Inserimento del bambino: consigli Montessori per viverlo al meglio!

Oggi vi parlerò di un tema che mette in crisi tantissime mamme. Cari papà, non è discriminazione, credetemi, ma appena vi svelerò la questione in atto mi darete ragione.

L’INSERIMENTO. Inserimento del bambino/a, che sia al nido, alla materna o addirittura alle elementari (anche se non esiste inserimento), è un problema dalle dimensioni cosmiche e credetemi, ci sono passata.
Innanzitutto è nata una distinzione negli ultimi anni: inserimento o ambientamento?
Tanti concordano con la parola ambientamento, poichè significa che il bambino debba far suo l’ambiente, in modo graduale.
Io sono più per entrambe. Perchè se è vero che il bambino debba “ambientarsi”, è anche vero che debba essere “inserito” in un gruppo già preesistente o che si sta formando.

Partiamo ora con alcuni consigli di preparazione a quest’esperienza che sarà una delle più intense della vostra vita.

1-Visitare l’asilo insieme al bambino. Mostrargli l’ambiente, le maestre e possibilmente i bambini che staranno con lui lo farà sentire partecipe e saprà che cosa immaginarsi quando gliene parlerete in seguito, prima dell’inserimento vero e proprio.

2-Leggere con il bambino libri che trattino l’argomento. Questo sarà uno spazio emotivo dedicato nel quale il bambino potrà sentirsi libero di esprimere ciò che sente a riguardo.

3- Spieghiamo al bambino che andrà a scuola o all’asilo esprimendo sentimenti entusiastici all’idea: amore lo sai che andrai anche tu al lavoro come mamma e papà? Un lavoro importante insieme ad altri bimbi come te. Ci saranno anche le maestre che mamma ha conosciuto e sono molto gentili (simpatiche, premurose, ecc termini chiari nel significato in modo che il bambino sappia cosa stiamo dicendo. Non usate “brave”, è un termine che non significa nulla, perchè è molto astratto e relativo). (Sappiate che se questi sentimenti non li sentite veramente il bambino se ne accorge eccome!!!)

4- Scegliete insieme lo zainetto e l’occorrente per questa nuova esperienza!Preparate tutto con cura e chiedete al bambino se desidera portare altro con sè. A volte un peluche o un bracciale di mamma possono diventare oggetti transizionali utili al distacco.

5-La scuola è un’esperienza meravigliosa, formatrice. Non diciamo mai frasi come: “Se non mi ascolti ti porto a scuola!” o similari, poichè sono controproducenti. La scuola non è un castigo o un luogo di paura da cui stare il più lontano possibile, ma un luogo di incontro, scambi, gioia ed esperienze positive.

Detto questo, come capire se un inserimento/ambientamento sta procedendo bene?
Dunque, per mia esperienza personale sia come educatrice che come mamma, penso che se il bambino piange al distacco (momento in cui la mamma, il papà o chi per loro va via dalla struttura SALUTANDOLO*) ma dopo poco tempo (10-15 min al massimo) è sereno, lavora, interagisce con i compagni e/o con l’adulto, tutto sta procedendo per il verso giusto. Diverso il caso in cui il bambino piange non solo al distacco ma per un tempo prolungato durante la permanenza a scuola.
*condizione imprescindibile affinchè non si senta abbandonato.

Consiglio in più in merito al saluto: 

Quando comunichiamo al bambino che è ora per mamma di andare al lavoro, mettiamoci alla sua altezza, diciamogli dove stiamo andando e quando torneremo (prima della pappa, dopo la pappa, dopo la nanna ecc) , in modo che lui abbia modo di associare il ritorno ad un momento specifico. Diamogli un bel bacio, un abbraccio e auguriamogli buona giornata. Andiamo via sorridendo e se lo vediamo piangere, lo diamo in braccio alle educatrici e andiamo. Non prolunghiamo mai il saluto, altrimenti diventa solo un prolungamento del dolore e dell’angoscia della separazione. Il bambino, consolato dalle educatrici sarà presto sereno.

Come fare per scoprire se il bambino piange 5 minuti o molto a lungo?

Innanzitutto FIDARSI degli adulti che lo prendono in cura e di ciò che loro vi rimandano, e sicuramente FIDARSI di ciò che dice il bambino o di come sta quando torna a casa. Nei bambini molto piccoli, di certo il modo più efficace e semplice è fidarsi di ciò che ci dicono gli educatori o gli adulti che se ne prendono cura in nostra assenza, perchè il bambino non parla e dunque come fa a spiegarci? Però, dopo una scelta accurata, che tiene conto anche delle sensazioni a pelle, delle persone che lo avranno in cura, si può, come sempre, osservare il bambino.

Le mamme hanno un istinto guida che le porta a comprendere se l’atteggiamento del bambino è “normale” (con normale intendo che è un atteggiamento che riconosce come proprio del bambino) o se non lo è (bambino allegrissimo che di colpo si incupisce, bambino stracoccolone e invece non lo è più ecc ecc) . Questo istinto NON mettetelo MAI a tacere.

Già durante il periodo di inserimento/ambientamento, la mamma può osservare molto i movimenti degli adulti che si prenderanno cura del suo bambino. Osservare le reazioni con gli altri bimbi, come interagisce. Con questo non voglio assolutamente dire che dobbiamo trasformarci in carabinieri o detective che prendono appunti, comparano dati ecc, perchè tutti siamo diversi e non possiamo aspettarci che un’educatrice si comporti esattamente come faremmo noi. Da esterni poi si hanno delle percezioni a volte distorte rispetto alle dinamiche interne, però sicuramente se durante quel periodo una mamma vede atteggiamenti che le si avvicinano sarà più fiduciosa nel lasciare il suo bambino/a.

La fiducia sta alla base di ogni rapporto, quindi se non vi fidate, credo non sia sano portare il vostro bambino/a in quella struttura, perchè senza dubbio lo si percepisce e tutta la relazione rischia di andare in pezzi o peggio, di far danni al bambino che si sente diviso nell’affetto tra casa e scuola, tra mamma e maestra.Se avete dubbi o perplessità rispetto ad alcune dinamiche chiedete sempre un colloquio con l’educatore e non parlate MAI davanti al bambino. Anche se piccolo percepirà la vostra rigidità, la tensione, il disagio che si potrebbe creare e questo non aiuterà la relazione tra maestra e bambino qualora decideste che l’inserimento può continuare. Questo perchè il lessico sentimentale che hanno portato nel loro bagaglio personale è stato quella sensazione sgradevole che ha provato mamma in quel momento per quella persona. Per i nostri cari neuroni specchio, se mamma prova un sentimento sgradevole o di tensione forte, io lo vivo nello stesso modo. Quindi, sempre per il bene del nostro bambino, chiediamo un colloquio solo tra adulti.

Io sono una mamma ansiosa e anche Chioccia. Perciò figuratevi la tragedia vissuta da me per lasciarle nelle mani di altri e imparare a lasciarle volare da sole… una fatica immane! Il distacco dal proprio bambino può essere vissuto come un dolore grandissimo in alcuni casi. Sicuramente c’è una “falla” nel sistema, ovvero un qualche nostro blocco psichico rispetto a questo, ma è comunque un dolore tangibile, uno sforzo quasi disumano, la sensazione che ti venga a mancare una parte fondamentale di te. E certo! Lasci un pezzo del tuo cuore che cammina in mezzo al mondo senza di te. Mica facile! Si inizia con i sensi di colpa (Sarò una buona madre se lo lascio al nido?E’ così piccolo… ) per finire nel calderone dei sentimenti contrastanti : devo seguire chi dice che deve socializzare o chi dice che deve stare sempre sempre sempre con la mamma?

Rispetto a questo spendo due parole per dirvi che dovete seguire solo il vostro cuore e il vostro istinto. Nessuno ha la formula magica in tasca. Se vi sentite pronte a lasciare il vostro bambino alle maestre è già un atto di fiducia molto grande che gli trasmettete: in lui e nelle sue capacità e nelle maestre, quindi il vostro bambino sarà portato a sentirsi al sicuro.   Come viviamo noi il distacco è fondamentale per non riversarlo su di loro. Le nostre sensazioni come mamme vanno sempre accolte e ascoltate. I bambini hanno bisogno dei loro tempi e che i loro bisogni vengano ascoltati: non li ignorate mai!

La fiducia sta alla base di tutto e se non c’è significa che bisogna cambiare rotta.

La cosa che voglio ancora condividere con voi è la visione della scuola. Se si è scelta una scuola, per i più disparati motivi, lo si è fatto in coscienza, sperando di dare il meglio ai nostri figli rispetto a ciò che abbiamo davanti nella nostra città. Ma non limitiamoci nè accontentiamoci se qualcosa non va come desidereremmo. Questo atteggiamento di apertura ci permette di far crescere la scuola dove siamo e di costruire un pezzetto di mondo migliore.

Vivere Montessori vi augura di trovare accoglienza vera, fiducia e gioia nella scuola che sceglierete o che avete scelto per i vostri bambini!

Educatrice Manuela Griso

Educatrice Manuela Griso

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avatar Articolo scritto da Educatrice Manuela Griso il 22/10/2017
Categoria/e: Primo piano, Vivere Montessori.



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