L’8 marzo è la festa in onore di Ipazia d’Alessandria: ecco la sua storia!

Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera” (Ipazia, in Ipazia Vita e sogni di una scienziata del IV secolo)

Ci sono tanti modi per festeggiare la Giornata delle donne, dalle mimose, simbolo di questa ricorrenza che cade ogni anno l’8 marzo, ai vari regali pensati ad hoc. Noi vogliamo farlo raccontandovi la storia di una donna speciale, Ipazia d’Alessandria, uccisa proprio l’8 marzo del 415 d.C.

Chi era Ipazia d’Alessandria

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Matematica, astronoma, filosofa, Ipazia d’Alessandria visse ad Alessandria d’Egitto tra la fine del IV e l’inizio del V secolo.  Ipazia non si sposò mai e a 31 anni assunse la direzione della Scuola neoplatonica di Alessandria. A quanto pare fu il padre Teone a incoraggiarla a intraprendere gli studi scientifici. Quasi da subito si dimostrò molto portata per l’astronomia, fece infatti curiose scoperte sul moto degli astri, di cui parlò nel Canone astronomico. Di lei, Gemma Beretta scrisse: “Ipazia insegnava ad entrare dentro di sé (l’intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell’aritmetica che, tenute l’una insieme all’altra, costituivano l’inflessibile canone di verità.”

La sua vita iniziò a destare interesse una ventina d’anni dopo il decesso, avvenuto per assassinio, per merito degli storici della Chiesa Socrate Scolastico e Filostorgio. Dopo 80 anni ne parlò anche Damascio di Damasco, che le dedicò una biografia. Socrate Scolastico e Filostorgio nei loro scritti fecero accuse più o meno velate di omicidio nei confronti di Cirillo, Vescovo di Alessandria, ancora vivo, uno dei cristiani che odiava Ipazia. A tal proposito Socrate Scolastico scrisse: “Ella giunse ad un tale grado di cultura, che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. […]. Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Per questo motivo, allora, l’invidia si armò contro di lei. Alcuni, dall’animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario: qui, strappatale la veste, la uccisero colpendola con i cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati questi pezzi al cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia di lei nel fuoco“. Damascio, nella biografia dedicata ad Ipazia, affermò che il vescovo Cirillo tramò il suo assassinio mosso da invidia.

Detestata o amata, Ipazia di certo non passava inosservata, Socrate Scolastico e Damascio affermarono che grazie a lei la filosofia tornò ad Alessandria, era infatti una donna generosa, che condivideva il suo sapere con tutti. Ecco perché il popolo la amava e rispettava. Si racconta infatti che Ipazia fosse disponibile a insegnare a chiunque volesse ascoltarla, anche nelle strade della sua città.

Gli studi e gli insegnamenti di Ipazia

Non sono rimasti scritti di questa donna straordinaria ma le fonti antiche le attribuiscono sicuramente un commentario a un’opera di Diofanto di Alessandria e uno alle Coniche di Apollonio di Perga. Probabilmente scrisse anche un suo Canone astronomico. Sono stati alcuni dei suoi discepoli a tesserne le lodi come Sinesio, che costruì un astrolabio concepito sulla base degli insegnamenti della maestra, e fu sempre lei a ispirare un altro strumento, l’idroscopio.

Per quanto riguarda il pensiero filosofico di Ipazia, è sempre Sinesio a fornirci preziose indicazioni. Si dice che Sinesio, durante la scuola con Ipazia ad Alessandria, si convertì alla filosofia divenendo parte di un importante circolo di iniziati alessandrini. Ipazia, a quanto pare, insegnò loro a considerare la filosofia un autentico stile di vita, una ricerca della verità. Secondo Socrate Scolastico Ipazia fu la sola erede, ad Alessandria, della filosofia platonica.

Cosa ci insegna la storia di Ipazia

In questo giorno dedicato al femminile è importante ricordare le vite di donne coraggiose e forti che hanno contribuito, ognuna a suo modo, a cambiare la mentalità del proprio tempo. Sebbene siano trascorsi secoli dai tempi di Ipazia e tante siano state le rivoluzioni portate avanti in nome delle donne, tutte noi continuiamo a subire ingiustizie e discriminazioni più o meno velate. Lo dimostrano i tanti delitti d’amore, la difficoltà a denunciare mariti, compagni, fidanzati violenti, dovuta a un sistema che non incoraggia la denuncia ma la paura, la disparità economica fra uomini e donne, tristemente attuale, la merceficazione del corpo femminile, all’ordine del giorno.

Purtroppo c’è ancora molto da fare, molta strada da percorrere per raggiungere la parità, molti stereotipi da abbattere, a partire dalle cose apparentemente più innocue. Il fatto che le pubblicità, per esempio, mostrino le bambine come piccole mamme alle prese con figli-bambole e maschietti intenti a spararsi con fucili e pistole giocattolo fa parte degli stereotipi. Così come il rosa bambina e il blu bambino, lei carina e lui birichino, lei “poco di buono” e lui sciupafemmine e così via. Come combattere questi stereotipi? Innanzitutto facendoci caso, prendendone consapevolezza, perché ritenendoli innocui, non facciamo altro che il loro gioco.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

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Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 08/03/2018
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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