Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno aggiunto i dettagli posteriori. La mia vita intera è consistita nell’elaborazione di quanto era scaturito dall’inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe bastata per dare forma a quella materia prima. Tutta la mia opera successiva non è stata altro che classificazione estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita. Ma l’inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora.” Jung, Il Libro Rosso

Vi è mai capitato di avere delle visioni apparentemente, o forse davvero, sconnesse dalla realtà quotidiana? Vi è mai capitato di immaginare cose assurde, scollegate, improbabili, come provenienti da un’altra dimensione, indipendenti dalla vostra volontà? Ebbene, Jung di cose simili ne vedeva parecchie e per un certo periodo della vita decise di prestare loro tutta la sua attenzione, raccogliendole nel famoso Libro Rosso, pubblicato solo in seguito al suo decesso. Anche detto “Liber Novus”, venne esposto per la prima volta nel 2009 a New York, dopo 23 anni trascorsi in un caveau svizzero per volere degli eredi. Ma cos’è il Libro Rosso? Difficile definirlo, volendoci provare potremmo dirlo un’autoanalisi, un esercizio spirituale, un’elaborazione di fantasie personali, una raccolta di immagini provenienti dall’interiorità di Jung o da chissà dove.

Libro Rosso: alle origini

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Scritto nel periodo compreso tra il 1913 e il 1930, rilegato in pelle rossa, trascritto in caratteri gotici, il Libro Rosso contiene innumerevoli fregi, disegni e dipinti realizzati da Jung in persona, frutto delle visioni e delle voci che popolavano la sua testa, qui appuntate una per una. Jung lo definì un presagio numinoso, un’opera vitale di 205 pagine, oggi disponibile per chiunque abbia il coraggio di accedere al suo straordinario mondo.

Un libro segreto in grado di penetrare un universo altro, tutt’oggi in parte incomprensibile, nonostante gli innumerevoli tentativi di interpretazione. Perché come diceva Jung, il mistero è importante e non tutto va o può essere sempre spiegato:

E’ importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili. Solo allora la vita è completa.

Curioso che l’idea del Libro Rosso gli fosse sorta in seguito a una vera e propria premonizione: durante un viaggio in treno visualizzò un’alluvione che inondava l’intera Europa, simbolo di quella che sarebbe stata la Prima Guerra Mondiale. Perché anche il Libro Rosso è una discesa agli Inferi, in cui orientarsi non è affatto semplice. Lo psicoanalista si servì per riuscirci della cosiddetta immaginazione attiva, pilastro della sua psicoterapia.

Grazie ad essa le immagini dell’inconscio prendono forma tangibile focalizzando l’attenzione sulle emozioni e sui cosiddetti mostri inconsci portati a uno stato di coscienza, ma lasciati liberi di svilupparsi senza costrizioni. In parole semplici l’immaginazione attiva gli consentiva di tradurre le emozioni in immagini cogliendo le fantasie che popolavano la sua mente, riportate prima nei Libri neri, poi rielaborate con l’aggiunta di riflessioni e trascritte in scrittura calligrafica, corredate da illustrazioni, nel Liber Novus.

Il Libro Rosso - Liber Novus

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Perché Jung scrisse il Libro Rosso

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Lo scopo? Probabilmente compiere il suo mito personale facendo manifestare la Vita entro la vita. Conoscersi, individuarsi, a proprio beneficio e di quello dei pazienti.

Obiettivo non facile e lo si capisce subito immergendosi tra le pagine del Libro Rosso, così denso, complesso, stratificato sia nella cronologia, che nella struttura e nello stile, volutamente ambiguo, evocativo, letterario, esattamente come la natura della psiche. Non mancano tuttavia parti descritte in modo più analitico dove si riconoscono le principali idee della psicologia analitica junghiana, così come i riferimenti ad altre opere, il Faust di Goethe o la Divina Commedia di Dante, e culture, come quella hindu e buddhista, per non parlare dei riferimenti mitici e religiosi di varia matrice.

Trattandosi di un testo così ricco e interessante, nel corso del tempo non sono mancati i tentativi da parte di vari studiosi di interpretarlo, commentarlo, a volte circoscriverlo. C’è chi afferma che attraverso il Libro Rosso Jung abbia cercato di redimere il proprio Sè per riappropriarsene e ottenere l’assoluzione divina. E c’è chi riconosce in questa immersione nel sogno, nel mito e nello spirito religioso, lo studio dei meccanismi universali dell’animo umano, partendo dall’autoanalisi.

Attraverso l’uso e la riflessione sulle immagini inconsce, Jung cercava infatti di accedere alle parti più oscure e misteriose e irrazionali dell’Io, per uscirne rafforzato pur sempre consapevole del rischio in corso. Perché viaggiare in territori inesplorati comporta sempre dei pericoli ma anche molte sorprese e tesori.

A chi è consigliato

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Il Libro Rosso è un testo che rapisce a 360 gradi se si è disposti a lasciarsi andare evitando l’inutile tentazione di voler capire tutto. Chi apprezza il mistero, chi ama curiosare nell’invisibile, chi osa spingersi in territori inesplorati, lo apprezzerà senz’altro, persino nel caso in cui non ne comprendesse una sola parola. Consigliato quindi non solo agli esperti del settore, ma anche ai “profani” più curiosi e temerari.

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Laura De Rosa

mirabilinto.com