La filosofia del pensiero positivo, oggi tanto di moda, afferma che allineando la mente a uno stato di positività è possibile modificare la realtà, partendo dal presupposto che i pensieri sono materia viva. D’altronde è risaputo che concentrandoci su idee negative attiriamo negatività. E lo stesso principio vale al contrario. A tal scopo è necessario imparare a gestire coscientemente i propri pensieri, in modo tale che gli automatismi negativi non ci condizionino.

Le tecniche del pensiero positivo sono numerose, prima fra tutte quella che prevede l’impiego di affermazioni improntate alla positività, da pensare, scrivere, ripetere mentalmente o persino cantare. Utilizzate in tal modo, esse contribuirebbero ad avviare una riprogrammazione della mente inconscia. Altre tecniche note sono la meditazione e la cosiddetta visualizzazione creativa. Quest’ultima consiste nell’immaginare in modo vivido la vita che desideriamo, partendo dalle esperienze che ci interessa creare nell’immediato futuro. Le immagini mentali vanno accompagnate da emozioni profonde, come se l’evento si fosse già avverato. La visualizzazione va quindi ripetuta più volte.

Sebbene sia una sostenitrice del pensiero positivo, ritengo sia importante applicarlo nella maniera corretta onde evitare i classici errori da principianti, che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ma scopriamo le origini di questa filosofia, i pro e i contro.

Correnti ed esponenti del pensiero positivo

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In via generale si riconoscono due principali correnti del pensiero positivo: una che lavora in particolare sulla riprogrammazione del subconscio, cui appartiene per esempio la psicologa Vera Peiffer, e una corrente più spirituale, di cui fa parte la statunitense Louise Hay, derivante dal movimento New Thought. Quest’ultimo ha iniziato a diffondersi nella seconda metà dell’800 negli Usa prendendo sempre più piede. Il movimento non ha dogmi poiché si basa sull’idea che la Verità sia in evoluzione continua. Inoltre il “Nuovo Pensiero” considera i pensieri creatori della realtà e, in quanto tali, capaci di modificare la nostra vita, in bene o in male. Ecco perché riprogrammare i pensieri allineandoli con le leggi universali in un’ottica positiva può davvero migliorare le nostre esistenze.

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Louise Hay è una delle formatrici che ha maggiormente contribuito alla diffusione del pensiero positivo. Consulente e terapeuta metafisica, ha scritto moltissimi libri a tema, publicato video e registrazioni audio, nella convinzione che il pensiero possa davvero influenzare la realtà. A questa conclusione Louise arriva sperimentando su se stessa gli effetti di tale filosofia, che a suo dire l’avrebbe aiutata a combattere una grave malattia che le era stata diagnosticata. Oltre alle affermazioni positive, Louise afferma di aver impiegato molto le osservazioni allo specchio, sperimentando appositi esercizi in grado di aiutare a guardarsi dentro. Louise Hay propone anche corsi il cui obiettivo è insegnare ai partecipanti a volersi bene, ad amare gli altri e ogni aspetto della propria vita, comprendendo che le affermazioni positive sono fondamentali per indurre un reale cambiamento così come l’amore per se stessi, autentico strumento miracoloso.

Un’altra autrice del New Thought molto famosa e apprezzata è l’australiana Rhonda Byrne, autrice di “The Secret”, in cui svela con un linguaggio accessibile a tutti i segreti della felicità, rivelandoci che il mondo circostante ce lo costruiamo ogni giorno con le nostre scelte. Bob Proctor, autore di “Sei nato ricco”, è un altro esponente del pensiero positivo, che propone esercizi di tipo mentale e fisico per migliorare la qualità della vita. E ancora Tony Robbins, life coach che adopera spesso la Programmazione Neuro Linguistica, PNL, per migliorare la vita delle persone.

I principi base del pensiero positivo

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Sebbene esistano numerose correnti di pensiero positivo, ognuna delle quali propone esercizi diversi, alcuni principi di base rimangono perlopiù immutati: partiamo dall’atteggiamento con cui affrontiamo quotidianamente le giornate, a partire dal primo mattino. Questo dovrebbe essere improntato alla positività, nella consapevolezza che qualunque cosa accada sarà un’esperienza meravigliosa e comunque di insegnamento. Secondo principio indispensabile la famosa gratitudine, ovvero essere grati per quello che abbiamo, persino per il tetto che ci protegge ed eventualmente dedicare a questa pratica qualche riga scritta in modo da fissare le emozioni positive sperimentate. Il terzo principio è la condivisione con persone che aiutano l’individuo a migliorarsi. Il quarto punto riguarda la solidarietà che può essere pratica anche con piccoli gesti di cortesia quotidiani, infine gli obiettivi che ci poniamo, indispensabili per avere una rotta.

Pro e contro del pensiero positivo

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Oramai numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia del pensiero positivo, ma nonostante si tratti di una pratica utilissima, cela alcune insidie, specialmente per i principianti. Chi non se ne occupa professionalmente tende infatti a rimpiazzare le emozioni negative con sentimenti di amore e gratitudine fasulli. Come ci suggerisce la terapeuta americana Debbie Ford, è importante ricorrere al pensiero positivo nel modo corretto: se esso diviene una maschera attraverso la quale nascondere la nostra vera identità, che è fatta di luce ma anche di buio, non è d’aiuto. Anzi, può addirittura diventare controproducente.

A tal proposito ricordo un’esperienza personale: in un certo periodo della mia vita in cui provavo aggressività nei confronti di una persona cara, provai a mettere in pratica il pensiero positivo, cercando di sostituire l’aggressività con sentimenti di gratitudine, amore e via dicendo. Risultato? Reprimendo l’aggressività nel tentativo di essere buona, accumulai frustrazione fino a sentirmi scoppiare. Fu allora che incontrai sul mio cammino “Illumina il tuo lato oscuro” della terapeuta americana Debbie Ford: mettendo in pratica alcuni esercizi il cui scopo era indurmi a far pace con le parti di me stessa rimosse poiché inaccettabili (nel mio caso l’aggressività), riuscii finalmente a reintegrarla in me stessa e a renderla costruttiva. Di lì a poco iniziai a dire quello che pensavo in modo più diretto, utilizzando quindi l’aggressività in modo produttivo/positivo. In definitiva il pensiero positivo dovrebbe aiutarci a guardare in un’ottica positiva anche le caratteristiche apparentemente più negative di noi stessi (esse celano risorse preziose), ma non rimpiazzarle con qualcos’altro dandoci l’illusione che non esistano. In tal caso, prima o poi, si ripresenteranno.

Laura De Rosa

www.yinyangtherapy.it