Era il 2005 quando acquistai la guida per la Cina con l’intento di andare nello Yunnan a visitare la zona del Lago Lugu dove risiedeva un etnia che vive con un sistema familiare di tipo matriarcale: i Moso/Mosuo. Stavo leggendo molto sulla Dea Madre e sulle società pacifiche che fiorivano nel periodo del matriarcato per cui ero sinceramente interessata a capire la sostanziale differenza culturale e se questa produceva effettivamente il benessere sociale e psicologico che mi ero immaginata.

Poi un evento personale cambiò il corso dei miei piani così accantonai l’idea per un momento più propizio finchè, scorrendo la bacheca di un social network vidi pubblicizzato l’arrivo di una delegazione dei Mosuo in Italia in un Festival Culturale che si terrà a Palermo: “OrtoinArte” organizzato all’interno dell’Orto botanico dal 26 maggio al 2 giugno.

Mi affrettai subito a prendere informazioni scoprendo, tra l’altro, che era stata indetta una campagna crowdfunding per sostenere le spese per il trasferimento in Italia della delegazione, campagna che vi segnalo:

http://kapipal.com/projects/ortoinarte-festival-crowdfunding-per-i-moso-mosuo/

Ma perché è così interessante per noi capire come funziona il sistema matriarcale?

Partiamo dal presupposto che il sistema patriarcato oggi in uso in occidente non è l’unico e il solo esistente al Mondo, ma non solo, ha sostituito anche qui il precedente sistema matriarcato. Johann Jakob Bachofen docente di Diritto Romano all’Università di Basilea nel tardo 1800 con il suo “ Il Matriarcato” compì un importante studio provando come in precedenza in Europa il sistema sociale fosse di tipo matriarcale.

Questa considerazione non ha nessun fine speculativo del genere chi è più importante di chi, ma è interessante capire le differenze di “governabilità” della società mettendo in atto un sistema o l’altro.

Quello che ho potuto constatare leggendo i vari studi è che la differenza principale sta nell’aggressività arrivista che si riscontra nelle società patriarcali che non si riscontra invece nelle società matriarcali, dove la condivisione e il benessere comune è l’elemento discriminante. Ricordo come in una datata intervista chiesi ad un sostenitore del Microcredito perché finanziavano soprattutto le donne e lui rispose: “Perché le donne reinvestono il denaro per aumentare il benessere di tutti, gli uomini lo spendono per sé stessi.”

Mantenendo quindi un non giudizio di fondo ho pensato di tornare a capire meglio come funziona una società matriliarcato per capire come possiamo cercare di migliorare la nostra società che, in modo direi evidente, non sta funzionando molto bene. Ho quindi chiesto a Stefania Renda, accompagnatrice della delegazione Mosuo nonché ricercatrice etnografica e fotografa di anticiparci alcune informazioni in modo che chi non avrà modo di esserci dal vivo possa almeno documentarsi.

Chiedo quindi a Stefania Renda:

“Chi sono i Mosuo? “

-“I Moso/Mosuo sono una minoranza etnica non formalmente riconosciuta dal Governo di Pechino, che vive nel sud-Ovest della Cina, intorno al lago Lugu, tra le Province cinesi del Sichuan e dello Yunnan. I Mosuo dello Yunnan, sono classificati come ramo della minoranza etnica Naxi, mentre quelli del Sichuan come ramo dell’etnia Mongola. I Mosuo sono circa 40.000 e la maggior parte di essi vive ancora oggi in un sistema familiare di tipo matriarcale . Secondo la filosofa tedesca Heide Goettner-Abendroth, le condizioni necessarie per parlare di matriarcato sono date da diversi fattori, quali: la centralità delle madri/donne nella società in campo economico, oltre che nella trasmissione della discendenza, che emergono in un contesto di uguaglianza di genere. Queste caratteristiche sono ben visibili nella struttura socio-familiare di questa minoranza etnica.”

“Chi organizza il Festival?”

– “Il festival internazionale “Orto in Arte” è organizzato dall’associazione Rinascita in partenariato con l’Università di Palermo e il Centro Servizio Museale di Ateneo, con il Patrocinio del Comune di Palermo per “Palermo Capitale italiana della cultura 2018”. Questo ricchissimo evento prenderà forma e colore presso l’Orto botanico del capoluogo siciliano.

– “I Mosuo da chi saranno accompagnati?”

Il 2 giugno, giornata conclusiva del Festival, verrà dedicata alla cultura Moso/Mosuo. Durante la mattina dopo una breve introduzione di Francesca Rosati Freeman su alcuni punti salienti di questa cultura millenaria, verrà data la possibilità ai quattro ospiti Mosuo, due donne e due uomini, di raccontarsi con l’aiuto della mia mediazione linguistico-culturale. Di seguito verrà proiettato il documentario di Francesca Rosati Freeman e Pio d’Emilia “Nu Guo. Nel nome della madre” e verrà dato spazio al dibattito e all’interazione tra il pubblico e i quattro ospiti. Nel pomeriggio invece, il pittore Mosuo He Zhengming presenterà alcune delle sue opere, mentre io racconterò la mia ricerca etnografica attraverso la piccola mostra fotografica “All’origine le madri. I Mosuo del sud-ovest della Cina”. Infine Luciana Percovich presenterà la sua ricerca sulle società pacifiche ed egualitarie del Neolitico in Europa e nel Mediterraneo, che presentavano delle caratteristiche molto simili a quelle della società Mosuo.

– “Perché avete fatto la campagna Crowdfunding?”

“ La campagna di crowdfunding è stata promossa dall’associazione Rinascita per contribuire a coprire le spese necessarie per accogliere tutti gli/le ospiti internazionali che dalla Colombia, dall’Africa, dal Libano, dall’India e dalla Cina confluiranno a Palermo per partecipare al Festival.”
 

– “Perché è importante conoscere questa etnia, oggi?”

“Oggi è importante conoscere e parlare dei Mosuo per confrontarci con una società completamente diversa dalla nostra, dove uomini e donne vivono in modo egualitario senza rivendicare la superiorità di un genere su un altro. Se da una parte violenze e soprusi sono entrati a far parte del nostro quotidiano, il rispetto e la cura sono invece i valori su cui si fonda la società dei Mosuo. Basti pensare che nella lingua Mosuo non esistono termini quali “stupro” e “pedofilia” poiché questi crimini non fanno parte del loro paradigma culturale. In un mondo sempre più improntato sul capitalismo e sulla violenza in ogni sua forma, confrontarci con una società di pace, come quella dei Mosuo, non può far altro ispirarci per creare nuovi modi di vivere-nel-mondo, perché un diverso modo di vivere è possibile, anzi, esiste già.”

– “ Se c’è un aneddoto curioso che puoi scrivermi sul popolo Muoso.”

“Nella lingua Mosuo il lago Lugu è chiamato “lago madre”. Nel 2014 quando avevo concluso una piccola ricerca etnografica sullo sviluppo turistico nei villaggi abitati dai Mosuo, dopo pochi mesi dal mio rientro in Italia, ho appreso che il Governo della Provincia del Sichuan aveva introdotto quattro barche a motore nel villaggio di Dazu. Tutti gli abitanti del lago Lugu, che si muovono nel lago solo con le barche tradizionali a remi, per impedire che fosse fatto scempio del lago madre, si sono uniti e hanno iniziato a protestare organizzando sit-in e raccolte firme. Alla fine sono riusciti a far portare via le barche a motore e a proteggere il loro bellissimo lago.”

– “E’ possibile visitare i loro villaggi? E’ bene? Se sì, come approcciarsi per averne cura e rispetto?”

“L’area paesaggistica del lago Lugu dove vivono i Mosuo, negli ultimi 25 anni è stata travolta da un repentino sviluppo turistico che ha coinvolto principalmente i villaggi lacustri e pochissimo, o quasi per nulla, quelli dell’entroterra. I villaggi, in particolare quelli lacustri, sono accessibili a tutti e dotati di strutture ricettive e negozi, ma le interazioni tra turisti e locali sono minime, anche per volontà dei locali stessi che tentano come possono di mantenere una certa privacy.
Quando si visitano zone abitate da minoranze etniche, non importa in quale parte del mondo ci si trovi, bisogna avere rispetto dei luoghi e delle persone che si incontrano, ed è buona pratica, secondo me, chiedere il permesso prima di scattare una foto ai locali, oltre che informarsi sugli usi e i costumi del posto, per evitare domande o atteggiamenti inopportuni.”

A quest’ultima domanda ci tenevo tanto, lo sottolineo spesso che viaggiare non è un diritto è un’opportunità e che quando visitiamo un territorio dove vivono altre persone dobbiamo ricordarci di essere ospiti. Viaggiare consapevoli vuol dire non pretendere di agire come a casa nostra e informarci prima degli usi e abitudini della popolazione locale.

Un ringraziamento sincero a chi sta investendo la propria Vita nella ricerca e nell’elaborazione di importanti lavori che ci permettono di avviarci verso un Mondo più sano e accogliente. Un ringraziamento particolare a Stefania Renda che ci aspetta con la delegazione Mosuo a Palermo.

Alessandra Barbieri

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