di noi ci permetterebbe di assumere quella consapevolezza che andremo poi a ricercare per tutta la vita.

Il bambino è il più grande maestro che possiamo incontrare anche rispetto a questo. Più è piccolo più sente se’ stesso e pensa al solo momento presente. E’ la mente condizionata dall’esterno che poi ci porta a proiettarci sempre al di là o al di qua del momento presente.

Spesso può capitare di avere bambini che parlano moltissimo e adulti che li zittiscono impazienti, perché disturbano la loro attività. Può anche capitare però di avere bambini silenziosi e adulti che soffrono quel silenzio, perché stanno nella errata convinzione dell’equazione silenzio= disagio.

Tra adulti tendiamo sempre ad evitare momenti di silenzio perché sentiamo subito la sensazione dell’inadeguatezza salire. Allo stesso modo ci sentiamo in dovere di tenere una conversazione sempre viva anche con il bambino.

Se il bambino è silenzioso, ci sta già mostrando che è quello ciò che desidera, altrimenti parlerebbe. Non dimentichiamoci la spontaneità che li contraddistingue!

Maria Montessori ne “Il segreto dell’infanzia” riporta l’episodio che scaturì in lei l’intuizione della necessità del silenzio e quindi di istituire l’esercizio del silenzio.

In questo libro narra di quando entrando in una Casa dei Bambini incontrò una mamma con una piccina avvolta nelle fasciature tipiche dell’epoca che dormiva beata. Prese la bimba fra le braccia ed entrò dai bambini.

“Ella non fa nessun rumore- dissi e per scherzare soggiunsi- nessuno di voi saprebbe fare altrettanto”. Vidi con stupore una tensione intensa dei bambini che mi guardavano. Sembrava che pendessero dalle mie labbra e sentissero profondamente ciò che dicevo. “Ma il suo respiro – continuai – com’è delicato! Nessuno potrebbe respirare come lei senza far rumore”. I bambini, sorpresi e immobili, trattenevano il respiro. In quel momento si sentì un silenzio impressionante: cominciò a diventare sensibile il tic tac dell’orologio che generalmente non si sentiva. Sembrava che la bambina avesse portato dentro un’atmosfera di silenzio che non esiste mai nella vita ordinaria. Nessuno faceva il più impercettibile movimento. Di lì venne il desiderio di risentire quel silenzio e perciò di produrlo. I bambini vi si prestavano tutti: non si potrebbe dire con entusiasmo, perché l’entusiasmo ha in sé qualche cosa di impulsivo, che si manifesta dal di fuori. Quella invece era la manifestazione di una corrispondenza che veniva da un desiderio profondo. Concordemente i bambini si mettevano immobili, controllando persino il respiro, e rimanevano così, con l’aspetto sereno e intento di chi fa meditazione.”

“E’ come se mettessimo all’orecchio una sorta di lente del silenzio che ci rende facile scoprire cose alle quali non avremmo prestato alcuna attenzione.”

“Non certo quindi una lezione per tenere i bambini tranquilli, ma una vera e propria iniziazione alla spiritualità, da proporre ai bambini solo a un certo punto del percorso, quando sono stati soddisfatti i bisogni del corpo e della mente, quando si è conquistata la completa padronanza e il controllo del movimento attraverso la concentrazione. Giacchèé esiste una scala nei bisogni che deve essere rispettata: il corpo, la mente, l’anima e Dio.
Come prima cosa occorre insegnare al bambino- come ci ricorda Osho- l’estasi del corpo. Aiutarlo ad arrampicarsi su un albero, a correre, a nuotare, a danzare … Occorre rinsaldare le radici, far sì che affondino profondamente nella terra. Poi si potrà aiutarlo ad andare oltre. Si potrà fargli conoscere le gioie della mente, l’arte, la poesia, la pittura, la musica, le grandi gioie del mondo. Quando questi bisogni sono appagati sorge un terzo bisogno: il bisogno dell’anima. Ed ecco allora l’importanza della concentrazione e del silenzio.” Elena Balsamo Libertà e amore

Da quanto ci dice Maria Montessori e la riflessione di Elena Balsamo si comprende quanto sia preziosa l’arte del silenzio. Quanto sia energeticamente necessaria per ricaricarci, per entrare in noi stessi, porci domande, dissipare dubbi, SENTIRCI. Sentire le sensazioni del corpo in ogni sua singola parte, dalla testa agli occhi, al naso, alle orecchie, le braccia, le mani, la schiena, i fianchi, le gambe, i piedi… respirare profondamente e rimanere in noi stessi e nella sensazione di BEN-ESSERE che ci sta invadendo.

Noi adulti fatichiamo moltissimo a rimanere nel qui e ora. Divaghiamo, facciamo progetti, programmiamo e intanto la vita scorre e non fermiamo nessun momento, perché ci perdiamo nella mente dimenticandoci di quello che prova il corpo. Come ci ricorda la Montessori, corpo e mente devono svilupparsi insieme per non risultare spezzati.

Praticare fin da bambini l’esercizio del silenzio permette di prestare attenzione a quei piccoli, minuscoli particolari che faranno la differenza tra una vita vissuta bene e una sopravvivenza. Ascoltare se stessi per stare bene e poter essere aperti all’ascolto reale dell’altro è una radice che se sviluppata rende un albero forte e rigoglioso. 

Permettiamo al bambino di provare il silenzio, di desiderarlo, di sperimentarlo e di ricercarlo, di sedersi in meditazione al fine di compiere la sua opera: la costruzione dell’uomo e della donna di domani. 

 Educatrice Manuela Griso