Fatevi una domanda: “cosa volete per i vostri figli?

Molti genitori d’istinto risponderanno la felicità, ma pensateci un attimo. In sostanza vorreste che fossero preparati per affrontare la vita, diventare bravi professionisti, con un buon lavoro, una famiglia perfetta con il compagno perfetto, tanti soldi… ma è questo che veramente vogliono i vostri figli?

Certo se ci si rifà allo stereotipo del bambino perfetto delle riviste patinate dove sono sempre puliti, in ordine, non fanno mai i capricci e non fanno chiasso, e se poi aggiungiamo anche la visione di uomini e donne di successo tutti perfettini, belli e imbalsamati, allora uno può anche pensare di volere quello per i propri figli: la finta perfezione della cultura moderna.

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Quindi che cosa fanno questi genitori per i loro figli? Li subissano di compiti, di attività extra-scolastiche, li spronano a fare sempre di più e non accettano un rifiuto, si battono con le unghie e i denti affinché si trovino la strada spianata e senza barriere che possano fermare la loro corsa al successo… e i bambini? Dove sono finiti i bambini, quelli di una volta che giocavano in cortile, si sporcavano, urlavano, non ubbidivano e facevano pasticci?

I bambini… dove sono i bambini?

Eccoli, pressati sotto il peso di responsabilità dettato dai genitori, dove tutto è concesso, dove nessuno si interpone tra loro e il successo, dove crescono troppo in fretta e viene strappata loro dalle mani la loro infanzia. I genitori si aspettano dei risultati eccellenti e fanno di tutto per aiutare i propri figli a raggiungerli… ma è un comportamento corretto? Fermiamoci un attimo a pensare come vengono limitati questi bambini.

Si limitati, avete capito bene, spingere un bambino in una direzione ne limita il suo pensiero indipendente, prenderanno la strada della perfezione dei genitori e non della loro perfezione, non saranno liberi di sperimentare, di scegliere, di sbagliare e di imparare a loro spese e soprattutto di capire quale sia la loro identità.

Durante l’infanzia i bambini sono spugne, assorbono tutto, apprendono e hanno voglia di divertirsi, giocare, sporcarsi, cadere e rialzarsi con le proprie gambe, sbucciarsi e farsi quelle cicatrici che da grande ricorderanno loro la l’infanzia e le LORO vittorie.

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I bambini hanno bisogno di condividere le esperienze con altri bambini, confrontarsi, giocare e anche perdere tempo in cose banali e futili, è il loro tempo, non quello dei loro genitori! Pretendere che siano i migliori, che eccellano in tutto quello che per i genitori è importante non fa bene alla loro infanzia, li carica di inutili responsabilità, pressioni e stress.

Volete che i vostri figli siano felici?

Allora lasciateli essere dei bambini. non vogliono andare a scuola di violino? Pazienza, useranno quelle due ore per attaccare figurine su un album, a disegnare, ad immaginare di essere un pilota di aereo dentro una scatola da scarpe… va bene, saranno felici!

I genitori devono fare i genitori, proteggerli e comprenderli, aiutarli ma non pretendere che siano il top, devono essere in grado di accompagnare il proprio figlio sul suo percorso, a fianco senza spianargli la strada, senza raccogliere i cocci che lasciano dietro di loro, aiutarli nelle loro scelte, concentrarsi sul loro lavoro e non sul loro risultato.

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Insegnare ad un bambino cosa significa lavorare sodo per raggiungere un obiettivo è più importante che raggiungerlo, se il bambino recepisce il fatto che quel che conta è il risultato allora perderà la voglia di intraprendere nuove strade, cercando di ottenere solo quell’eccellenza che tutto sommato non gli porterà nessun grande vantaggio perché non avrà capito che l’eccellenza non vale niente senza la voglia di raggiungerla, il piacere che sta nell’affrontare le sfide, nel realizzare i propri obiettivi nel godersi il cammino verso quello che sarà il risultato.

Inoltre questa smania di volere sempre il massimo tarperà le ali dei bambini perché saranno terrorizzati dal fallimento, una paura difficile da sradicare che porterà solo a stress e depressione e formerà degli adulti incapaci di affrontare situazioni difficili e che si accontenteranno della mediocrità per non incorrere in un risultato scadente puntando più in alto. Inoltre c’è il forte rischio che questi bambini crescano nell’insicurezza con una bassa autostima.

Ma allora i genitori che ruolo devono avere?

Semplicemente quello di genitori che amano incondizionatamente i propri figli, sempre e comunque, sia che siano bravi sia che facciano degli errori; che proteggono il loro bambino e che lo lascino giocare, perdere tempo, sporcarsi e arruffarsi, cadere e rialzarsi da solo, fare le sue scelte e decidere cosa gli piace di più.

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Inoltre un genitore deve insegnare il rispetto, in primis per se stesso e poi per gli altri, devono fargli capire che come lui ce ne sono tanti altri, tutti speciali a loro modo, ognuno importante e ognuno fantastico.

I bambini hanno i propri ritmi, assecondateli e aiutateli rispettandoli, spiegate loro che un brutto risultato non è una tragedia, che se hanno lavorato bene hanno comunque fatto un buon lavoro perché “Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino.” ~ Arthur Schopenhauer

Valeria Bonora
valeria742.wixsite.com/valeriabonora