La sequenza di saluto alle dee del Fuoco per raggiungere la libertà dell’Anima

In India c’è un’usanza molto diffusa: la cerimonia del fuoco o yajna.

In questa celebrazione il fuoco assume un significato simbolico e le sue fiamme, che si elevano verso l’alto, rappresentano l’anima che si innalza nella sua aspirazione a liberarsi in Dio.
Quando nell’uomo il fuoco creativo, ossia la sua capacità di entusiasmarsi, è diretto all’esterno, con il desiderio di imporsi al mondo anziché di vivere in armonia con esso, le sue energie non arriveranno né nella sua coscienza, né in quella degli altri, ma lo condurranno inevitabilmente all’illusione e alla schiavitù.
Quando invece l’elemento fuoco viene offerto verso l’alto nell’elemento aria, che rappresenta la coscienza dell’affinità tra l’uomo e ogni altra forma di vita, l’uomo può raggiungere la libertà dell’anima.

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Il Dhuni è la fossa dove viene acceso il fuoco sacro che viene alimentato da delle offerte, come riso e burro chiarificato, che riflettono la necessità di armonizzare gli elementi terra e acqua con l’elemento fuoco.
Il riso infatti simboleggia l’elemento terra nell’uomo e i sottili semi dei samskar, o tendenze passate, mentre il burro chiarificato rappresenta l’elemento acqua nella sua purezza.

dhuni

L’elemento fuoco, se sviluppato senza la stabilità dell’elemento terra o la fluidità e la tolleranza dell’elemento acqua, può manifestarsi nell’uomo come una spietatezza distruttiva, infatti mentre la terra é inerte e l’acqua adattabile, il fuoco è creativo, una qualità che può trasformarsi in aggressività se non è adeguatamente moderata.

Al contrario, se l’elemento fuoco è sviluppato con equilibrio e sensibilità, può condurre a grandi opere creative oppure, se diretto verso la spiritualità, a un dinamico autocontrollo che dissipa ogni illusione.

Una formula di preghiera sanscrita descrive il significato di questa celebrazione:

“OM
Offro allo spirito del fuoco
meriti e colpe.
A questo fuoco offro
i miei sensi fisici
e uso le mie emozioni
come veicolo del sacrificio.”

La sequenza che segue dedicata alle Dee del fuoco può aiutarci a dare una direzione ascendente al nostro “fuoco interno” stimolando in noi la creatività necessaria per raggiungere la “meraviglia” più grande di tutte: la libertà dell’anima.

Sequenza di saluto alle dee del Fuoco

Questa sequenza sarà utilissima a chi non riesce a “digerire” il mondo circostante; a quelle persone che hanno un particolare bisogno di calore, di trasformazione, di riuscire a bruciare le negatività.
A livello più fisico la sequenza facilita la digestione, tonificando e massaggiando tutti gli organi e i visceri addominali.
Favorendo l’aumento del calore non è indicata per le donne in menopausa; inoltre il mantenimento prolungato delle posizioni in piedi è sempre sconsigliato a chi ha il prolasso dell’utero.

Esecuzione della sequenza

In posizione eretta, divaricate i piedi della misura delle vostre spalle e poggiate le mani sull’addome, destra sulla sinistra, dita rivolte alla terra, gomiti alti rivolti al cielo e spalle rilassate.
Eseguite alcuni respiri lenti e profondi, addominali; osservando l’ombelico che si solleva e si abbassa e il calore delle mani che si fonde con il calore interno.

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Una inspirazione più profonda tende ad allungare il busto che durante una intensa espirazione si flette in avanti, portando i gomiti ad appoggiarsi sulle ginocchia che pure si sono flesse.

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Il busto si mantiene diritto, parallelo al suolo e il capo sulla stessa linea: questa è la posizione di Svaha, la signora che accende e mantiene il fuoco.
Tre respiri calmi e regolari mantengono la forma, poi, inspirando, le gambe e il busto si distendono, assieme alle braccia che si alzano diritte al cielo con le mani strette a pugno. Espirando profondamente busto e gambe tornano a flettersi e i pugni stretti si appoggiano a terra davanti ai piedi, nella forma di Rodasi, l’eroica, la personificazione del lampo, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari.

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Inspirando si solleva un poco il bacino, per poter distendere la gamba sinistra all’indietro; i talloni si sollevano mantenendo il corpo sulle punte dei piedi, in equilibrio tra questi e i due pugni, nella forma di Svamini, colei che mantiene il calore.

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L’inspirazione accompagna le braccia che si distendono al cielo e l’espirazione porta il busto in rotazione verso sinistra, mentre scende il braccio sinistro verso la gamba distesa e il braccio destro fa da corona al capo.

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Le mani sono in Jnana mudra, il gesto della conoscenza, dove gli indici toccano la punta dei pollici.
Tutto il corpo è sospeso sulle punte dei piedi: questa è una classica posizione che indica Parvati, la shakti di Shiva, che danza; si mantiene per tre respiri calmi e regolari. Una inspirazione riporta le braccia al cielo, mentre il busto ritorna diritto e l’espirazione porta a terra le mani e la gamba sinistra si ritira. Ripetete la stessa posizione con tempi uguali sull’altro lato.

Portandovi a sedere sul tallone sinistro flettete la gamba destra, il ginocchio si accavalla alla sinistra e il piede si avvicina al fianco sinistro.

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L’inspirazione accompagna il braccio sinistro che si stende al cielo e il destro che gira dietro al busto, l’espirazione accompagna i gomiti che si flettono finché le mani possono afferrarsi dietro alla schiena. Questa è la posizione del muso di vacca, Gomukasana, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari. Inspirando le braccia si tendono verso il cielo, espirando scendono a terra lungo i fianchi, i pugni chiusi si puntano a terra per sollevare il bacino e mantenerlo sollevato distendendo le gambe in avanti. Ripetete la stessa posizione sull’altro lato.

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I piedi si appoggiano uniti al suolo, mantenendo le ginocchia piegate; il busto viene ruotato sul lato sinistro, la mano destra afferra entrambi gli alluci dei due piedi, per mantenerli ben serrati.
Inspirando le gambe si sollevano e si distendono, restando unite, il braccio sinistro si apre e le braccia si tendono, durante l’espirazione, formando una linea parallela al suolo.
Questa è la posizione di Urjani, che personifica tutta la forza scatenata dal calore interno del chakra Manipura, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari.
Ripetete la stessa forma sull’altro lato, con i medesimi tempi.

Unite, al centro, le gambe distese in avanti e lasciate scivolare indietro il busto, che sarà sostenuto dagli avambracci, con il peso ben in equilibrio sugli stessi.

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Girate lentamente il capo da un lato e dall’altro per verificare che non ci siano tensioni, che potrebbero essere causate da un appoggio dei gomiti spinti troppo in avanti, o troppo indietro: le braccia, dai gomiti alle spalle, devono risultare perpendicolari al suolo.
Inspirando staccate dal suolo il piede destro ed espirando appoggiatelo sul ginocchio sinistro.
Una inspirazione accompagna il distaccarsi dal suolo della gamba sinistra, che mantiene la forza di spinta verso l’alto, contrastata dalla forza del piede destro che spinge verso il basso.
Sono proprio queste forze antagoniste che tendono i muscoli addominali rafforzandoli.
La posizione di Shavasi, la potente signora del cielo infuocato, si mantiene per tre respiri calmi e regolari e poi si ripete con gli stessi tempi sull’altro lato.

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Afferrando con le mani sovrapposte il capo, in modo tale da avere gli avambracci uniti e appoggiati sulla cima della testa, ci si lascia scivolare lentamente al suolo, srotolando una dopo l’altra tutte le vertebre della colonna.
Quando la nuca è a contatto con la terra si tendono le braccia al cielo, inspirando ed espirando si fanno scendere ai lati lungo il busto.
Piegando il ginocchio sinistro si inspira ed espirando si afferra la gamba dalla parte esterna portando il ginocchio verso la spalla: il gomito sinistro tocca il suolo, mentre tutto il lato destro rimane rilassato steso a terra.
Questa intensa chiusura sul lato sinistro va a stimolare il piccolo Chakra della Luna, Chandra. Si mantiene la posizione per tre respiri calmi e regolari, poi si ripete sul lato destro per agire allo stesso modo sul piccolo Chakra del Sole, Surya.
Queste forme sono correlate alla dea Svadha, colei che personifica l’oblazione del fuoco.

Tornando al centro si flettono entrambe le ginocchia e si incrociano le caviglie. Sollevando la testa e le spalle, le braccia passano tra le gambe e le mani afferrano i talloni.
Nella posizione completa della dea del sonno Mahanidra, la testa poggia sui talloni, mentre nella posizione più semplice e parziale si vede semplicemente spuntare il viso tra le gambe.

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Mantenete la forma per tre respiri calmi e regolari, poi lentamente scioglietela durante una profonda espirazione.
Il tallone sinistro viene portato vicino al perineo e il ginocchio cade al suolo lateralmente sul lato sinistro. Il piede destro si appoggia a terra davanti al gluteo destro e le mani si giungono al petto.
Inspirando si solleva il piede destro dal suolo ed espirando si distende la gamba verso il cielo. Mantenete la posizione di Urvasi, la scintilla che fa scaturire il fuoco, per tre respiri calmi e regolari, quindi ripetete con gli stessi tempi sull’altro lato.

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Giungendo le mani sul petto, oppure distendendo le braccia in avanti con le dita delle mani intrecciate, tornate a sedervi.
In posizione facile a gambe incrociate ascoltate il respiro. Con le mani sull’addome viene accentuata gradualmente la fase di espirazione, che fa rientrare con vigore la pancia, finché il respiro risulta come un mantice, un soffietto per attivare il fuoco.

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Questa pratica prende il nome di Bastrika Pranayama, che significa proprio il respiro a mantice. Tenetela per alcuni minuti,dopo la sequenza distendevi in posizione supina e rilassatevi.

Le mani si appoggiano sul lato destro dell’addome, laddove è collocato il piccolo Chakra del Sole, che governa le funzioni del fegato e regola il flusso della bile. Il respiro lento e profondo, luminoso e radiante come il sole, si espande da quel punto in tutto l’addome. Quindi le mani si spostano sul lato sinistro dell’addome, laddove è collocato il piccolo Chakra della Luna, che governa le funzioni della milza e regola il succo pancreatico, in quel punto andrà il respiro lento e profondo che manterrete per alcuni minuti. Questi due piccoli Chakra sono i guardiani protettori del grande Chakra del Sole, Manipura, collocato nel centro dell’addome: lì nel centro si spostano le mani e il respiro. L’ombelico si solleva dolcemente durante le inspirazioni per abbassarsi nelle espirazioni. Avvertirete un piacevole senso di calore espandersi dall’addome al corpo intero che si rilassa.

Chiara Benini

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 29/04/2016
Categoria/e: Chicche di Yoga, Primo piano.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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