Il sistema scolastico svedese prevede che i bambini inizino le elementari a 7 anni, e che imparino a leggere, scrivere e contare con lentezza, seguendo i propri tempi, attraverso attività didattiche basate sul gioco e con l’uso di materiali vari, dall’esplorazione della natura ai supporti multimediali. Nei primi anni, non vengono assegnati compiti a casa e il carico di lavoro cresce progressivamente, in modo che i piccoli non si sentano mai sovraccaricati, ma imparino guidati dalla curiosità, con entusiasmo e leggerezza.

In questo panorama, spiccano le Vittra International Schools, scuole internazionali, appunto, ma con un curriculum svedese. Oggi in Svezia ce ne sono 26, la prima delle quali ha aperto nel 1993 vicino a Stoccolma. Ce ne sono poi altre 9 tra Danimarca, Norvegia ed Estonia.

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La filosofia alle spalle delle scuole Vittra è semplice ma molto innovativa: gli ambienti sono ampi e accoglienti, le classi sono solo una piccola parte dei locali, composti da spazi comuni in cui i bambini giocano, lavorano, e se sono stanchi, riposano. Ci sono, infatti, piccoli angoli con divanetti, cuscini e coperte, scaffali di libri e morbidi tappeti in cui i bambini possono rifugiarsi e ricaricarsi. Tutto a portata di bambino, all’insegna della libertà e del rispetto delle inclinazioni individuali. La pedagogia a cui sono ispirate queste scuole è infatti quella montessoriana, che si basa proprio sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo e sull’indipendenza.

In classe ci sono sempre due educatori, in modo da poter meglio seguire le diverse esigenze dei bambini. Lo stesso argomento viene spesso trattato con modalità diverse a seconda delle inclinazioni dei bambini: chi ha difficoltà di attenzione o di apprendimento ha a disposizione particolari strumenti di didattica per immagini, mentre ai lettori più voraci e ai più autonomi vengono forniti libri di lettura più avanzati, con esercizi su cui lavorare da soli o in piccoli gruppi. Insegnanti e bambini leggono insieme classici della letteratura svedese per l’infanzia, come Mio, piccolo Mio di Astrid Lindgren.

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Largo spazio è poi dedicato allo studio della natura, al rispetto per l’ambiente e anche al dialogo e al confronto. Una “materia”, che ha proprio un posto specifico nel calendario settimanale, è elevens val, ovvero scelta dell’allievo: i bambini possono scegliere cosa fare… possono prendere uno dei tanti libri presenti nella scuola, disegnare, scrivere, ma anche dedicarsi ad attività pratiche come il ricamo.

Un connubio, insomma, tra pedagogia montessoriana, orientata all’autonomia e alla libertà, e stile di vita nordico, pratico ed essenziale.

Un altro obiettivo delle scuole Vittra è il bilinguismo svedese/inglese, che comincia già da piccoli e dà ottimi risultati.

Luca Nicolò, un insegnante italiano residente a Stoccolma ed educatore presso Vittra Luma, descrive così la sua esperienza: “Lavorare in una scuola Vittra è per me stimolante e appagante, grazie anche alla ottima collaborazione che ho con il mio team di colleghi! Il metodo di insegnamento che adottiamo fa sì che gli alunni vedano in noi una guida presente che li aiuti a trovare la strada giusta per raggiungere, con le loro individuali capacità, gli obiettivi prefissi. Apprezzo anche molto che uno dei concetti principali di Vittra sia il rispetto delle diversità che diventano punto di forza per completarsi a vicenda, e questo vale sia tra alunni che tra gli insegnanti.”

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A Vittra si dà grande importanza al rispetto dell’individualità, con tutto ciò che la rende unica e speciale, e per il forte accento posto proprio sul vivere insieme rispettandosi a vicenda. Il bullismo è purtroppo un forte problema nelle scuole svedesi, ma a Vittra non trova spazio, insegnanti e famiglie sono uniti in una rete di supporto effettivo che si esprime in un clima sereno e positivo.

Si tratta della scuola perfetta? Certo che no, la perfezione non è di questo mondo. Ma è una scuola in cui i valori fondamentali del rispetto e della libertà vengono vissuti concretamente ogni giorno, e questo è per me un aspetto imprescindibile, che me ne fa sorvolare altri meno positivi e che comunque sono legati al sistema scolastico in generale o alla mentalità svedese, e non alle scuole Vittra in particolare. Parlo della leggerezza con cui a volte vengono affrontati temi delicati come la morte o la sessualità, e della mancanza di una precisa “programmazione”, come la intendiamo noi.

Rispetto a quella italiana, la scuola svedese è in questo senso più indipendente dalla famiglia, la quale ha meno controllo su quello che i bambini fanno, o sui temi che affrontano. Nei primi anni, i bambini non hanno nemmeno i quaderni, e i libri restano sempre a scuola. In un certo senso, questo ci insegna a lasciarci andare, a fidarci della scuola e dei nostri bambini, di quello che ci raccontano, senza dover necessariamente avere un riscontro scritto e tangibile. Dopotutto, la cosa fondamentale non è andare a prendere i bambini, trovarli sereni, e vederli crescere, passo dopo passo, insieme a noi?

Rubina Valli