Ha fatto molto discutere la vicenda che ha visto Facebook censurare un post di Laura Ghianda, Artivist impegnata nella divulgazione del Femminino Sacro, che ritraeva la famosissima Venere di Willendorf.

Motivo della censura? Pornografia.

L’affaire della Venere di Willendorf: il sintomo di una società malata

Venere di Willendorf

Stiamo parlando di una delle testimonianze più antiche del culto della Madre Terra che ci arriva direttamente dal paleolitico e che ritrae nelle sue forme abbondanti la generosità e la fertilità della dea madre prima dell’avvento delle religioni patriarcali. La statuetta, poco più alta di 11 cm, è dipinta di rosso ocra, simbolo di vita, e rappresenta una donna nuda dai seni e fianchi generosi. La bambolina di pietra calcarea, oggetto di culto nel paleolitico e di accese discussioni nell’era del web, potrebbe avere più di 28.000 anni e costituisce per l’umanità uno dei più preziosi tesori ereditati dai nostri antenati e… antenate.

L’umiliazione del sacro Femminino continua

Pare che Facebook non è al suo primo tentativo di censura per quanto riguarda raffigurazioni di antiche dee, Laura Ghianda spiega nel testo che accompagna la petizione che ha lanciato pochi giorni fa, che oltre ad un post con la Venere di Willendorf, un altro suo post censurato per contenuti pornografici ritraeva la Befana, un’ altra rappresentazione della dea antica. Anche se può sembrare assurdo, pare che tutto questo centri con alcuni algoritmi che alla parola goddess –“dea” in inglese–, assocerebbero, invece del concetto di divinità femminili, raffigurazioni di donne in situazioni sessualmente esplicite.

Eccoci giunti al punto dolente: quale differenza c’è tra una donna nuda considerata sacra e quella considerata come pornografica? Per capire meglio, dobbiamo risalire alla radice della parola stessa: “pornografia” deriva dal greco πόρνη, porne, “prostituta” e γραφή, graphè, “disegno”, la pornografia è quindi una raffigurazione di prostitute. In poche parole, l’opera di denigrazione, attuata da millenni continua: per discreditare il sacro femminino e il corpo delle donne, si prova a confondere nel pensiero di massa, a colpi di archetipi ben assestati, l’idea di dea con quella di prostituta, rendendo la donna  un oggetto di consumo e togliendole l’accesso alla sacralità del suo corpo.

Il corpo delle donne non deve essere merce di scambio

I segnali legati alla fertilità, alla vita – e anche, diciamolo, al piacere – a tutto ciò che c’è di più sacro al mondo, sono stati trasposti in un contesto mercantile, svalutando ciò che la donna aveva – e ha – di più sacro, condizionando ancora oggi il nostro modo di pensare. Ciò che un tempo era usato per avvicinarsi alla divinità e al potere creativo, ora è relegato a merce di scambio per favori, denaro e potere.

Ancora oggi, una donna “deve” essere madre , se non procrea invece è giudicata in malo modo perché è l’unica via onorevole per una donna – che le trentenni che sono tartassate da pubblicità mirate alla gravidanza alzino la mano! – come se una donna avesse a disposizione solo due scelte di vita: o madre o prostituta.

In un caso o nell’altro, tutto gira intorno al sesso e si dimentica un particolare della statuina incriminata: il capo è coperto di un copricapo – di trecce o perle, ancora non si sa – perché nella società dalla quale provengono quelle “venere”, le donne avevano un posto di potere in virtù della dignità che le riconoscevano. Ciò significa che il ruolo della donna non era confinato alla sfera sessuale, non era inferiore all’uomo, ma era considerato parte integrante della comunità: era guaritrice, donna saggia, maestra, artista, guerriera, capo… Ruoli che le donne moderne faticano a recuperare e che non riescono a staccare da quell’identità iper-sessualizzata imposta dalla società odierna.

“Il corpo delle donne”: il documentario-denuncia

Di questa deriva avvilente ne parlano Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù nel loro documentario “Il corpo delle donne”:

il corpo delle donne
Clicca sull’immagine per vedere il documentario.

“IL CORPO DELLE DONNE è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.”

Donne che fanno sentire la loro voce

Millenni di umiliazioni a discapito delle donne e del loro corpo stanno portando i loro frutti – marci –. La nostra società è iper-sessualizzata, il corpo delle donne è venduto al miglior offerente, che sia per il divertimento o per promuovere la vendita di un prodotto; le donne vengono scelte ed usate come i prodotti sugli scaffali dei supermercati; è questo, e non il corpo delle donne ad essere osceno.

Ecco perché è importante continuare a lottare per l’uguaglianza tra i sessi, lottare per riappropriarsi pure delle le nostre figure archetipiche che ci tramandano una saggezza antica, un potere, una libertà che dobbiamo riconquistare. La nudità delle dee antiche è sacra, non pornografia. L’arte è tutto ciò che ci rimane delle nostre antenate, è l’ultimo baluardo di una memoria antica che può aiutarci oggi a ricordare qual è il ruolo della donna al di là dei millenni di repressione e di violenza. Non dobbiamo dimenticare. Non possiamo.

Clicca sull’immagine per andare alla petizione.

 

Dobbiamo reclamare una società paritaria in cui il lavoro, il tempo, l’impegno, la vita delle donne valgono quanto quelli degli uomini – L’8 marzo ricordiamo le operaie morte nell’incendio della Triangle Shirtwaist Company, Ipazia, le Suffragette, le bambine indiane uccise alla nascita, le bambine mutilate, e tutte le donne vendute, violentate, uccise. – ; è ora di reclamare una società in cui il corpo delle donne è rispettato e non considerato come prodotto di consumo a piacere, in cui il corpo di una donna nuda tornerà ad essere arte, espressione del miracolo e della bellezza della vita.

Una società in cui il corpo delle donne tornerà ad essere sacro.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it