Le mamme! Una categoria straordinaria. Esseri che danno la vita non solo nel momento del parto, ma da lì in poi per tutto il tempo che resta. Donne che scelgono di amare un altro essere umano più di loro stesse; che si condannano per aver alzato la voce, che si mettono in discussione ogni momento della loro giornata. Donne che vengono giudicate e poco comprese perché c’è sempre qualcuno che sa fare meglio. Ma vorrei parlare oggi delle mamme di figlie femmine. Qui i compiti non sono mai finiti. Quando partorisci una figlia femmina, miliardi di sentimenti invadono la tua anima.

Si comincia in genere con l’identificazione: sarà come me? Ha i miei occhi? Il mio sorriso? Avrà i miei gesti? Il mio modo di parlare?
Dopodiché partono altre milioni di riflessioni: dovrò insegnarle ad amarsi, a pensare a sè ma ad essere anche generosa, a proteggersi da sola ma senza toglierle il sogno di qualcuno che la protegga. E così via verso l’infinito… perché si sa, noi donne siamo bravissime a farci domande, ad avere milioni di pensieri al secondo e a lasciarci trasportare da questo vortice.
Per una volta però abbiamo tutte le ragioni! Perché andiamo ad accompagnare una nuova vita, una nuova piccola donna nel suo percorso di crescita e lei avrà noi come punto di riferimento, perciò è naturale e del tutto giusto rompersi la testa e il cuore di tutta questa moltitudine di stati d’animo disconnessi tra loro.

Care mamme, ci aspetta un arduo compito!
In un’epoca in cui le donne possono essere ciò che desiderano, lasciarle libere di scegliere sarebbe già un grande passo. Avere fiducia in loro, nelle loro capacità, nel loro sentire, senza tentare di indirizzarle in un senso o nell’altro permetterebbe di crescere donne sicure di sè, che si “bastano” e questo è un insegnamento per la vita intera.

Ma le mamme di figlie femmine hanno un altro enorme compito: ricordarsi di essere mamme ma anche DONNE. Prendersi cura di sé, delle proprie passioni, coltivare le proprie amicizie, esprimere le proprie aspettative, rincorrere i propri sogni, non farsi calpestare da nessuno né accettare violenza fisica o psicologica. Perché le vostre figlie hanno voi come modello! E per quanto ci sia un momento nella vita in cui si allontaneranno per trovare la loro identità, una parte di loro richiamerà la vostra immagine e i vostri insegnamenti. E più che le parole conteranno i fatti.

Una figlia vi osserva, vi respira… è bene che respiri autostima, soddisfazione, passione, gioia… farà suoi questi sentimenti trasportandoli nella sua vita .

Ma i compiti non finiscono qui!
Necessario sarà, per sentirci in pace con la nostra coscienza e i retaggi culturali, insegnarle tutto ciò che hanno insegnato a noi le nostre mamme e nonne: cucinare, stirare, pulire, cucire ecc… però, in versione più moderna, io direi che tutto questo è sinonimo di autonomia, cura verso sè stessi, gli altri e l’ambiente. Ed ecco che vista in quest’ottica, insegnare a fare una lavatrice, a cucire un bottone, a cucinare, non risulta più come opera necessaria alla formazione di un ruolo predefinito dai più nel corso del tempo, ma come un insieme di competenze necessarie per affrontare con serenità le questioni della vita.

Capacità miracolosa delle donne è il “multitasking “. Essere donna significa gestire tantissimi ruoli e alcuni contemporaneamente. Si riesce a pensare, fare, udire e comprendere in un sol momento e questa dote ci è stata donata da madre natura, basta tenerla allenata!

Riassumendo, care mamme di figlie femmine, ecco i compiti da tenere a mente:
1. Lasciarle libere da condizionamenti esterni sulle loro scelte
2. Essere Donne e non “solo” mamme. Far respirare passione, interessi, sogni
3. Insegnare l’autonomia aiutandole a fare da sole.
4. Allenare il multitasking

Buon divertimento! E ricordate… essere mamme è un dono meraviglioso, essere mamme di figlie femmine ci dona l’opportunità di un’alleata per la vita!

Vivere Montessori vi augura buon lavoro! Per voi e per le vostre principesse!

Educatrice Manuela Griso