Mercurio: una minaccia per la salute

Di colore argenteo, volatile, solubile e unico metallo a presentarsi sotto forma di liquido a temperatura ambiente, il mercurio è largamente diffuso sul nostro pianeta e rappresenta una seria minaccia per la salute e l’ambiente.

Il suo nome deriva da quello dalla divinità del commercio e del guadagno (in latino Mercurius e in greco Ermes), poi attribuito al pianeta più vicino al sole e dagli alchimisti al più mobile e scorrevole dei metalli, noto per queste sue caratteristiche anche con la denominazione di argento vivo. Il mercurio (simbolo Hg, numero atomico 80), citato per la prima volta da Teofrasto nel 300 a.C. e ritrovato in tombe egizie del XV secolo a. C., era ben conosciuto sin dall’antichità anche in Cina e in India per le sue proprietà terapeutiche. Stabile a temperatura ordinaria, non reagisce con gli agenti atmosferici e tra le sue altre caratteristiche rientrano l’elevata densità e tensione superficiale, nonché la conducibilità e l’espansione uniforme al calore. Sono numerosi inoltre i metalli che possono sciogliersi nel mercurio, formando leghe chiamate amalgami.

mercurio

Raramente questo metallo si trova in natura allo stato puro, mentre il minerale che ne contiene di più e dal quale viene estratto è il cinabro, presente soprattutto in Spagna, Slovenia (Idria) e Italia (Monte Amiata) in Europa, Usa (California) e Perù fuori dai confini del Vecchio Continente.

Secondo stime attendibili l’80% del mercurio emesso nell’ambiente deriva da processi naturali (vaporizzazione della crosta terrestre, erosione delle rocce), mentre il restante 20% è di origine antropica e proviene dalla combustione di fonti fossili nelle centrali elettriche, inceneritori e varie lavorazioni industriali (attività estrattive, settori della plastica, carta e vernici, fabbricazione di dispositivi elettrici, termometri e barometri, impianti cloro-soda ecc.). Nel complesso, le attività umane comportano il rilascio in atmosfera di circa 2.000-3.000 tonnellate all’anno di mercurio, oggi utilizzato prevalentemente per la produzione di apparecchiature elettriche, elettroniche e mediche (sensori, termostati, interruttori, relais, amalgame dentali) e nel settore delle telecomunicazioni.

Questo metallo trova inoltre numerosi altri utilizzi, ad esempio per l’estrazione di oro e argento, per la preparazione di vari composti (fitofarmaci, detonanti, pigmenti per pitture antivegetative), della soda in celle elettrolitiche e di strumenti quali barometri, termometri e nanometri, oltre che per la realizzazione di specchi, pile e particolari tipi di lampade. La produzione di mercurio ha toccato l’apice negli anni Settanta per poi ridursi drasticamente negli anni successivi, in concomitanza con il minore utilizzo di questo metallo nel settore industriale a causa della sua elevata tossicità.

Con la minor richiesta da parte del mercato moltissime miniere un tempo altamente produttive hanno chiuso i battenti, comprese quelle italiane rimaste inattive dalla fine degli anni Settanta. Oggi i principali Paesi produttori sono Cina, Spagna, Kirghizistan, Algeria e Russia, mentre le maggiori concentrazioni di minerale sono rintracciabili in Kirghizistan, Slovenia, Spagna e Ucraina.

Una volta rilasciato nell’ambiente, il mercurio subisce una serie di complesse trasformazioni e cicli tra la terra, le acque superficiali e l’atmosfera. Lo ritroviamo in tre forme chimiche: elementare o metallico, organico e inorganico. La forma più comune di mercurio organico, il metilmercurio, è la più tossica ed è significativamente presente nei prodotti ittici a livello delle masse muscolari, soprattutto nei pesci predatori all’apice della catena alimentare (pesce spada, tonno, smeriglio).

I pericoli per la salute derivanti dal mercurio

L’esposizione umana a questo metallo pesante si verifica per motivi professionali (nelle miniere o nei siti industriali) o per via alimentare, senza dimenticare l’inalazione dalle amalgame dentali di vapori di mercurio elementare, convertito in inorganico dopo l’assorbimento. Il mercurialismo o idrargirismo, ovvero l’avvelenamento cronico da mercurio, è una malattia professionale a decorso cronico che colpisce i lavoratori esposti a questo metallo pesante tossico, possibile anche come conseguenza di cure prolungate e mal dosate con preparati mercuriali.

Provoca gravi danni al sistema nervoso centrale (tremori agli arti, confusione mentale, insonnia, atassia) disturbi digestivi (gengivite, stomatite), lesioni alla vista, dermatiti di vario tipo, alterazioni funzionali al fegato. Per la terapia si può ricorrere a sostanza chelanti che su legano al mercurio allontanandolo, ma in caso di inefficacia delle cure l’esito è letale per insufficienza cardiaca e renale o uno stato di profondo decadimento.

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L’intossicazione per via alimentare si deve invece al metilmercurio, particolarmente pericoloso per donne in gravidanza e bambini perché capace di superare la barriera cerebrale e quella placentare, con gravi danni per il sistema nervoso centrale e lo sviluppo del feto. Basse dosi possono provocare alterazioni dello sviluppo psicomotorio del nascituro, alte dosi un grave ritardo. L’esposizione cronica al metilmercurio altera la funzionalità renale e la memoria ed è all’origine di problemi motori e di coordinazione, mentre è già stata documentata la correlazione con le malattie cardiovascolari.

Per quanto riguarda il rischio cancro, inoltre, il metilmercurio si dimostra ben più pericoloso del mercurio inorganico, essendo classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) nel “gruppo 2B”, quindi come «possibile cancerogeno per l’uomo», a differenze del mercurio metallico con i suoi composti inorganici, inserito nel “gruppo 3”, ossia «non classificabile quanto alla sua cancerogenicità per l’uomo».

La forma chimica del mercurio più tossica per l’uomo si riscontra in alti livelli nei prodotti ittici e in particolare in specie predatrici quali pesce spada, tonno, squalo, smeriglio, verdesca e palombo. Sono questi i pesci tendenti ad assorbire in maggiori quantità il metilmercurio, che si accumula nei tessuti muscolari e non può essere eliminato. In generale, all’interno di una data specie di pesce quelli di maggior dimensioni e più vecchi contengono un più alto quantitativo di metilmercurio, che nel sangue umano ha una emivita (ovvero il tempo richiesto per dimezzare la quantità) di circa 50 giorni.

Mercurio

 

Nell’Unione europea, al fine di garantire la sicurezza alimentare dei consumatori, è in vigore il Regolamento comunitario 1881/2006, che impone un limite massimo di concentrazione di mercurio nei prodotti ittici, pari a 0,5 mg/kg per i pesci e il muscolo di pesce e 1 mg/kg per le specie predatrici. Perfino il tonno in scatola può esser configurato come un alimento a rischio per la presenza di mercurio, poiché il trattamento termico applicato alla conserva non è in grado di eliminare il metilmercurio eventualmente presente. In tema di prevenzione, l’unico accorgimento utile è quello di evitare il consumo eccessivo di specie più a rischio. Meglio dunque portare a tavola acciughe, aringhe, maccarello e sardine, ad alto contenuto di Omega 3,  ottimo per proteggere dal rischio cardiovascolare.

Consigli utili arrivano anche dalla Commissione europea, che invita le fasce di popolazione più a rischio a consumare non più di due porzioni a settimana di tonno e una porzione settimanale non superiore a 100 grammi per quanto riguarda i grandi pesci predatori. Una raccomandazione che rafforza la sicurezza alimentare dei consumatori, già garantita dai controlli ufficiali tesi a eliminare dal mercato i prodotti ittici che superano i livelli di metilmercurio definiti dalla normativa comunitaria.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha stabilito dosi settimanali tollerabili (Twi), o “livelli sicuri”, per tutelare i consumatori dagli effetti nocivi sulla salute causati dalla possibile presenza delle principali forme di mercurio negli alimenti: metilmercurio e mercurio inorganico. Se è improbabile che l’esposizione al mercurio inorganico attraverso gli alimenti superi la Twi per gran parte della popolazione, diverso è il discorso per il metilmercurio, dove la possibilità di oltrepassare il limite esiste in caso di elevato o frequente consumo di pesce. Su richiesta della Commissione europea, il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare  dell’Efsa (Contam) ha esaminato nuove informazioni scientifiche riguardo alla tossicità di queste forme di mercurio, tornando a valutare le Twi provvisorie fissate nel 2003 e nel 2010 dal Comitato congiunto di esperti Fao/Oms sugli additivi alimentari (Jefca). Se per il mercurio inorganico il gruppo Contam ha stabilito un valore di Twi in linea con quello già sancito dal Jefca, per il metilmercurio è stato deciso di abbassare i limiti (da 1,6 a 1,3 µg/kg di peso corporeo), poiché nuovi studi hanno indicato la possibilità che gli effetti benefici legati agli acidi grassi omega 3 a catena lunga presenti nel pesce, abbiano precedentemente portato a sottostimare i potenziali effetti avversi del metilmercurio negli stessi prodotti ittici.

Sulla base di dati più precisi relativi al consumo alimentare e ai livelli di mercurio negli alimenti, gli esperti del gruppo Contam hanno valutato in modo più preciso l’esposizione umana al metilmercurio mediante la dieta, riconoscendo la carne di pesce, in particolare tonno, pesce spada, merluzzo, merlano e luccio, come una delle principali fonti di esposizione a questa componente tossica. In generale, l’esposizione attraverso gli alimenti nelle persone con consumo elevato e frequente di pesce è risultata circa doppia rispetto alla popolazione totale, mentre il dato delle donne in gravidanza non si è discostato di molto da quello complessivo degli adulti.

Se siete tra coloro che non vogliono rinunciare al piacere del pesce a tavola, il consiglio è quello di prestare maggiore attenzione al rischio mercurio.

Marco Grilli

Marco Grilli

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avatar Articolo scritto da Marco Grilli il 06/07/2017
Categoria/e: Alimentazione, Inquinamento, Salute, Sostanze Nocive.



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