Staccarsi dalla famiglia d’origine: deluderla a volte fa bene all’autonomia

«Signore, permettimi
di andare a seppellire mio padre»
«Seguimi, e lascia che i morti
seppelliscano i loro morti!».
(Matteo 8,21-22)

In questo passo del Vangelo Gesù rivolge parole dure a chi si dice pronto per la sua chiamata. Il significato metaforico attribuito alle sue parole è che ci sono compiti esistenziali che richiedono rinunce radicali perché vengono prima delle realtà morte. Bisogna lasciare quindi che siano i morti (nello spirito) a seppellire i morti (nel fisico) perché le persone davvero vive, nel caso specifico i seguaci di Gesù, hanno altre priorità. E ciò vale anche se di mezzo ci sono affetti importanti come i genitori. Secondo alcune letture, la parola “morti” usata da Gesù ha infatti un duplice significato, non solo morte fisica ma anche spirituale, quella di chi si cura solo delle realtà materiali vivendo una vita “morta” dentro, quindi una non-vita.

Stando alle letture più diffuse, il passo si riferisce quindi alla necessità da parte dei discepoli di rompere con la vita precedente e il mondo a cui appartenevano. Altrettanto chiaro è il riferimento alla famiglia di origine e alla necessità di staccarsi da essa a un certo punto della propria esistenza, ovvero quando si è pronti ad accogliere “Gesù” perché interessi familiari e messaggio evangelico “sono teoricamente” in contrasto.

vangeli

Detta così sembra un’affermazione destinata solo ai credenti e sconnessa dal tema che vogliamo affrontare in questo articolo ma in realtà cela un insegnamento prezioso. A patto che si parta da un’interpretazione alternativa della figura del Messia come quella suggerita dal ricercatore e teologo Igor Sibaldi, che riconosce in Gesù, l’Io.

Sibaldi afferma infatti che l’espressione “date retta a me” attribuita a Gesù nei Vangeli, letteralmente in greco significa “date retta all’Io“. E i vari passi in cui Gesù si esprime, affermando per esempio “Io sono la via alla salvezza, alla verità ecc“, andrebbero letteralmente tradotti con “L’Io è la via alla verità, l’Io è la via alla salvezza ecc“. L’Io di chi? Di ciascuno di noi.

Ma cos’è l’Io racchiuso nei testi sacri secondo Sibaldi? E’ un qualcosa che è fuori dal corpo ma anche nel corpo che gli antichi conoscevano benissimo, e che ci permette per esempio di intuire cosa ci accadrà prima che effettivamente accada. Dice Sibaldi: “il nostro io cosciente è in un nostro Io molto più grande, il quale è a sua volta in un Io ancor più grande, e in un altro più grande ancora. Qui, senza dubbio, Bibbia e Vangeli sono vicinissimi a tradizioni più antiche, come quelle egizie e induiste.” L’Io profondo è molto più ampio della percezione che abbiamo normalmente di noi stessi, è il divino presente in ognuno di noi.

In tale ottica il passo del Vangelo citato cambia significato suggerendo, sembrerebbe, che per poter seguire l’Io (Gesù), è necessario tagliare i ponti con un certo passato, a partire dalla famiglia di origine che diventa altrimenti di impedimento al proprio cammino più autentico.

Ovviamente stiamo parlando di interpretazioni perché il Vangelo è talmente articolato e soggetto a letture molteplici che sarebbe assurdo e presuntuoso pensare di averlo capito (più) di chiunque altro. Sta di fatto che questa interpretazione ci offre un insegnamento prezioso e assolutamente moderno, ribadito da gran parte della psicologia.

Deludere i genitori può far bene all’autonomia

Molti psicologi concordano nel ritenere il distacco emotivo dalla famiglia di origine, che non coincide necessariamente con quello fisico ed economico, una tappa fondamentale verso l’autonomia.

Ma cos’è il distacco emotivo? E’ un distacco interiore dalle figure genitoriali indispensabile per essere (davvero) autonomi. La difficoltà a rompere emotivamente con i genitori può dipendere da molteplici fattori ed è riduttivo incolpare esclusivamente una delle parti coinvolte perché le dinamiche che intercorrono sono complesse. Tuttavia se questo distacco tarda ad arrivare, è probabile che nel rapporto figli-genitori sussistano problemi di varia entità a seconda dei casi.

Molti figli affermano per esempio di aver paura di deludere i genitori, condizionati da un profondo senso di colpa nei loro confronti. E’ una sensazione diffusa che tuttavia non dovrebbe diventare un ostacolo al raggiungimento dell’autonomia. Idem per quanto riguarda il tradimento delle eventuali aspettative genitoriali che impediscono ad alcuni figli di trovare la propria voce. Non è detto che un figlio debba necessariamente seguire una strada, professionale e non, diversa dal padre e dalla madre ma è indispensabile che la scelta sia individuale e non condizionata dalla famiglia.

Troppo spesso accade che per paura di deludere i genitori, ma fondamentalmente anche per paura di crescere e di doversi assumere le responsabilità della propria esistenza, i figli si accontentino di strade già percorse, finendo per accumulare frustrazione e un profondo senso di infelicità, a volte mascherata. Difficile offire soluzioni a buon mercato perché ogni persona è un universo a sè, ma iniziare a rendersi conto che autonomia economica non coincide sempre con autonomia emotiva, e che non è un obbligo morale corrispondere agli ideali di mamma e papà, è un già un primo passo.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 04/10/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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