In questa veste non mi avete mai conosciuta, ma quest’oggi voglio parlarvi non della Montessori o di approcci educativi, ma di una persona, un ragazzo, per me straordinario, che sta compiendo un viaggio meraviglioso, nel mondo e dentro se stesso regalando a tutti grandi sorrisi e facendosi promotore dei diritti dei più deboli.

Il suo nome è Andrea Caschetto e la sua vita è molto particolare.

La racconta lui stesso nella sua pagina FaceBook:

Andrea, hai un tumore nel cervello.

Quando sentì quella frase, non ebbi paura. Forse perché avevo solo 15 anni, forse perché avevo la testa altrove. Scappai di notte dal mio reparto con il camice bianco per andare in una sala a guardare una partita di calcio in televisione, era quella la mia unica paura, il risultato di una partita. Quella notte fu la mia ultima notte piena di ricordi.

Dieci anni fa, esattamente in questo istante, Francesco Dimeco con la sua equipe mi stavano operando al Besta di Milano. L’operazione era difficile, rischiavo di perdere la parola o qualcosa in più. Ma il medico è stato un fenomeno. Ebbi un solo fastidio nel tempo di attesa dovuto a questa operazione, la data. Il 2 Novembre? Mi chiedevo scherzando, perché mi avessero messo in questa data che puzzava di morte. Fra gli amici e i parenti ero l’unico che ci ridevo su. Mi misero sotto i ferri. Il risveglio è stato più difficile del previsto, avevo la difficoltà nell’esprimermi, nel mandare segnali di comprensione. Iniziai a farmi portare per quell’ospedale sulla sedia a rotelle, poi anche in città. Le persone mi fissavano, ma quando muovevo la testa per guardarle, automaticamente toglievano lo sguardo. Prima dell’operazione non studiavo mai e avevo voti altissimi. Seguivo per bene le lezioni e non avevo bisogno di fare esercizi a casa. Dopo mi ritrovai smemorato e con una concentrazione pessima, non memorizzavo più niente. Il cortisone mi fece diventare un cocomero e mi ritrovai ad essere senza pretendenti. Tutte le ragazze che mi corteggiavano in precedenza mi dicevano che ero bello per il carattere, ma dopo l’operazione galvanizzarono nel nulla. Andai tutti i giorni a fare lezioni private di tutte le materie, i dati che mi spiegavano morivano la sera con il mio sonno. Notti che da allora le passo senza sogni, o forse, dimentico anche loro. Persi quell’anno scolastico, perché i professori pensarono che me ne volessi approfittare, che la mia memoria era una scusa perché mi seccava studiare, chiamarono la mia operazione all’emisfero sinistro, un piccolo interventuccio. Il 2 Novembre che data, a tutti rappresenta la morte e a me, la vita. Tutti iniziarono a chiamarmi memoria zero, adoravo quel soprannome. Ogni cosa triste, veniva dimenticata. Fu straordinario come in quell’estate, vari professori del liceo di altri corsi, mi contattarono, invitandomi a ripartire con loro. Che avremmo trovato insieme un metodo per non farmi vedere lo studio, impossibile. Così feci, cambiai corso e iniziai a svolgere le interrogazioni a piccole dosi e i compiti con le formule davanti. I nuovi professori mi volevano bene. Pian piano svanì il mio sogno di diventare magistrato per combattere contro la mafia, perché fare giurisprudenza in questo modo non era la soluzione ideale. 4 anni dopo andai in Africa per la prima volta. Al mio ritorno in Sicilia ero sorpreso, mi ricordavo tutti i volti dei bambini, le attività che avevamo fatto, le emozioni provate. Così ho iniziato a chiedermi il perché di questi ricordi. Ho scoperto grazie a Gianni Golfera, che tutto ciò che colpisce i nostri sentimenti rimane per sempre nella memoria a lungo termine. Così ho iniziato a memorizzare con le emozioni e le immagini. Con questo metodo ho preso una laurea e un master e ho recuperato una buona parte della memoria. Ancora oggi affronto le mie giornate così. Ormai i controlli sono più una scusa per incontrare il mio neurologo, caro amico Giuseppe Didato, perché sono sicuro che non avrò più niente e se lo dovessi riavere, lo riaffronterei con la stessa tranquillità. Anche per questo motivo ho deciso di fare questo viaggio, il giro del mondo per gli orfanotrofi. Per ricordarmelo per sempre. Ancora oggi ci sono città del mio viaggio che non mi ricordo come si chiamano, ma pazienza, l’importante è ricordarsi come fare ridere e divertire i bambini. Quindi avete capito perché questo nuovo look? Per mettere alla luce del sole la mia bianca cicatrice. Per festeggiare con lei e con i miei piccoli amori il mio vero compleanno, 10 anni di piena vita. E poi un messaggio per tutti voi, non avete bisogno di un tumore per amare qualcosa che possiamo perdere ogni giorno. Affrontate le vostre giornate ringraziando la vita. Solo così tutti i vostri problemi, non saranno solo tali, ma saranno delle piccole situazioni da trasformare in positività nel miglior tempo possibile. Grazie a mia mamma che non ha avuto bisogno della mia operazione per capire l’importanza che avessi per lei. Grazie per chi condividerà la storia e mi aiuterà a diffondere il mio progetto.

Andrea e Cicatrice vi augurano una giornata speciale

Vi lascio questa intervista che ho avuto il piacere di fare ad Andrea, che sono sicura lascerà tanto dentro di voi e a me la speranza di poterlo incontrare presto.

1- Che cosa ti ha spinto ad intraprendere questo viaggio?

Mi ha spinto l’egoismo, perché amo viaggiare, amo i bambini, soprattutto orfani e quindi ho fatto una fusione tra le due cose: bimbi orfani-viaggi ed ho intrapreso questa splendida iniziativa.

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2- Nella tua giovane vita hai già conosciuto la malattia… un tumore al cervello… Come pensi che questo abbia influito sulla tua vita e sulle tue scelte?

Sinceramente l’unica cosa su cui ha influito questa operazione alla testa è che mi ha creato disturbi mnemonici, mi ha fatto allontanare dalla voglia di vittoria che avevo in tutti gli sport, perché ho vinto coppe in tantissimi sport. Ha migliorato la mia creatività, quindi per questo ha influito moltissimo, ma la passione per i bambini l’ho sempre avuta. Questo tumore… diciamo che da quando ce l’ho non soffro mai, però ero positivo anche prima e quello che voglio far capire, il mio messaggio è che non c’è bisogno di un tumore per essere così, perché io lo ero anche prima.

3- Cosa sognavi di fare da bambino?

Sognavo di fare il pensionato! Perché ero convinto che i nonni guadagnassero i soldi da casa perché avevano sempre 50mila lire da regalare quando ero giovane e ricordo che erano momenti fantastici! Poi volevo fare il calciatore, il magistrato e oggi non so che cosa voglio fare da grande visto che già lo sono, però quello che sto facendo adesso, anche se è senza guadagno economico, è fantastico!

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4- Pensi che ti fermerai prima o poi?

Certo che mi fermerò! Mi fermerò in un luogo perché ho la certezza che sarò un ottimo padre e voglio stare al fianco di mio figlio e non voglio farlo sentire abbandonato… MAI!

5- Un consiglio per chi vive una vita “normale”: come vivere e ricordare attraverso le emozioni?

Un consiglio per vivere e ricordare attraverso le emozioni è quello di cercare di usare molto l’immaginazione. Vi faccio un esempio: quando si presenta a noi una persona nuova, per es. “Piacere sono Alessandro”, spesso ci dimentichiamo il suo nome. Io consiglio di sostituire il viso del nuovo alessandro con quello del nostro amico che già conosciamo e che suscita in noi un’emozione, in questo modo ci ricorderemo sempre il nome. Quindi il mio consiglio è di usare molto l’immaginazione e di fare cose felici in modo che possiate ricordarle.

6- Pensi che nelle scuole bisognerebbe insegnare a ricordare così?

Penso che la memorizzazione nelle scuole sia una cosa sbagliatissima perché il nostro cervello non lo usiamo bene come potremmo. Quindi sarebbe giusto far apprendere in modo diverso perché se io che ho problemi di memoria certificati da test neurologici sono riuscito ad apprendere con tecniche molto più semplici credo che queste possano essere utilizzate anche dai bambini senza difficoltà perché se a me hanno dato il 1000% di quello che posso dare figuriamoci a chi non ha difficoltà.

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7- Quali sono i tuoi progetti?

I miei progetti sono:
– Finire il giro del mondo entro un mese
– Finire il libro (“Arcobaleno-scivolando per il mondo ” ndr) entro fine marzo
– Fare il giro delle scuole d’Italia per essere un esempio per i giovani perché quando ero piccolo e veniva una persona carismatica nella mia scuola è stato un impatto importante, almeno per me

8- Cosa sogni ad oggi per la tua vita? E per i tuoi bambini?

Per me sogno di non farmi mai prendere dall’egoismo, narcisismo e di continuare ad essere quello che sono.
Per i miei bambini ora come ora spero che si ricorderanno per sempre di questo falso bimbo, grande, barbuto e con la cicatrice che gli ha dato amore e gli ha fatto capire che devono studiare e credere in loro stessi e che anche loro se volessero un giorno fare il giro degli orfanotrofi come me o realizzare i loro sogni potranno farlo.

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9- Mi racconti una tua giornata tipo?

Faccio attività pedagogiche in un orfanotrofio di solito sempre differente. Qui in Uganda sono stato più o meno negli stessi perché sto studiando il francese che mi sta dando difficoltà e di notte scrivo il libro quindi non ho molto tempo per gli spostamenti. Questa è la mia giornata tipo… Fantastica!

10- Come riesci a girare il mondo senza lavorare?

Ho la fortuna di essere riuscito a fare tutto in maniera super economica e di avere 4000€ da parte. Spendo pochissimo per viaggiare perché grazie a delle conoscenze mi fanno sapere di voli super scontati. Mi faccio ospitare quindi non spendo soldi per dormire e per mangiare. L’unico “sacrificio”, se così si può chiamare, sono i mezzi pubblici che sono 2€ al giorno massimo quindi credo che così tutti possano viaggiare.

11-Come fai a non perdere mai il sorriso e la speranza?

Il fatto è che il sorriso non si perde mai, si nasconde. Ed io non lo nascondo mai.

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Ride. E questo è una nota da registrare!

Vivere Montessori vi augura di riuscire a non nascondere mai il vostro sorriso e quello dei vostri bambini!

Grazie Andrea!

Educatrice Manuela Griso