Antoni Gaudì: il Genio di Barcellona

La vita è una battaglia; per combattere è necessaria la forza e la forza è la virtù e questa si sostenta e aumenta coltivando la spiritualità, ovvero mediante le pratiche religiose“. Antoni Gaudì

Gaudì e Barcellona sono una cosa sola. Ne conosciamo i capolavori sparpagliati per la città spagnola ma che dire di lui, chi era, com’era, da dove veniva? Che avesse uno spirito audace e rivoluzionario lo si capisce osservando le sue opere architettoniche in cui spirito, natura, fantasia prendono vita tramutandosi in edifici delle meraviglie.

Lui stesso affermò di essere profondamente ispirato dalle forme naturali “Volete sapere dove ho trovato la mia ispirazione? In un albero; l’albero sostiene i grossi rami, questi i rami più piccoli e i rametti sostengono le foglie. E ogni singola parte cresce armoniosa, magnifica, da quando l’artista divino l’ha creata“.

Costruzioni perfette non solo dal punto di vista architettonico ma anche decorativo perché Gaudì dimostrò genialità nella scultura come nella pittura, nella ceramica come nel mosaico, che si intersecano nei suoi edifici creando un’armonia estetica unica nel suo genere.

Esponente del modernismo catalano, Gaudì come tutti i grandi artisti riuscì a interpretarlo in modo molto personale. E a Barcellona, dove si trasferì nel 1868 con suo fratello, diede il meglio di sè, sfornando 7 capolavori che ad oggi rientrano nei patrimoni dell’umanità dell’Unesco:

Parco Güell (1900-1914, Barcellona)

Palazzo Güell (1886-1888, Barcellona)

Sagrada Família (1883, ancora in costruzione)

Casa Batlló (1904-1907, Barcellona)

Casa Milà (1906-1912, Barcellona)

Casa Vicens (1883-1888, Barcellona)

Cripta della Colonia Güell (1898-1915, Santa Coloma de Cervelló).

La vita di Antoni Gaudì

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Nato da artigiani calderai il 25 giugno 1852 nella Catalogna meridionale, era il più giovane di cinque figli. Bambino di salute cagionevole, trascorse molto tempo nell’infanzia sulle montagne di Riudoms, a contemplare la natura, che diventerà infatti la sua più grande maestra.

Nel 1868 si trasferì a Barcellona, città in grande fermento all’epoca, e nel 1860 iniziò i suoi studi artistici. Nel 1878 ottenne il diploma alla Scuola Superiore di Architettura e già collaborava con grandi artisti del tempo. Conclusa la scuola di Architettura, il diretto Elies Rogent dichiarò: “Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o a un genio, con il tempo si vedrà.” Le sue idee infatti risultavano già geniali e uniche.

Fu però a Parigi, nel 1878, che incontrò colui che sarebbe diventato il suo mecenate principale, Eusebi Güell, grazie al quale potè dedicarsi alle sue grandi opere. Non si trattava tuttavia solo di un rapporto di lavoro, fra i due nacque una profonda amicizia. Oltre ai lavori svolti per Güell, Gaudí si dedicò a molte altre commissioni.

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Ma la vita di Gaudì sembra dividersi in due: tanto attivo nella giovinezza, durante la quale lo si descriveva come un dandy, quanto ritirato e solitario nell’ultima parte, dedita unicamente al lavoro. Si narra che praticasse la penitenza e la castità e in alcuni periodi si astenesse dal consumo di zuccheri, carne e fritti. Iniziò a coltivare inoltre uno spirito religioso che gli valse l’appellativo di architetto di Dio. Lo studioso Giulio Carlo Argan afferma che la sua architettura è religiosa e non ecclesiastica, “È religioso lo stile, non solo il contenuto dell’opera. Il suo è un atto di devozione pura“.

Gaudì concepì in effetti l’arte come sacerdozio, una ricerca mistica e spirituale, sebbene in giovinezza fosse attratto da tendenze anticlericali. Sicuramente ebbe rapporti con l’ambiente spiritista che a Barcellona era di moda. C’è chi dice che la sua fervida fantasia fosse invece frutto dell’uso di sostanze allucinogene ma non ci sono prove che lo dimostrino, certo è che fosse appassionato di botanica occulta e di temi esoterici.

Morì il 10 giugno 1926 investito da un tram mentre si recava alla Sagrada Família. Trasandato com’era, nessuno lo riconobbe e venne portato all’Ospedale della Santa Croce. I funerali si celebrarono due giorni dopo nella Sagrada Família, con grande partecipazione dei cittadini di Barcellona.

Sagrada Familia: la cattedrale dei poveri

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Questo capolavoro che impegnò Gaudì negli ultimi anni della sua vita, rimanendo inconcluso, è la testimonianza della sua vocazione religiosa e di quel profondo cambiamento che lo portò a isolarsi dal mondo e a coltivare la spiritualità. Pur essendo ormai celebre e conteso da committenti ricchi e famosi, Gaudì a partire dl 1910 decise di rinunciare a qualsiasi altro incarico per dedicarsi anima e corpo alla Cattedrale.

I lavori iniziarono nel 1883. La prima facciata, che fu anche l’unica realizzata sotto la sua direzione, fu quella dell’Incarnazione dedicata ai misteri dell’infanzia di Gesù. La facciata della Passione venne realizzata nel 1956 dallo scultore Subirachs, che rivisitò a modo suo il disegno originario di Gaudì, risalente al 1911, anno in cui l’artista sfuggì di poco alla morte a causa di una grave malattia.

Nel 1915 i fondi per la costruzione vennero meno e Gaudì, pur di continuarla, chiese l’elemosina ai ricchi borghesi di Barcellona. Dichiarò che nella Sagrada Famiglia “tutto è frutto della Provvidenza, inclusa la mia partecipazione come architetto“.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 08/08/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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