Scegliamo la nostra vita prima della nascita?

In ambito new age la teoria secondo cui ognuno di noi pianifica la propria vita prima della nascita è diffusissima. Premesso che ciascuno è libero di credere a ciò che vuole, sono del parere sia importante vagliare attentamente qualunque tesi. Perché se rifiutare a prescindere è limitante, lo è altrettanto prendere per vera qualunque teoria ci venga proposta. Ho quindi deciso di affrontare la spinosa tematica riportando il pensiero di tre importanti studiosi: James Hillman, Carl Gustav Jung e Alexandra David-Neel.

James Hillman

james-hillmann

Lo psicoanalista, filosofo e saggista James Hillman nel famoso “Codice dell’Anima” afferma: “Ciascuna persona viene al mondo perché è chiamata. L’idea viene da Platone, dal mito di Er che egli pone alla fine della sua opera più nota, la Repubblica. In breve, l’idea è la seguente: prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta deliberatamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato”.

prima della nascita

E ancora: “Se esiste nella nostra civiltà una fantasia radicata e incrollabile, è quella secondo la quale ciascuno di noi è figlio dei propri genitori e il comportamento di nostra madre e di nostro padre è lo strumento primo del nostro destino. Così come abbiamo i loro cromosomi, allo stesso modo i loro grovigli e i loro atteggiamenti sono gli stessi nostri. La loro psiche inconscia – le collere rimosse, i desideri irrealizzati (¼) – conforma congiuntamente la nostra anima e noi non riusciremo mai e poi mai a venire a capo di questo determinismo e a liberarcene. L’anima individuale continua a essere immaginata biologicamente come un frutto dell’albero genealogico. La nostra psiche nasce da quella dei nostri genitori, così come la nostra carne nasce dai loro corpi (¼). Da qualche parte, tuttavia, un folletto continua a sussurrare un’altra storia: “Tu sei diverso; non assomigli a nessuno della famiglia; tu non sei dei loro”. Nel cuore si annida un eretico, che chiama la famiglia una fantasia, una superstizione. Del resto, il modello biologico stesso presenta smagliature che lasciano perplessi. Sappiamo spiegare (¼) più facilmente la contraccezione che non la concezione. Che cosa avviene in realtà in quel compatto (¼), conchiuso ovulo, che permette a quell’unico particolare spermatozoo, tra milioni, di penetrare? Ma forse sarebbe più giusto chiederlo allo spermatozoo: ce n’è uno tra voi che è più furbo, più intraprendente degli altri o forse più congeniale, che sente una maggiore affinità? O è un caso, una questione di “fortuna”¼ ma poi, che cosa si intende per fortuna? Sappiamo molte cose sul DNA e sui risultati della congiunzione, ma rimane intatto il mistero sul quale Darwin spese la vita, il mistero della selezione. La teoria della ghianda propone una soluzione antica: è stato il mio daimon a scegliere sia l’ovulo sia lo spermatozoo, così come aveva scelto i portatori, detti “genitori”. La loro unione deriva dalla mia necessità, non il contrario. Questo non aiuta forse a spiegare le unioni impossibili, le incompatibilità (¼), i veloci concepimenti e i bruschi abbandoni che si verificano tra genitori di molti di noi, e in particolare nelle biografie delle persone eminenti? Lui e lei si sono messi insieme non per unirsi ma per concepire quella persona unica e irripetibile, dotata di una particolare ghianda, che poi sono risultato essere io” Il codice dell’anima

Alexandra David-Neel

Alexandra David-Neel

In “Immortalità e reincarnazione”, la scrittrice ed esploratrice francese, donna con coraggio da leone, afferma: “Nessun potere supremo regola la reincarnazione dello jiva-namshe . Esso è diretto automaticamente verso il nuovo corpo che dovrà abitare. Questo nuovo corpo non gli è estraneo, come il vestito acquistato in un negozio è estraneo a colui che lo indosserà. È il namshe che ha egli stesso, nel corso della sua unione con il corpo materiale, tessuto e confezionato il vestito che si appresta a riceverlo.
Questo processo di “confezione” è continuo. Di volta in volta, il namshe sarto effettua ritocchi all’opera fatta precedentemente. Ne modifica l’aspetto, aggiungendo differenti parti di tessuto, o ricoprendone altre di guarnizioni (¼). Così l’incessante attività del corpo, della parola e dello spirito (¼) confezionano il destino dell’individuo nella sua esistenza, continuando a farlo di reincarnazione in reincarnazione, attraverso la successione delle morti e delle rinascite. Soltanto gli ignoranti parlano di punizioni e ricompense. Non c’è che la legge inesorabile, superiore e razionale delle cause e degli effetti “dell’atto e dei suoi frutti”, dicono i Tibetani”.

Carl Gustav Jung

jung

La mia vita, come l’ho vissuta, m’è sembrata spesso come una storia senza un inizio e senza una fine. Ho avuto sempre la sensazione di essere un frammento storico, un brano di cui mancasse il testo che veniva prima e quello che veniva dopo. Potrei anche immaginare che sono vissuto in secoli precedenti, dove mi sono imbattuto in quesiti cui non sono stato capace di rispondere; e che son dovuto rinascere perché non avevo portato a termine il compito che mi era stato assegnato” RSR

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it

Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 28/11/2016
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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