“…è l’uomo più sconcertante che io abbia incontrato. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene”. Federico Fellini, 1964

Gustavo Adolfo Rol nasce il 20 giugno 1903 a Torino dal padre Vittorio, avvocato e direttore della Banca Commerciale Italiana di Torino, e da mamma Martha Peruglia. La famiglia di origine è benestante, colta, ben inserita in società. Rol cresce in un clima aperto nei confronti delle diverse forme d’arte e nel 1923 decide di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza, adattandosi poi alla carriera bancaria. Viaggia e lavora in numerose capitali europee finché, nel 1930, si sposa con un’indossatrice norvegese, Elna Resch-Knudsen. Non appena il padre muore, Rol abbandona la carriera bancaria per dedicarsi interamente ai viaggi: nel frattempo si laurea in Biologia medico-clinica a Parigi, mentre a Londra consegue la laurea in Economia. Nel 1942 apre un negozio di antiquariato a Torino, negli anni successivi inizia a dedicarsi alla pittura e alla musica, sue passioni da sempre.

A quanto pare la ricerca in ambito spirituale inizia nel 1925 a Marsiglia, Rol ha una fissazione per le carte da gioco, di cui vuole svelare a tutti i costi il colore. Inizialmente non ottiene grandi risultati ma a forza di riprovare ed esercitarsi, comincia a individuarne sempre di più, finché nel 1927, a Parigi, indovina il colore di tutte le 52 carte del mazzo acquistato. Ci riesce ponendo la mano poco sopra la carta: difatti ogni carta, a seconda del colore, gli procura una sensazione di calore diversa. Più tardi scriverà: “ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!”

La tremenda legge si ricollega, come affermerà egli stesso, a una scoperta assai curiosa: “Cominciai con le carte: perché non doveva essere possibile conoscere il colore di una carta coperta? Provai e riprovai, ma per molto tempo senza risultati. Poi un giorno guardando un arcobaleno ebbi la folgorazione: mi resi conto che il verde era il colore centrale, quello che teneva uniti gli altri. Misurai la vibrazione del verde e scoprii che era la stessa della quinta musicale, e che corrispondeva a un certo grado di calore. Così cominciai a indovinare esattamente le carte e, a poco a poco, a fare tutte le altre cose…”. Questa scoperta, corrispondente al suo “risveglio”, lo colpisce a tal punto da spingerlo a ritirarsi, nel 1928, nella casa religiosa Villa Santa Croce, a San Mauro Torinese. Rol deve scegliere: rimanere lì o ritornare nel mondo in veste nuova.

Inizia così la sua avventura nel mondo civile. La sua fama si diffonde progressivamente ovunque, inizia ad essere contattato da personalità politiche importanti, da artisti e personaggi celebri. Fra questi si annoverano Re Umberto di Savoia, Elisabetta II, Benito Mussolini, Papa Pio IX, Pablo Picasso, Salvador Dalì, Einstein, Federico Fellini, Franco Zeffirelli e molti altri ancora. Nonostante ciò, Rol non si concede facilmente alla televisione e alla radio. Si spegne a Torino il 22 settembre 1994.

Cosa faceva Gustavo Adolfo Rol

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Darne una definizione chiara ed esaustiva è difficile perché Gustavo Adolfo Rol era (ed è) prima di tutto uno spirito libero: “Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo…” Non affiliato ad alcun gruppo specifico, conduce la maggior parte dei suoi esperimenti insieme ad amici e conoscenti fidati. E sono proprio le persone che lo hanno conosciuto in vita a diffonderne tutt’oggi gli insegnamenti. Descritto frequentemente come uomo misterioso, onesto, disinteressato al denaro o alla fama, affascina un gran numero di curiosi, alcuni decisamente sintonizzati sulla sua lunghezza d’onda, come Federico Fellini, altri molto più scettici, vedi Piero Angela.

Quest’ultimo in particolare si scaglia contro Rol, giudicandolo abile prestigiatore. Angela, come altri, per smascherare l’inganno punta sul fatto che gli esperimenti non siano ripetibili. Ma giustamente Rol non può ripeterli a comando poiché essi dipendono dall’ispirazione del momento e non sono, per loro stessa natura, vincolati da cause esterne. Piero Angela è particolarmente critico nei suoi confronti, dubita dei suoi fenomeni e persino della sua onestà, omettendo, secondo quanto riportato sul sito gustavorol.org, alcuni episodi che non avrebbero potuto essere frutto di giochi di prestigio. Per esempio, la lettura di un libro a distanza, eseguita al telefono o ancora la materializzazione della firma di Rol su fogli di carta che Angela aveva in tasca.

Come riporta gustavorol.org, Rol è offeso dalle accuse di disonestà rivolte da Piero Angela e rilasciando un’intervista a La Stampa, afferma: “ha mentito su quanto mi ha veduto fare, nel modo che l’ha veduto fare e su quanto mi ha sentito dire. Io sono convinto che egli abbia agito col deliberato proposito di distruggere in me la dimostrazione di tutto ciò che lo spirito umano può compiere quando si ispira a Dio. Tale comportamento mi fa pensare che egli in Dio non crede affatto, ma io lo attendo per quel giorno quando mi incontrerà nell’Aldilà e gli punterò contro il mio dito indice, non tanto per il dispiacere che può avermi procurato, quanto per l’avere, con il suo comportamento, chiuso quella porta che io avevo socchiuso alla Scienza.”

Nel corso di un’altra intervista rilasciata a La Stampa, Rol risponde anche al fisico Tullio Regge, uno dei fondatori del famoso C.I.C.A.P., insieme a Piero Angela: “se un giorno non Le avessi mostrato alcuni miei modestissimi esperimenti, non mi sarei permesso di scriverle questa lettera. Ricordo come cercai di provarle che esistono fenomeni fuori della norma ove la materia stessa è chiamata in causa e non dipendono soltanto da una particolare disposizione della psiche. (…) Quel rapporto della mente col meraviglioso al quale accennavo verrebbe immediatamente turbato col risultato facilmente intuibile: la distruzione in partenza dell’esperimento. (…) Lei ha veduto da me cose che ho definito modestissime eppure affermo che nessun prestigiatore, anche il più capace sarebbe stato in grado di ripeterle. Per chi mi conosce profondamente e sa come mi comporto ed agisco, è comprensibile che questo tipo di controlli è inutile, anzi inopportuno. Non un prestigiatore, ma un Ricercatore è opportuno. Egli è portato a sostituire con l’interesse e la collaborazione ogni eventuale sua diffidenza. Non è difficile comprendere ed ammettere che nello sviluppo di una collaborazione, ogni forma di controllo, anche la più minuziosa, viene ad essere spontaneamente esercitata. La presenza poi di un Ricercatore rotto a queste esperienze offre la maggior garanzia ai fini di un risultato positivo. Va tenuto in considerazione che io agisco sempre d’impulso in uno stato d’animo che mi viene improvviso e che non so spiegare. È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini …”.

Il pensiero di Rol

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La mela che Sempronio mangiava il 16 luglio 1329, esiste tuttora, non meno di quando era attaccata ai rami dell’albero e prima ancora che l’albero esistesse né col 16 luglio 1329 la sua funzione venne a cessare, poiché nel tutto che si accumula, ogni cosa rimane operante, Dio e i suoi pensieri essendo la medesima cosa e non potendo un aspetto separato di questa cosa modificare la natura della cosa stessa. Dio è eterno e inconsumabile, onnipotente e multiforme e noi, parte di Dio, siamo la stessa cosa che Dio”, affermava Rol riferendosi a quello che era solito chiamare spirito intelligente, una sorta di residuo psichico proprio dell’essere umano.

A spiegarne il significato, fra i tanti, fu Dino Buzzati che affermò: “Rol dichiara di non essere un medium. Rol, cattolico convinto, non crede che l’anima dei morti possa tornare fra noi e manifestarsi. Crede che, all’atto della morte, l’anima torni alle origini, ma sulla terra possa restare un quid, chiamiamolo pure “spirito”, cioè la carica di vitalità e di intelligenza che l’uomo trasmise alle sue opere. Questo “spirito” può, in determinate circostanze, ripetere cose che aveva fatto durante la vita, non mai creare qualcosa di nuovo o rivelare i segreti dell’aldilà. Il Ravier che tra poco dovrebbe dipingere…non è l’anima del defunto pittore bensì quella parte spirituale di lui che fu spesa su questa terra e che qui continuerà a esistere anche fra cento milioni di anni.”

Lo spirito intelligente, secondo Rol, non corrispondeva all’anima propriamente detta, egli sosteneva che “con l’arresto di ogni attività fisica – la morte del corpo – l’anima si libera ma non interrompe la propria attivitàLo “spirito intelligente”, invece, rimane in essere e anche operante.” Un altro concetto a lui caro era quello della coscienza sublime: “Quando si entra nella sfera della “Coscienza Sublime” tutto diventa possibile.”

Laura De Rosa

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