La Rabbia è un campanello d’allarme: ecco l’esercizio che ci aiuta a lasciarla andare

Una volta un mio maestro per “parlarmi della rabbia” mi mise una penna in mano e mi chiese:

“Puoi sentire dove finisce la tua mano e dove inizia la penna?”

Risposi di sì, così continuò:

“Ora immagina di essere arrabbiata, cosa succede alla tua mano?”

Iniziai a stringere forte la penna.

“Vedi? Se fai così sembra che tu e la penna siate un tutt’uno, al punto da sembrare impossibile lasciarla andare. Ora prova invece a farla scorrere sulla mano. Puoi lasciarla andare così?”

Quell’esempio fu illuminante per me!

Sì perché la rabbia é un’emozione che ci fa sentire vivi, grandi, potenti.
Arriva quando ci sentiamo invisibili, non ascoltati, incompresi, impotenti, non apprezzati o non amati. Quando ci sentiamo incapaci di influenzare gli eventi della nostra vita nella direzione che vogliamo noi. Se ci lasciamo travolgere da lei, in un attimo ci sentiamo visti, ascoltati, considerati ed estremamente potenti, ma l’effetto dura poco perché la vergogna e i sensi di colpa, che arrivano dopo, ci fanno sentire di nuovo feriti e arrabbiati in un processo senza fine in cui non c’é spazio tra noi e la rabbia proprio come nell’esempio della penna.

Per uscire da questo circolo vizioso, che nasce dalla rabbia e alla rabbia ritorna, è importante “percepire costantemente la distanza che c’é tra noi e la rabbia” senza “tenercela stretta”, per riuscire a guardarla e ascoltarla, senza reprimerla, per capire cosa ci stia dicendo.

Solo dopo aver imparato a “rimanere vicino alla nostra rabbia”, sarà più facile lasciarla andare.

La rabbia è come un campanello d’allarme che suona quando proviamo del dolore, della disistima e della mancanza di rispetto. Un campanello che ci dice che ci stiamo allontanando dalla parte più vera di noi, da “quello che siamo nati per essere”, che non stiamo usando il nostro potere personale nel modo giusto, che abbiamo ceduto la nostra “bacchetta magica” a qualcun’altro e che é arrivato il momento di riprendercela per soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri più profondi.

Per allenarci a fare questo vi consiglio di praticare il Puschan Mudra che nasce dalla somma di altri due mudra potentissimi: il Pran Mudra e l’Apan Mudra, conosciuti in moltissime tradizioni.

Il Pran Mudra

Il Pran Mudra, o mudra della vita, si forma unendo insieme le punta del pollice, dell’anulare e del mignolo mentre le altre dita rimangono distese.
Esso attiva il primo chakra, detto “della radice” perché in questo é immagazzinata la forza primordiale dell’essere umano, è collegato alla terra che, simbolicamente, indica solidità, stabilità e durevolezza.
La terra sta a significare, inoltre, il “qui e ora”, la presenza e l’essenzialità.
Quindi, migliore sarà il nostro radicamento, migliore sarà la prospettiva con cui affronteremo la vita.

Questo chakra si trova all’altezza del coccige e del perineo, la sua forma simbolica è il quadrato e il colore associato è rosso. A livello fisico è collegato alle ghiandole surrenali e la sua funzione sensoriale é l’annusare. L’organo interno di riferimento è l’intestino crasso.

Il Pran Mudra, lavorando sul primo chakra, accresce la vitalità, riducendo l’affaticamento.

Fatto insieme ad una respirazione consapevole, lenta e profonda, produce l’effetto di stabilizzarci a calmarci.
A livello psicologico i disturbi legati ad un disequilibrio di questo chakra sono: la depressione, la scarsa autostima, il senso di inferiorità e, di conseguenza, anche crisi di panico.
Un non equilibrio di questo punto energetico, comporta inoltre accessi di rabbia e comportamenti autodistruttivi, che sono spesso meccanismi di difesa originati, anche, da una mancanza di fiducia primordiale.
A livello mentale, l’equilibrio di questo chakra accresce, quindi, la capacità di autoaffermazione, favorisce una sana fiducia in se stessi e il coraggio di iniziare e portare a compimento nuovi progetti.
Possiamo usare il Il Pran Mudra ogni volta che ne abbiamo bisogno oppure praticarlo regolarmente come forma di meditazione.

L’Apan Mudra

L’Apan Mudra, o Mudra dell’energia, si forma un unendo pollice, medio e anulare insieme, stendendo le altre dita.
Esso attiva il terzo chakra posto due dita sopra l’ombelico, dove ha sede il plesso solare: stomaco, intestino tenue, fegato, milza.
La ghiandola associata è il pancreas ed è collegato alla funzione del vedere, sia in termini fisici che psicologici, inteso come potere di immaginazione, visione del futuro, desiderio di agire.

Il suo simbolo è il triangolo con la punta rivolta verso il basso, mentre il colore associato è il giallo. Il suo elemento archetipo di riferimento è il fuoco. L’intero processo digestivo è, infatti, governato dal fuoco: prima distruggiamo il cibo con i denti, in bocca, e poi con i succhi gastrici nello stomaco. Nell’intestino, successivamente, avviene una specie di combustione per la quale il fuoco diventa costruttore e i componenti del cibo vengono trasformati in elementi nutritivi assorbiti dal sangue distribuiti in tutto il corpo.

Questo processo è lo stesso che governa la digestione delle nostre emozioni negative, come la collera, perché il terzo chakra è, anche, il luogo delle emozioni, dell’energia negativa che, come la rabbia, si accumula quando le viene impedito di fluire e si deposita, come residuo emozionale, producendo un disturbo fisico e psicologico.

Il fuoco, simbolicamente, rappresenta la consapevolezza di sé e del proprio valore.

Rappresenta, anche, la nostra azione verso l’esterno e la spinta a modellare il mondo, la nostra forza di affermazione e, anche, la capacità di proteggere se stessi e gli altri.
Questo chakra collega due livelli di coscienza: la personalità inferiore, che trova alla sua radice nella sopravvivenza e nella sicurezza personale e la personalità superiore, che ci apre al contatto con gli altri e alla capacità di stabilire amicizie durature nel tempo.
È il centro della volontà personale, che nasce da una forza istintuale, necessaria per combattere le nostre paure e insicurezze.
I disturbi psicologici che derivano da un disequilibrio del terzo chakra sono: l’abuso di potere, la rabbia trattenuta o espressa in modo incontrollato con scopi d’ira, una bassa autostima e la repressione delle proprie emozioni.

Lavorare su questo chakra, con l’Apan Mudra, ha effetti benefici per l’energia del fegato che contiene, secondo la medicina cinese, la capacità di generare nuovi inizi.
Infine ha un effetto equilibrante sulla mente, favorendo la pazienza, la serenità, la fiducia, l’equilibrio interiore e l’armonia, proprio perché lo stato psicologico dipende in gran parte dal buon funzionamento del fegato.
Usando questo mudra, accresciamo la nostra capacità di sviluppare la visione prospettica personale di cui abbiamo bisogno per guardare al futuro, ai nostri progetti esistenziali.
Anche l’Apan Mudra si può usare nei tempi e nei modi del Pran Mudra, oppure più volte al giorno come trattamento regolare.

Il Puschan Mudra

Il Puschan Mudra si forma unendo i due mudra precedenti: la mano destra assume il Pran Mudra e la mano sinistra l’Apan Mudra.

Il Puschan Mudra è molto adatto per lavorare, psicologicamente, sulla rabbia perché simboleggia, con il gesto della mano destra, l’accettazione e la capacità di ricevere e, con la mano sinistra, il lasciar scorrere le cose, il lasciarle andare via.

Il Puschan Mudra ci ricorda di stare nella presenza senza attaccamento.

A livello fisico influenza le correnti di energia del primo del terzo chakra, responsabili sia dell’assorbimento e dell’utilizzo del cibo che della sua eliminazione. Allo stesso modo, intensifica l’azione della respirazione con l’assorbimento dell’ossigeno e l’espulsione dell’anidride carbonica dai polmoni e ha un effetto rilassante sul plesso solare. Agisce, infine, regolando il sistema nervoso autonomo e mobilitando l’energia di eliminazione e disintossicazione dalle emozioni negative come la collera.


Buona pratica!

Chiara Benini

Bibliografia
“Il fuoco della rabbia”, Monica Morganti, Armando Editore

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 15/11/2017
Categoria/e: Anteprima, Chicche di Yoga.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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