Ogni Organo Danneggiato Risponde ad un’Emozione

Avete mai sentito parlare di Christian Flèche, lo psicoterapeuta, padre della teoria di decodificazione biologica? La sua teoria è molto interessante dal punto di vista emozionale.

Questo psicoterapeuta afferma che ad ogni organo corrisponde un’emozione, e se questa emozione è negativa ne corrisponderà una malattia, secondo lui bisogna essere in grado di decodificare i sintomi facendone emergere a livello cosciente il senso nascosto e quindi risalire dall’organo malato all’emozione che in esso si esprime.

Emozione

“Siamo un gruppo composto da quattro realtà inseparabili: organica, cerebrale, psichica ed energetica. Uno shock è sempre accompagnato da una sensazione personale, che colpisce i 4 livelli biologici ” ~ C. Flèche

Secondo Flèche il sintomo della malattia viene fornito dal corpo con le migliori intenzioni, per far fronte alle situazioni di stress, difficili da gestire o di imprevisti che minacciano la nostra esistenza o quella degli altri, e ammette che potrebbe non essere la soluzione migliore a livello mentale, ma è il biologica, praticamente la malattia è lo sforzo della natura per guarire il corpo.

“Le malattie sono una metafora per i bisogni fisici ed emotivi del nostro corpo. Quando c’è una soluzione esterna a questa esigenza, una soluzione interna si verifica”. ~ C. Flèche

Il nostro corpo memorizza situazioni evolutive a livello inconscio e quando si trova in stato di shock ripesca queste situazioni e si adatta, ad esempio se una donna che sta allattando un bimbo scopre che quest’ultimo è malato, potrebbe incominciare a produrre molto più latte perché nella memoria biologica c’è il ricordo del bambino debole che ha bisogno di essere nutrito di più, quindi la mamma quando percepisce il dolore per il figlio e la situazione di pericolo, inconsciamente attiva quella parte del suo corpo che potrebbe salvarlo, infatti un bimbo più nutrito è un bimbo più forte e meno incline ai pericoli.

Quindi secondo Flèche quando si hanno dei dolori bisogna analizzare a fondo il momento in cui si sono avvertiti i primi sintomi, in modo da andare a stanare la causa scatenante, nel caso della mamma che allatta, la produzione maggiore di latte non è una malattia ma è comunque il sintomo di uno stress.

Emozione

Ad esempio un problema alla pelle può indicare un conflitto di separazione, mentre problemi o dolori alle ossa corrispondono ad una perdita oppure un problema allo stomaco può derivare da un’incapacità di digerire quello che si ha; sostanzialmente la malattia è una reazione biologica di sopravvivenza di fronte a un evento emotivamente ingestibile.

Sempre secondo Flètche l’inconscio biologico ci governa fino a che diventiamo consapevoli dei suoi contenuti, e dunque riprendiamo in mano le redini della faccenda: “La malattia ci mette davanti a una parola, a un avvertimento, a un’informazione che ha uno scopo, e noi siamo sempre liberi se stare ad ascoltare o no, se decifrare il messaggio o no. La malattia è dunque un’occasione supplementare di sopravvivenza […]. Qualsiasi malattia, qualsiasi sintomo, risponde a un’intenzione positiva.”

Lo psicoterapeuta individua tre fasi della malattia:

In seguito a uno shock, il corpo entra nella prima fase della malattia, in cui reagisce allo stress. L’obiettivo di questa prima fase è dirigere la vita verso una soluzione durevole. In certe condizioni, la malattia stessa può essere portatrice della soluzione. […]

Dal momento dello shock, l’individuo entra in conflitto biologico, in fase di “conflitto attivo”, in fase di stress, alla quale ne seguiranno altre due. La malattia è una specie di sistema di attesa di una soluzione soddisfacente, e il ruolo dello stress sarà di orientare l’individuo verso la ricerca di tale soluzione. Una volta trovata, ecco che la vita passa immediatamente in una seconda fase, dove non vi sono più conflitti, niente più problemi, niente più drammi: la fase di ricostituzione, di riposo, riparazione, durante la quale la persona può avere sintomi di stanchezza o di infiammazione.

Compare infine la terza fase, quella della soluzione definitiva del conflitto, del ritorno integrale alla salute.

Tratto da “HO UN CORPO PER GUARIRMI” di C. Flèche

Quindi quando abbiamo una malattia dovremmo provare ad identificare l’emozione che potrebbe aver fatto scattare la nostra memoria biologica, iniziare ad accettare le nostre emozioni è il primo passo per guarire, l’ideale sarebbe trasformare le emozioni in azioni, per esempio dipingendo o ballando. Anche condividendo le proprie emozioni si riesce a stare più in salute, infatti sappiamo tutti che un dolore condiviso si dimezza mentre una gioia si moltiplica.

Emozione

Quindi se vogliamo stare bene, in salute, dobbiamo prendere consapevolezza delle nostre emozioni, trasformarle, condividerle ed esprimerle!

Per approfondimenti potete leggere Decodifica Biologica delle Malattie (dove le malattie sono presentate per apparato e per ciascuna di esse vengono suggerite diverse chiavi di indagine, per risalire dall’organo malato all’emozione che in esso si esprime) oppure Ho un Corpo per Guarirmi (dove si trovano delle griglie molto complete che se correttamente applicate, consentono di risalire all’evento che ha generato il disturbo, e poi di scioglierlo, in omaggio al principio per cui curando la causa si cura l’effetto).

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com

Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 26/03/2018
Categoria/e: Primo piano, Salute.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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