Accade nelle Marche:  tutti i medici dei reparti di interruzione volontaria di gravidanza sono obiettori e quindi la legge 194 sull’aborto non viene applicata.

Di conseguenza due reparti hanno chiuso.

Sta accadendo in tutta Italia: un grande numero di medici e paramedici obiettori di coscienza si oppone all’interruzione volontaria di gravidanza.

L’obiezione di coscienza (inteso come un rifiuto a svolgere un proprio compito perchè contrario ai propri ideali) è un diritto di ogni persona ed è giusto e corretto che venga manifestato e messo in pratica. E come la mettiamo con la legge che consente l’aborto?

Il comitato di Bioetica ha stabilito che l’obiezione di coscienza non può assolutamente impedire che la legge venga applicata e l’ospedale deve garantirne l’esecuzione. La soluzione, quindi, che probabilmente adotteranno gli ospedali coinvolti è quella di appoggiarsi a medici esterni.

Una situazione davvero complicata che necessita, a mio avviso, di una rivalutazione della legge 194: se così tanti medici rifiutano di effettuare l’aborto probabilmente sarebbe utile conoscere le loro motivazioni e magari cercare di rendere l’applicazione di questa legge meno “superficiale”.

Quando si può applicare la legge 194?

Su Wikipedia si legge che “Le motivazioni oggi ammesse sono diverse. In primo luogo i casi di salute della madre, di gravi malformazioni del feto, di violenza carnale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore, come l’Iran. In numerose nazioni si tiene tuttavia conto anche di istanze psicologiche e sociali, garantendo alla madre la possibilità di ottenere l’IVG in sicurezza ricorrendo a strutture mediche competenti.
Le motivazioni ammesse sono, oltre a quelle qui sopra, il solo giudizio della donna sulla propria impossibilità di diventare madre ad esempio per giovane età, per rapporti preesistenti al di fuori dei quali è stato concepito il bambino, per timore delle reazioni del proprio nucleo familiare (o della società in genere) nei confronti di una gravidanza avvenuta fuori da quanto si percepisca come lecito. In diversi paesi, tra cui l’Italia, l’aborto è garantito anche alle minorenni, cui, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile”.

Se quindi da una parte esistono delle vere e comprensibili motivazioni alla base di questa difficile decisione, dall’altra (e capita spesso) vi è una vera e propria fuga dalle proprie responsabilità: è giusto in questo secondo caso permette l’aborto? Secondo me no e forse neanche secondo i medici che la rifiutano.

 

Fonte: http://de-luca.blogautore.repubblica.it/2012/09/08/aborto-cosi-muore-una-legge/