L’arpa è lo strumento degli angeli: ascoltarla è come una carezza per l’anima

E’ lo strumento a corda per eccellenza, l’arpa, madre di liuti, clavicembali, lire e persino del pianoforte, amatissima dai nobili di un tempo.

Il suo nome deriva dal latino harpa, di origine germanica. Ne esistono diverse tipologie a seconda della cultura e dell’uso, a pedali, elettriche, e di vari materiali.  Si ritiene che derivi dall’ arco musicale e che i primi a utilizzarla fossero stati i Sumeri nel III millennio a.C. Si suona pizzicandola e in base a dove viene applicata la perturbazione, le 47 corde producono suoni diversi.

Nell’Antica Grecia la si ritiene strumento femminile e dell’armonia. Per i Pitagorici le note traducono infatti dei numeri e quando pari, femminile, e dispari, maschile, sono in armonia fra loro, la musica diventa celestiale. L’arpa in quanto vuota al centro rappresenta un numero pari, e pertanto diventa simbolo dell’universo femminile ma anche dell’armonia.

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La sua fama gloriosa prosegue fino al Medioevo quando ne inizia il declino, perlomeno nella forma tradizionale. Col Rinascimento nascono arpe triple e doppie, a pedali, a doppio movimento e tanti altri modelli per tutti i gusti e le esigenze musicali.

Man mano diventano abili suonatrici di arpe le nobildonne, che si fanno costruire appositamente strumenti di qualità dai migliori liutai. Nel XIX secolo l’arpa conquista tutti e man mano nascono curiose corrispondenze tra arpa e demonologia, arpa e magia dovuti alla vibrazione simpatica delle sue corde, ovvero al diffondersi di vibrazioni toccando le corde, come a dire che le cose in realtà sono legate anche se lontane fisicamente.

I romantici ridestano la teoria dell’arpa quale simbolo massimo di Harmonia, qual era stata nell’antichità, ritenendola rappresentazione dell’armonia che sorge tra le creature delle acque e dell’aria. Con il XX secolo l’arpa perde il suo fascino sebbene continui a rappresentare un simbolo complesso e meraviglioso. Scopriamo quali segreti custodisce.

La simbologia dell’Arpa

arpa

Come dicevamo, esistono vari tipi di arpa e la principale distinzione è quella fra arpa classica e arpa celtica, quest’ultima più piccola della prima, sprovvista di pedali, caratterizzata da chiavi e corde un tempo fatte di budello.

Se l’arpa classica era principalmente suonata da bardi e musicisti, presso i Celti rappresentava un simbolo di potenza e pertanto, ad averla, erano anche Re, maghi, guerrieri. Molti di loro si facevano addirittura seppellire con la propria arpa in quanto strumento che facilitava la connessione con l’aldilà.

Ma l’arpa è anche strumento degli angeli che la utilizzano per annunciare la loro venuta, e questo ribadisce il suo profondo legame con l’ultraterreno.

In alcune tradizioni l’arpa era anche considerata lenitivo per l’anima, capace di annientare le parti negative, il diavolo e le maledizioni.

L’arpa irlandese: simbologia

La cultura irlandese è particolarmente legata all’arpa e le leggende locali raccontano che venisse usata dai bardi irlandesi per intrattenere gli ospiti.

Più tardi l’arpa divenne simbolo della rivoluzione irlandese del 1798 e ad oggi è considerata simbolo ufficiale dell’Irlanda, tanto da comparire sulla bandiera presidenziale.

Leggenda celtica sull’arpa

 

Un’antica leggenda celtica narrava che Canoclacj Mhor, giovane dea, aveva deciso di offrirsi all’uomo per insegnargli ad amare. Nonostante ciò, l’uomo preferì il potere e per ottenerlo si diede alla guerra. La dea gli spiegò che per essere felice, la guerra non gli sarebbe servita a nulla ma l’uomo non capì e la dea decise, triste, di andarsene dal mondo degli umani.

Un giorno raggiunse la riva del mare sfogando tutta la sua frustrazione e la tristezza che ormai la accompagnava da tempo. Quando le onde la udirono, provarono pietà e le concessero un lungo sonno facendola addormentare. Il suono del vento e del mare lenivano il suo tormento, e quando si risvegliò le restituirono il sorriso.

La donna comprese allora che doveva lasciare che l’uomo facesse a proprio piacimento, accogliendolo qualora dopo le inevitabili delusioni dovute al suo comportamento sbagliato, fosse ritornato da lei per trovare conforto.

Proprio mentre stava per allontanarsi dal luogo che l’aveva aiutata a riprendersi, vide una carcassa di balena abbandonata dalla marea. Le ossa della balena emanavano il suono che aveva udito mentre era triste, allora la dea si avvicinò ai resti e disse: “Mia buona balena, tu che hai saputo ricordare al mio cuore il canto della luna, delle onde e del vento udito questa notte, non sei morta invano. Io, infatti, forgerò da te uno strumento che darà gloria alle tue ossa e che conforterà gli uomini nel loro cammino verso la felicità.

La dea modellò quindi la mascella, tese nervi e tendini perché producessero suoni diversi a seconda della loro lunghezza. Ogni corda ottenne un suono e la dea trasmise allo strumento le vibrazioni della sua anima.

Al mattino lo strumento era vibrante, come se fosse davvero vivo, e iniziò a cantare la voce della dea e del suo amore per l’uomo. La dea gli diede un nome, “Clarsach”, il cui significato è “voce cristallina del cuore”.

 

Laura De Rosa

mirabilinto.com

Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 12/11/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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