Siamo esseri musicali perché la sostanza stessa che forma l’universo è musica, una musica già a disposizione per ispirare e servire attraverso la sua vibrazione…..siamo musica nel profondo, nella più piccola particella del nostro essere, siamo musica nel nucleo del DNA e nella struttura molecolare”. Quando la musica guarisce di Fabien Maman

E’ ormai un dato di fatto che la musica ha un effetto rigenerante sul nostro cervello, come confermato da numerose ricerche scientifiche. Secondo alcuni studi essa attiverebbe determinate aree cerebrali adibite al movimento, tant’è vero che alcuni ricercatori sostengono sia nata per indurci a muoverci insieme, comportamento strettamente correlato all’altruismo e alla solidarietà. Pensiamo poi ai suoi benefici in gravidanza: già nel pancione i bambini si rilassano ascoltandola e i bimbi prematuri traggono enormi benefici da melodie che simulano il battito del cuore materno.

Più in generale essa è fonte privilegiata di piacere, in grado di stimolare il rilascio di dopamina nel cervello. E a quanto pare capace di condizionare il nostro umore più delle parole grazie alla simultanea attivazione di numerosi circuiti cerebrali, coinvolti nelle emozioni, nel movimento e nella conoscenza. E che dire della musicoterapia, utilizzata per favorire il recupero di funzioni di tipo cognitivo, emozionale e sociale nonché per rallentare il decorso di alcune patologie.

Fabien Maman: la musica modifica le cellule

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Non solo. Secondo il musicoterapeuta Fabien Maman e il suo team di collaboratori, la musica sarebbe in grado di modificare persino la struttura fisica dell’organismo agendo direttamente sulle cellule, incluse quelle tumorali. Attraverso le sue ricerche riportate nel testo “Quando la musica guarisce”, Maman ha immortalato cellule esposte a determinati suoni nel prima e dopo. I suoni, compresi tra i 30 e i 40 decibel, venivano emessi a 30 cm di distanza per una ventina di minuti e fotografati tramite camera Kirlian e microscopio ogni minuto. Nel corso degli esperimenti si è notato un cambiamento radicale nelle cellule e nei rispettivi campi magnetici. In particolare le cellule cancerose sono letteralmente esplose man mano che il suono si espandeva ricorrendo a scale musicali, provocando uno spostamento della membrana cellulare dal centro alla periferia. Maman ha spiegato: “l’esplosione è il risultato della risonanza tra i suoni che inviamo e le particelle elementari contenute nella struttura interna della cellula. L’accumularsi del suono crea quindi all’interno della cellula una dissonanza intollerabile”.

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Mentre non erano sottoposte ad alcun suono, le cellule posizionate sul vetrino si espandevano aumentando di volume; quando invece il suono era presente, la loro crescita risultava limitata. Maman ha notato che le cellule sane tendono a sincronizzarsi con il suono senza problemi, assorbendo la sua energia e restituendola all’esterno, mentre quelle cancerogene trattengono l’energia della frequenza sonora rivelandosi in tal senso rigide a livello strutturale.
Ma il suono rivelatosi più efficace è stata la voce umana che rispetto ad altri suoni, si caratterizza per la presenza della volontà di chi canta, quindi include una risonanza spirituale.

Altri studi sugli effetti benefici della musica

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A ritornare sull’argomento anche il professor Ventura, secondo il quale le cellule sarebbero in grado di produrre vibrazioni di tipo acustico trasformabili in suoni, che offrono informazioni importanti sul loro stato di salute. Lo stesso Ventura è convinto che il suono riesca a modificare lo stato dinamico, strutturale ed energetico degli atomi e delle altre molecole. Ovviamente solo alcuni suoni e vibrazioni sono in grado di farlo, alcuni non udibili. La medicina vibrazionale si basa proprio su questi presupposti e, per individuare i vari disturbi, studia le frequenze energetiche derivanti da diverse fonti quali il suono, i raggi X, le onde radio e via dicendo. In quest’ottica tutto è vibrazione.

Ad approfondire l’argomento, analizzando gli effetti della musica sull’acqua, fu anche il famoso Masaru Emoto, che ha dimostrato come l’acqua a una temperatura vicina allo zero modifica la propria struttura a seconda dei suoni cui viene sottoposta. Anche Alexander Lauterwasser si è soffermato sul legame suono/forma sviluppando una tecnica che rende visibili suoni e frequenze proprio attraverso l’acqua, di cui siamo composti in larga percentuale. Se ne deduce che se essa è condizionata dai suoni, nel bene e nel male, noi stessi lo siamo.

E che dire dei famosi bagni di gong, veri e propri bagni vibrazionali che avvolgendoci completamente con il suono riescono a favorire la pace interiore, far vibrare maggiormente la parte emozionale, risvegliare sogni e sciogliere eventuali energie bloccate. E così anche le celebri campane tibetane, il cui suono, assicurano i praticanti, è un vero toccasana dal punto di vista energetico. E se tutto è energia, si sta poco a comprendere come anche il corpo fisico possa risultarne rigenerato.

Come premesso, anche la musicoterapia si occupa del legame uomo-musica, utilizzando il suono per intervenire a livello educativo, riabilitativo, terapeutico sulle persone, aiutandole a guarire. Ma pensiamo anche all’uso dei suoni nell’ambito dello sciamanismo, che ricorre molto spesso a vocalizzi particolari e strumenti ritmici come il tamburo per favorire la guarigione, facendo appello agli spiriti anziché ad altre fonti come nella musicoterapia tradizionale. Oggigiorno la stessa scienza ufficiale conferma l’importanza della musica a livello terapeutico, tant’è vero che numerosissime ricerche ne dimostrano l’efficacia su più fronti.

Laura De Rosa

www.yinyangtherapy.it