Il cuculo è un uccello della famiglia Cuculidae, il cui nome deriva dal suo caratteristico verso, “cu-cu”. Apparentemente simile ad altri esemplari della sua specie, con un piumaggio azzurrognolo sulla parte superiore o nelle femmine rossiccio, e più chiaro con strisce trasversali scure sulla parte inferiore, si distingue per la curiosa caratteristica del cosiddetto parassitismo.

Il cuculo non fa il nido ma occupa quello altrui. La femmina depone un uovo nelle covate dei passeracei, gettando via un uovo per farsi spazio. A sua volta il cuculo neonato elimina le uova dei fratellastri, in modo da disfarsi di qualunque concorrente. 

A proposito del suo rapporto con gli altri uccelli, essendo un parassita, viene spesso attaccato. L’espressione “cuc” in friulano era utilizzata in senso dispregiativo e sebbene oggi sia caduta in disuso, capita ancora di sentirla pronunciare da chi parla il dialetto. Cuc è infatti divenuto sinonimo di persona stolta, anche se originariamente si riferiva all’uomo che andando a vivere nella casa dei suoceri o della moglie, era considerato incapace, pigro, un parassita come l’omonimo uccello.

Leggende e curiosità sul cuculo

Il cuculo, sempre in Friuli, è protagonista di numerose leggende: un tempo si riteneva che interpretando il suo canto si potessero trarre auspici sul futuro e le ragazze erano solite interpellarlo per sapere in quanti mesi o anni si sarebbero sposate, mentre gli anziani potevano capire ascoltandolo quanti anni avevano ancora da vivere. Tuttavia, trattandosi di un uccello infido e bugiardo, i suoi auspici non venivano sempre presi sul serio, considerati a volte vere e proprie burle.

Anche in Nord Europa il cuculo è protagonista di diverse leggende e tradizioni. In diversi paesi, per esempio, il 21 aprile è il suo giorno, e il suo mese quello compreso dalla metà di aprile alla metà di maggio. A seconda che lo si sentisse cantare da est o da ovest, si riteneva rispettivamente che fosse di buon auspicio o di cattivo auspicio. E durante il matrimonio il suo canto portava fortuna.

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In alcune aree dell’Inghilterra il primo canto del cuculo veniva interpretato come l’inizio della primavera, per cui appena lo si udiva si smetteva di lavorare per festeggiare l’arrivo della bella stagione. Secondo alcune tradizioni il cuculo era un uccello immortale, tant’è che si è soliti dire “vecchi come un cucco”. Mentre per altri era un uccello porta-sfortuna.

In Giappone è considerato messaggero della notte e si ritiene che accompagni la fuga delle ombre dal mondo dei vivi al mattino. Per alcuni popoli della Siberia una coppia di cuculi simboleggia il sole e la luna ma l’uccello è anche assistente speciale dello sciamano nel risuscitare i morti.

Orologi a cucù: la loro patria tra simbologie arcane

Dato che è stato spesso associato allo scorrere del tempo, gli orologiai tedeschi decisero di trasformarlo in un orologio, il famoso cucù.

Quest’arte ebbe inizio intorno al 1667 quando vennero prodotti i primi orologi artigianali, di cui è patria indiscussa la cittadina di Triberg nella Foresta Nera, che custodisce il più grande cucù al mondo.

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Alto 15 metri, ha un tetto spiovente in legno chiaro, un cuculo lungo 4 metri e mezzo di 150 chili, realizzato dai maestri orologiai Ewald e Ralf Eble. Proseguendo il tour verso Schonach ecco un altro orologio a cucù gigantesco, che è piuttosto una casa somigliante a un cucù, ma senza pesi. L’interno è visitabile e cela il meccanismo e gli ingranaggi di questi magnifici orologi.

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A Furtwangen è possibile ammirare il Museo Tedesco dell’Orologeria, che include oltre a moltissimi orologi anche numerosi cucù. Esiste anche una strada detta degli orologi, che va da Villingen a Schwenningen, nella prima si ammirano esemplari meravigliosi, nella seconda si scoprono curiosità sui meccanismi e la produzione.

L’origine degli orologi a cucù

La loro origine è antica, risalente alla metà del XVII secolo, anche se diverse fonti ritengono che il primo cucù per come lo conosciamo oggi sia stato realizzato nel 1738 da Franz Kettener, che inserì il sistema del cuculo negli orologi artigianali della Foresta Nera.

Non fu semplice perché il settaggio del meccanismo risultava complicato così come la riproduzione del verso del cuculo. Ma Kettener riuscì nell’impresa e ad oggi, il sistema che riproduce il suono è rimasto praticamente lo stesso. Merito di due piccoli flauti che emanano il verso quando viene soffiata al loro interno dell’aria. Il successo fu clamoroso e il cucù iniziò a essere imitato e rivisitato da molti maestri orologiai.

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Esistono anche pezzi di particolare pregio dotati di organi musicali, meccanismi animati molto scenografici, suonerie articolate, abbelliti da animali intagliati come uccelli e cervi, e scenari bucolici. Insomma, il cucù è diventato nel corso del tempo un vero e proprio oggetto di culto, e anche di design, tant’è che oggi diversi brand contemporanei lo ripropongono in versione moderna e minimalista. E che dire del suo fascino misterioso, di quell’aura magica che emana, quasi provenisse da una realtà altra, affascinante ma inafferrabile.

Laura De Rosa

mirabilinto.com