I fiori del male. Donne in Manicomio nel Regime Fascista: la Mostra dei Volti

“I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista” è il titolo della mostra dedicata alle donne nel ventennio fascista che raccoglie decenni di lavoro volti a recuperare la storia di un mondo negato, oscuro e nascosto, quello degli ospedali psichiatrici giudiziari; la loro storia è cruda, soprattutto in un periodo come quello del fascismo dove le donne rinchiuse in questi luoghi erano alla mercé del regime.

La mostra raccoglie testimonianze tratte dai diari e dalle lettere censurate ritrovate nelle cartelle cliniche, espone le relazioni mediche, gli appunti e le fotografie di quello che fu uno dei periodi neri della storia, in cui i malati di mente ma soprattutto le donne venivano allontanate dalla società poco più che adolescenti con delle diagnosi a dir poco sconcertanti, taggate come “anomalie”, “deviate” ed “esuberanti”.

Nel periodo del fascismo, vent’anni davvero bui, il divario tra normale e deviato non era poi così definito, molto sottile e spesso manipolato ad hoc per essere usato come strumento di repressione verso i ribelli antifascisti; bastava niente che madri, mogli, figlie venissero rinchiuse per essere isolate e torturate senza nessuno scopo di cura ma semplicemente per dimostrare la loro inadeguatezza ai ruoli imposti dal regime.

Ovviamente questi metodi di internamento venivano applicati anche ai dissidenti politici o presunti tali, per questo in molti manicomi venivano registrati pazienti con sintomi di pazzia ma anche alcolismo e vagabondaggio, un vero e proprio ricovero coatto utilizzato per la politica fascista.

Manicomio di Teramo

La mostra presenterà il materiale proveniente soprattutto dal Manicomio di Sant’Antonio Abate di Teramo, aperto nel 1881 come reparto aggregato all’Ospedale civile della città collocato all’interno delle vecchie fabbriche del convento di Sant’Antonio Abate e chiuso solo nel 1998, ed è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero per i Beni e le attività culturali e dalla Regione Abruzzo; i curatori Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante hanno voluto dare voce ai volti rinchiusi delle donne:

“Ci è sembrato importante  raccontare le storie di queste donne a partire dai loro volti, dalle loro espressioni, dai loro sguardi in cui sembrano quasi annullarsi le smemoratezze e le rimozioni che le hanno relegate in una dimensione di silenzio e oblio. Alle immagini sono state affiancate le parole: quelle dei medici, che ne rappresentarono anomalie ed esuberanze, ma anche le parole lasciate dalle stesse protagoniste dell’esperienza di internamento nelle lettere che scrissero a casa e che, censurate, sono rimaste nelle cartelle cliniche. Il manicomio, in questo senso, è stato un osservatorio privilegiato dal quale partire per analizzare i modelli culturali – di matrice positivista – che hanno storicamente contribuito a costruire la devianza femminile e che durante il Ventennio furono ideologicamente piegati alle esigenze del regime. Il lavoro di ricerca e di valorizzazione condotto su questi materiali ha permesso così di recuperare una parte fondamentale della nostra memoria e di restituirla alla collettività”.

“I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista” è stata inaugurata il 14 settembre a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia e sarà aperta al pubblico fino al 18 novembre, sicuramente di una forza sconvolgente vale la pena visitarla per capire fino a che punto si può spingere l’uomo contro la malattia mentale, o presunta tale, fino a dove l’uomo può arrivare per annientare, destabilizzare e cancellare un altro uomo (o donna).

Di seguito alcune delle immagini che è possibile vedere nella mostra, cartelle cliniche, volti, lettere censurate, annotazioni dei medici e parole dei pazienti; sicuramente qualcosa che lascerà un segno indelebile nell’anima di chi oggi le vede, un senso di impotenza e raccapricciante vergogna per quello che è stato fatto a questi “fiori”, donne malate o presunte tali, private della loro libertà e della loro dignità, donne segnate, rotte, buttate via, volti perduti e parole che fanno male.

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Tra le tante pazienti ricoverate dal regime fascista nel manicomio di Teramo c’erano anche molte bambine e ragazzine dai volti spenti che narrano le violenze subite dai loro corpi e dalle loro menti, volti e parole usate per definire i pregiudizi che storicamente hanno segnato le donne come “deviate”; volti di donne coperti dal tempo, dimenticati tra carte ingiallite, sguardi resi opachi dall’abbandono, dal dolore, inghiottiti dalle mura di un luogo che avrebbe dovuto spegnerne le scintille di trasgressività.

Valeria Bonora
valeria2174.wix.com

Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 28/10/2016
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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