I bambini imparano quello che vivono.

Una frase, una poesia, il titolo di un libro, un mantra da ripetersi ogni giorno. L’autrice è Dorothy Law Notle, consulente familiare e direttrice pedagogica di una scuola dell’infanzia.
La prima pubblicazione della poesia risale al 1954 su una rubrica settimanale per famiglie in California. Divenne poi un classico conosciuto in tutto il mondo. Nel 2013 arriva il libro scritto a quattro mani con Rachel Harris, psicoterapeuta specializzata in terapia della famiglia.
Un testo semplice, con parole che arrivano a tutti e che hanno nella loro semplicità la capacità di emozionare e di far carpire l’importanza delle stesse.

Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare.
Se i bambini vivono con l’ostilità, imparano a combattere.
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi.
Se i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi .
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi .
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia.
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli.
Se i bambini vivono con l’incoraggiamento, imparano ad essere sicuri di sè.
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano ad essere pazienti.
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare.
Se i bambini vivono con l’accettazione, imparano ad amare.
Se i bambini vivono con l’approvazione, imparano a piacersi.
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere un obiettivo.
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi .
Se i bambini vivono con l’onestà, imparano a essere sinceri.
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos’è la giustizia.
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto.
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se stessi e nel prossimo.
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo è un bel posto in cui vivere.

Nel libro ogni frase della poesia viene analizzata, spiegata, sviluppata e sviscerata. L’autrice con esempi concreti guida il genitore/lettore nella consapevolezza di quella frase, nell’immedesimazione nella situazione, dando consigli tangibili.
Ma vediamo nel dettaglio alcune frasi…

Se i bambini vivono con le critiche imparano a condannare.

Le parole, questa grande capacità che ci rende unici ma allo stesso tempo ci può creare un sacco di problemi, la nostra vittoria e la nostra croce. I bambini assorbono l’ambiente fisico ma soprattutto l’ambiente psichico. Parole che a noi possono suonare come un incoraggiamento, alle orecchie di un bambino possono arrivare come critiche pesanti.
Un esempio?
Un bambino che sta versando l’acqua nel suo bicchiere e improvvisamente lo rovescia. L’adulto presente può dire: “Ma cosa stai facendo? Sei proprio un pasticcione!”
Queste parole minano l’autostima del bambino e ripetute in diversi episodi creano in lui un senso di inadeguatezza. Si sente incapace e ricevendo questo, a sua volta sarà portato a criticare un altro quando sbaglia.

Dorothy ci ricorda come anche la lamentela continua sia una forma sottile di critica. Una sorta di aspettativa sempre negativa nei confronti dei nostri bambini e della vita che punta l’attenzione sulle difficoltà, sulle insoddisfazioni invece che sulle possibili soluzioni.
Questo atteggiamento di insoddisfazione continua provoca in noi una frustrazione molto forte che viene trasmessa ai nostri bambini. Il problema viene sempre portato all’esterno, dove non mi è possibile agire. Una sorta di vittimismo che ci autorizza a non agire. Se desideriamo invece che i nostri bambini diventino adulti resilienti, con spirito d’iniziativa, ricchi di risorse e capacità di osservazione e di problem solving, dobbiamo lamentarci di meno, criticare poco e pensare che quello che di sbagliato vediamo intorno a noi dipende tanto dal nostro modo di guardarlo. Che le soluzioni ci sono, basta guardare con i giusti occhi.

Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli.

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Usare la vergogna per controllare i comportamenti dei nostri bambini insegna loro solo a disprezzarsi.
Succede che i bambini nell’atto della ricerca dell’autonomia compiano qualche errore. La loro intenzione però è sempre quella di rimediare. Anche quando non lo fanno nel migliore dei modi, apprezzare lo sforzo, riconoscere la loro capacità di valutazione e di assumersi le loro responsabilità è senz’altro il modo giusto per aiutare i bambini ad accettare che si può sbagliare ma che si può anche porre rimedio. Ne deriverà il rispetto per se stessi e per gli altri invece del senso di colpa e della vergogna.

Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti.

Spesso ci lamentiamo che i nostri bambini sono impazienti. Commentiamo con le amiche la nostra insofferenza davanti ad episodi in cui i bambini palesano la loro impazienza iniziando a lamentarsi. Un classico esempio è il viaggio in macchina. La nostra aspettativa è, in genere, abbastanza utopistica. Vorremmo che il nostro bambino stesse buono e sorridente per tutta la durata del viaggio, mentre magari noi esprimiamo dissenso per la velocità del conducente della macchina davanti alla nostra. Stiamo dando un doppio e contrario messaggio ai nostri bambini. Da un lato vorremmo che fossero pazienti e dall’altra mostriamo la nostra intolleranza.
Ciò che facciamo respirare ai nostri bambini è il lato della medaglia che loro ci mostreranno nel momento in cui ci aspettiamo da loro che non facciano come noi. Senza però rendercene conto.
Interroghiamoci dunque su ciò che mostriamo loro. Siamo tolleranti e pazienti nelle situazioni difficili che la vita ci presenta. Questo permetterà ai nostri bambini di comprendere l’importanza dell’attesa.

Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare.

Ci dicono spessissimo di non lodare i bambini, di non dire loro “bravi”, per evitare che facciano solo ciò che gli altri si aspettano da loro o per avere un complimento in cambio.
Due riflessioni vengono spontanee:

  1. Un bambino a cui non viene mai detto che è stato “bravo”, avrà chiaro il suo valore?
    Alcuni sostengono che bisogna lodare l’azione o l’abilità. Un bambino che si arrampica senza cadere a 18 mesi sulla scala di uno scivolo non si aspetta che un genitore gli dica “Bravo!”. Un bambino di 3 che fa un disegno attende un “Bravo”, quasi sempre. Perché?
    Il bambino di 18 mesi agisce sotto un impulso, un desiderio di superare una difficoltà. Un bambino di 3 anni disegna per piacere personale, ma desidera anche far piacere all’adulto. Un adulto che dice: che bei colori che hai usato!” o  “ come è preciso questo disegno”, sicuramente incoraggia il bambino e rafforza la sua autostima, ma siete convinti che un “Bravo! Ma che bello! “ crei in lui una dipendenza così forte dal giudizio dell’adulto? La vedete una frase giudicante ?
  2.  La lode che intende Dorothy nella sua poesia viene spiegata nel libro. Essa viene offerta quando il bambino presenta dei valori, dei comportamenti che ci si aspetta da loro. Essenzialmente comportamenti sociali come la gentilezza, la premurosità, la generosità, l’ospitalità ecc…
    In uno degli esempi presenti c’è Ryan, un bambino di dodici anni che in un gruppo di amici coetanei coinvolge nel gioco la sorella di cinque. La madre sottolinea il suo comportamento con un : “ Sei davvero carino a far giocare tua sorella”.
    Con questo semplice commento la mamma fa capire a Ryan che deve essere contento di sè, della sua gentilezza, della sua bontà. Che è un ragazzo di valore.

Passare ai nostri bambini il messaggio che loro valgono, che hanno un posto nel mondo, li aiuta a credere in se stessi e a notare anche i comportamenti degli altri, apprezzandoli a loro volta quando rispondono a valori da lui riconosciuti.

La visione Montessori viene rispecchiata in diversi tratti di questo libro, che punta a conservare una relazione genitore/figlio volta al rispetto e alla fiducia nel bambino.
L’attenzione alle parole e ai gesti che da sempre la Montessori chiede ai genitori gioca un ruolo fondamentale anche per l’autrice.
Durante la lettura spesso vi troverete in sintonia con gli esempi proposti e potrete leggere una chiave diversa magari da quella da voi vissuta e vedere con occhi esterni ciò che non avete potuto osservare da parte in causa.

Vivere Montessori vi augura una buona lettura, una nuova consapevolezza e perché no, un nuovo quadro con questa poesia da appendere in casa vostra!

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Educatrice Manuela Griso