Farfalle al museo: Damien Hirst e la sua arte di morte

Cercando in rete notizie di questo “artista” ho trovato queste parole: Damien Hirst è considerato  il capofila di un fenomeno artistico che a partire dagli ultimi anni Ottanta vede l’arte britannica al centro della scena internazionale. Un artista che con il suo lavoro ha lasciato importanti eredità al settore artistico contemporaneo riuscendo ad influenzarne i meccanismi che ancora oggi lo regolano.”

“La sua produzione artistica non è quindi accomunata soltanto dalla volontà di trasmettere una sensazione ma è sempre approcciata attraverso l’ordine e il rigore di geometrie che assumono il ruolo di cornice al cui interno collocare visioni del disordine e dell’irrazionalità delle emozioni.Ne è un esempio l’apparente insensatezza del ciclo vitale di un essere vivente in A Thousand Years, dove nugoli di mosche nascono, vivono e trovano la morte all’interno dell’opera stessa.”
Beh… ho dato un’occhiata alle sue opere e rabbrividisco, ci sono tra le opere vasche contenenti tassidermie di animali, addirittura uno squalo in formaldeide. ma l’autore non si ferma ancora dopo il ciclo vitale delle mosche ora anche quello delle farfalle, si chiama In and Out of Love, l’installazione alla Tate di una stanza senza finestre in cui gli insetti nascono, prosperano e muoiono dentro al museo londinese.

E di nuovo gli animalisti protestano (e mi sembra giusto), a sostegno della “Rspca”, l’associazione britannica a difesa degli animali, ci sono i numeri: 9000 farfalle morte in 23 settimane di esposizione.

 

«Se si trattasse di cani, o gatti, il Paese si sarebbe già ribellato» dicono dall’associazione: le specie utilizzate da Hirst sono in molti casi rare, arrivano da regioni tropicali e, in condizioni normali, vivrebbero nove mesi. Un’eternità, rispetto ai pochi giorni da prigioniere nelle stanze senza finestre della Tate.

Ormai per fare colpo serve la morte anzichè la vita. e dando un’occhiata alle sue opere è facilmente capibile, viviamo in un mondo ormai malato, dove si esalta una forma d’arte che vede protagonisti degli animali, allora anche il canile della mia città è un’opera d’arte… i cani arrivano, soffrono e molte volte ci muoiono, chissà se qualche critico d’arte deciderà di metterlo all’asta al miglio offerente?

Amo l’arte ma questa volta Damien Hirst ha superato il concetto e ha solo creato una “schifezza” disumana, sarebbe meglio tornasse ai suoi pallini sulle pareti.

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Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 15/10/2012
Categoria/e: Animalismo, Primo piano.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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