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Psicologia

Piangere Fa Bene: Quando Le Lacrime Ci Connettono Con L'Interiorità

Di Elena Bernabè - 18 Marzo 2021

Piangere fa bene. E’ un modo per far uscire le nostre emozioni, per liberarci da pesi portati da troppo tempo, per contattare la nostra interiorità.

Viviamo però in un mondo che considera il pianto una reazione di debolezza, da eliminare, trattenere, rifiutare. Già da molto piccoli veniamo educati a non piangere oppure a smettere il prima possibile. Ma così facendo mettiamo un freno allo scorrere delle nostre emozioni ed esse, non scorrendo, si accumulano e creano blocchi emotivi difficili da sciogliere.

Non bisogna aver paura di piangere. Non bisogna frenare le lacrime quando vogliono uscire. Un uomo deve saper piangere.
(Sandro Pertini)

Perché piangere fa bene?

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Si diche che le lacrime hanno il potere di lavare la nostra anima, di crearle spazio, di pulirla, di purificarla da emozioni trattenute troppo a lungo. Il pianto è un’emozione resa visibile. Vedere qualcuno che piange è un vero onore perché si sta ammirando la sua interiorità.

Ogni volta che i nostri occhi che si riempiono di lacrime vuol dire che un nostro nodo interiore si è sciolto. Ecco perché fa bene piangere: perché ricontattiamo la parte di noi più profonda e le permettiamo di agire indisturbata, senza l’interferenza della nostra mente.

Riuscire a collegarci con le nostre emozioni diviene così la forza di ogni uomo. Egli mediante il pianto dimostra di non avere paura dei propri sentimenti, di riconoscerli e di lasciarli agire per poter compiere la loro missione che altro non è che scorrere e passare.

Piangere fa bene. Diciamolo ai bambini, a chi sta vivendo una difficoltà, a chi è in lutto, a chiunque vuole farlo per mille ragioni o anche per nessuna. Le lacrime hanno il potere terapeutico di svuotarci, di farci rimanere nel nulla, di spazzare via ogni distrazione. E grazie a questo processo riusciamo finalmente a vedere cosa è bene per noi.

Gli occhi che piangono di più sono anche quelli che vedono meglio.
(Victor Hugo)

Non siamo più capaci di piangere

L’acqua salata che sgorga dai nostri occhi è un’acqua sacra che nasce dal nostro cuore e si manifesta nel mondo. Ogni goccia delle nostre lacrime è una storia narrata che non si può spiegare a parole.

E dato che facciamo molta fatica a rimanere nel vuoto, nell’assenza di parole e nel dolore facciamo anche molta fatica a piangere. In molti si sforzano di farlo perché comprendono il potere liberatorio delle lacrime, ma non ci riescono. Questo è dovuto principalmente al fatto che siamo una società bloccata emotivamente e trattenendo per tanto tempo la nostra interiorità rischiamo di far agire il nostro corpo mediante violenze, impulsi aggressivi, parole che feriscono come lame di un coltello.

Troviamo difficoltà a piangere ma anche a ridere e quando ci riusciamo sia il pianto che la risata appaiono trattenuti, minimi, composti. Abbiamo paura di mostrare la nostra interiorità, ci sentiamo deboli, ci vergogniamo sia a piangere che a ridere in modo non controllato. Ma è proprio nell’uscita naturale senza freni delle nostre emozioni che riusciamo a sentire una vera e propria liberazione interiore.

Il pianto ci fa tornare bambini, ci catapulta nel mondo della fragilità, ci fa sperimentare la potenza dello lasciarsi andare. Piangere è un appuntamento con se stessi importante e arricchente.

Non ci lasciamo mai andare a piangere con tutta la disperazione che vorremmo. Forse abbiamo paura di annegare nelle lacrime e che non ci sia nessuno a trarci in salvo.
(Erica Jong)

Piangere fa bene ma se si piange troppo?

C’è chi non fa nessuna fatica a lasciarsi andare al pianto e pensa che dovrebbe invece trattenersi trattenere maggiormente, piangere di meno, essere meno sensibile.

In momenti di crisi della nostra vita tendiamo ad avere le difese abbassate e a piangere con maggiore frequenza. Questo significa solo che siamo in contatto costante con la nostra interiorità. Prendere consapevolezza di ciò è importante per non sentirsi inadeguati. E’ bene ringraziare il pianto che è venuto a noi e lasciarlo scorrere senza ostacolarlo. La nostra anima si sta pulendo, le nostre emozioni scorrono, il nostro corpo si fa portavoce del nostro cuore.

Quando il dolore non trova sfogo nelle lacrime, gli altri organi piangono
(Henry Maudsley)

Anche il nostro carattere incide sul pianto. C’è chi non piange mai e chi invece si abbandona alle lacrime in tantissime situazioni. None esiste una risposta più giusta dell’altra: siamo diversi ed ogni risposta alla vita è e dev’essere diversa.

Piangere insieme è una festa delle anime

Piangere da soli è uno sfogo che ci aiuta a svuotare cuore, mente e corpo. Ma piangere insieme ad altri è una vera e propria festa delle anime. Ci si parla senza le parole, si è uniti più che mai, si comunica con lo sguardo, gli abbracci contengono come coppe tutte le lacrime versate.

Piangendo insieme cadono tutte le difese, ci si trova vicini nello spirito, ci si comprende. E’ un incontro tra persone vero, autentico, libero da maschere e intriso di emozione che scorre.

Chi partecipa al tuo piacere ma non al tuo dolore
perde la chiave di una delle sette porte
del paradiso.
Puoi dimenticare la persona con cui hai riso,
mai quella con cui hai pianto.
(Khalil Gibran)

Ricordiamoci allora che piangere fa bene e che ogni lacrima versata è la goccia dell’oceano della nostra interiorità che vuole solcare le nostre guance per accarezzarci e donarci sollievo, trasformazione, amore.

Elena Bernabè Scrittrice





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