Primo chakra: ecco cosa può accadere se è danneggiato

Se penso al primo chakra mi viene in mente il film “Colazione da Tiffany” e il personaggio di Holly.

Holly è una giovanissima ragazza di grande fascino e spontaneità che per vivere fa la modella. Conduce un’esistenza sregolata, tendente agli eccessi. Frequenta l’alta società e per risolvere definitivamente i suoi numerosi problemi economici è decisa a rinunciare all’amore (o almeno a viverne uno fittizio) sposando un uomo ricco, che la renda soprattutto felice materialmente regalandole gioielli dell’amato negozio Tiffany. (Wikipedia)
Holly non vive, sopravvive, non ha radici, non vuole legami, non sa prendersi cura di sé, ha vissuto diverse deprivazioni e ora “ha fame” di beni materiali in cui rierca la sicurezza di base. Il suo primo chakra non é sano, la sua base é uno sgabello scricchiolante, per questo tutto quello che cerca di costruirci sopra crolla.

Indimenticabile il finale e le parole di Paul, lo scrittore squattrinato innamorato di lei:
“Vuoi sapere qual’è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera per essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia chiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa”.

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Situato alla base della colonna vertebrale, il primo chakra è il fondamento di tutto il sistema dei chakra.
È qui che costruiamo le fondamenta del tempio del corpo.
Costruire delle fondamenta forti significa guadagnare in solidità.
Il nostro corpo è la forma solida della nostra esistenza, possiede dei confini definiti.
Essere solidi significa stare di fronte a quello che ci spaventa senza scappare, rimanendo calmi e sicuri.

Il suo nome in sanscrito é Muladhara e significa Radice.
Una pianta non può sopravvivere senza radici e nemmeno la psiche di un essere umano.
Le nostre radici rappresentano il luogo da cui veniamo: la terra, l’utero, i nostri antenati, la famiglia e la nostra storia personale che non possiamo negare anche se solo ricordarla ci fa soffrire.
È importante possedere un terreno abbastanza solido per avere la stabilità e tuttavia abbastanza morbido per essere penetrato dalle radici.
Tutte le fondamenta affondano nella terra, base universale di tutto ciò che facciamo.

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Per il nostro spirito il nostro corpo é la terra, le fondamenta, la casa.
Mettersi in contatto con il corpo significa collegarsi con la terra, avere radici nella realtà biologica dell’esistenza.
Una volta messe le radici possiamo essere presenti, concentrati, dinamici.
La nostra attenzione è concentrata sul qui e ora, la nostra esperienza è diretta, basata sui sensi, immediata.
Siamo sicuri di noi stessi, controllati, collegati alla nostra fonte di sostentamento.
Senza essere radicati alla terra siamo instabili. Perdiamo il nostro centro, partiamo per la tangente, siamo spazzati via dai nostri piedi o sogniamo ad occhi aperti nel mondo della fantasia. Perdiamo la nostra capacità di contenere, che è la capacità di avere e mantenere. Se non possiamo contenere, non possiamo nemmeno mantenere i nostri confini e costruirci una forza interiore, così come non possiamo maturare.
I confini ci offrono il necessario sigillo ermetico per la trasformazione.

Quando il primo chakra é danneggiato, siamo perseguitati da problemi di sopravvivenza, compresi la salute, il denaro, l’abitazione o il lavoro.
Quando viene minacciata la sopravvivenza (istinto del primo chakra) proviamo paura. Combattere la paura significa rinforzare il primo chakra, mentre vivere con la paura significa indebolirlo.
Benché la paura sia il “demone” del primo chakra, è anche un avversario sacro, una presenza che ha molto da insegnarci.
La paura esiste in quanto alleata dell’autoconservazione e ci insegna l’importanza che abbiamo e la necessità di prenderci cura di noi stessi. La paura va compresa.
Completando il ciclo della paura possiamo spezzarlo e creare un modello più sano.
Coltivando l’autostima e la capacità di comunicazione, potremo affrontare in futuro minacce analoghe in modo più semplice e veloce.

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Ma come possiamo liberarci dai nostri condizionamenti, dalla convinzione di “non essere in grado”, di “non essere all’altezza”, di avere troppa paura?
Se scappiamo dalle nostre paure o le respingiamo non se ne andranno mai e ci seguiranno in capo al mondo come dice Paul ad Holly.
Ma se le abbracciamo si scioglieranno.

Tecnica dell’abbraccio per dissolvere la paura

Ora ti insegno un gioco, ma gioca senza pensare, come quando eri bambino.
Cerca nel corpo dove senti dentro di te la paura. Puoi sentirla nella pancia, nel petto, nella gola, non siamo tutti uguali e dove la senti tu é il punto giusto, non puoi sbagliare!
Immagina che da questo punto esca un mostriciattolo, il primo che vedi in modo molto semplice, giocoso: può essere colorato, a pois, riccio, peloso…
All’inizio anche solo guardarlo può sembrare difficile, ti può suscitare repulsione, risultarti ostile. Prova a sorridergli, vedrai che anche lui abbozzerà un sorriso, pensa che ti sta studiando esattamente come stai facendo tu con lui. Ora avvicinati e abbraccialo finché perde il suo potere negativo, finché senti che il suo corpo si rilassa: ha bisogno di sentirsi compreso e accettato da te!
Appena perde il suo potere negativo si squarcia un buco nel cielo: un raggio di luce lo colpisce, lo attira a sé. Il mostriciattolo sorridendo ti saluta e dissolvendosi se ne va.

L’amore scioglie tutto, anche le cose più terribili e spaventose, basta abbracciarle come fa Holly alla fine del film con Paul, superando la sua paura di amare.

Chiara Benini

Bibliografia
“I cinque abbracci”, Carlotta Brucco, Anima Edizioni
“Il libro dei chakra”, Anodea Judith, Neri Pozza Editore

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 05/07/2015
Categoria/e: Chicche di Yoga, Primo piano.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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