India, cavie umane per la sperimentazione

A svelare questo fenomeno è un’inchiesta di due quotidiani, il berlinese Der Tagesspiegel e l’inglese The Indipendent, che nel Novembre del 2011 denunciano il maltrattamento e la morte di troppi indiani a causa dei test farmaceutici.

La ricerca per lo sviluppo di un nuovo farmaco dura circa 10-15 anni e arriva a costare 500 miliardi, per rispettare tutte le linee guida, i regolamenti e le varie fasi di sperimentazione. Delocalizzando, invece, le aziende farmaceutiche riescono a tagliare fino al 60 per cento i costi della ricerca e realizzare grossi profitti vendendo sul mercato occidentale i nuovi farmaci.

Gente analfabeta reclutata per partecipare a sperimentazioni cliniche senza un vero consenso informato e senza conoscere i rischi. Vittime quasi mai ricompensate. Medici che “consigliavano” ai loro pazienti di prendere un farmaco, senza dirgli che stavano partecipando a una sperimentazione clinica. Sono questi alcuni degli abusi commessi per conto di alcuni colossi farmaceutici occidentali in India, dal 2005 diventata un vero ‘paradiso’ per le sperimentazioni di nuovi farmaci, grazie ad una legislazione “rilassata”.

Ecco perchè da quando l’India ha allentato le regole sugli esperimenti umani, il settore ha subito un incremento esponenziale, e l’industria della ricerca nel paese asiatico vale ora 189 milioni di sterline. In totale sono oltre 150mila le persone che oggi partecipano ad almeno 1.600 test clinici per conto di colossi farmaceutici come PfizerMerck AstraZeneca. Tra il 2007 ed il 2010 – secondo le cifre riportate dall’Independent – almeno 1.730 persone sono morte durante o dopo aver preso parte ad uno di questi esperimenti. Sebbene sia difficile stabilire se siano morte proprio a causa dei test ai quali erano sottoposte – molte di loro erano infatti già malate – è impossibile anche affermare il contrario, in quanto sono stati gli stessi medici che conducevano l’esperimento a determinare se vi fosse un legame tra la sostanza testata e il decesso.

Qualche mese fa, il ministro della Sanità indiano, Ghulam Nabi Azad, ha dichiarato al parlamento indiano che 10 farmaceutiche straniere avevano versato compensi ai familiari di 22 individui morti durante o dopo esperimenti clinici nel 2010, con indennizzi che ammontavano in media a ‘ben’ 3mila sterline a persona. “Gli indiani vengono sfruttati dalle società farmaceutiche che poi guadagnano milioni vendendo i medicinali in Occidente. Usano indiani analfabeti e poveri che non potranno


L’India ammette le morti dovute alla sperimentazione di nuovi farmaci e promette regole più rigide a salvaguardia delle “cavie” per le multinazionali farmaceutiche. Ghulam Nabi Azad comunica che un gran numero di decessi registrati negli ultimi anni è dovuto a una serie di patologie, anche tumorali, collegate alla somministrazione di medicinali a scopo sperimentale e ai loro effetti collaterali. In particolare, il riferimento è a 668 casi di morti per Sae (Serious adverse events, Eventi negativi seri) durante test clinici effettuati nel 2010 e i 438 casi del 2011, a cui vanno aggiunti i 211 casi del primo semestre di quest’anno.mai permettersi queste medicine”, spiega Chandra Gulhati, un medico in pensione che dal suo ufficio a Delhi sta raccogliendo dati sugli esperimenti nelle diverse regioni dell’India. Come quello di centinaia di ragazzine minorenni, i cui genitori, provenienti da aree tribali dell’Andhra Pradesh, non erano stati informati che alle figlie sarebbe stato somministrato un vaccino contro il papilloma virus, il Gardasil. “Nessuno è venuto a chiederci il permesso”, ha raccontato il padre di Sarita Kudumula, una ragazzina di 13 anni morta alcuni giorni dopo che le era stato iniettato il vaccino. O il caso dei sopravvissuti al disastro di Bhopal, usati come cavie in almeno 11 studi senza un vero consenso informato, e dozzine di trial privati condotti da medici in ospedali pubblici, in cui neanche si diceva al paziente che stava partecipando ad una sperimentazione clinica.

Questo nuovo ‘colonialismo’ della ricerca farmaceutica ha preso piede anche in altri paesi asiatici, come Cina, Indonesia e Thailandia. Tanto che un quarto di tutti i dati clinici sottoposti alle agenzie regolatorie per l’approvazione di nuovi farmaci è stato ottenuto proprio grazie agli studi condotti in paesi a basso e medio reddito. Le aziende farmaceutiche obiettano di aver sempre seguito le regole, ma molte persone che hanno partecipato agli studi hanno detto di averlo fatto su raccomandazione del loro medico, che spesso era anche chi conduceva la sperimentazione. “Per noi un medico è come un dio”, ha affermato Ajay Naik, il cui figlio Yatharth ha sviluppato alcune macchie bianche sul corpo dopo un esperimento. “A mia moglie avevano detto che era un nuovo vaccino che costava 8-10mila rupie ma che a noi sarebbe stato dato gratis”.

Un totale di 1.317 episodi per i quali è stata accertata con sicurezza in almeno una quarantina di casi la responsabilità dei medicinali somministrati. Oggi, tutti i test sono obbligatoriamente registrati dal Consiglio indiano della ricerca medica. Solo di recente, però, il consenso alla sperimentazione da parte di volontari include la clausola che chi vi sottopone possa godere di cure mediche e di compenso in denaro in caso di danni connessi ai medicinali presi o di decesso. Compensi, tuttavia, lasciati “alla buona volontà” delle aziende farmaceutiche e finora strappati con difficoltà, ancor più nel caso di pazienti anziani, soli o con patologie dubbie. Di recente, tuttavia, l’Organizzazione centrale per il controllo degli standard del farmaco ha proposto, per la prima volta, una formula di risarcimento.

Per i decessi avvenuti finora, i risarcimenti individuali elargiti da parte di una decina di colossi farmaceutici si aggirano intorno all’equivalente di una cifra compresa tra i 1.500 e i 15mila euro. Quelli concessi alle famiglie vanno da 2.300 a 3.500 euro. Tutti, comunque, sono stati ottenuti con grande difficoltà.
Uno studio – i cui risultati sono stati diffusi solo scorso anno – ha mostrato come dal 2005 la crescita esponenziale dell’industria del farmaco in India ha coinvolto nella sperimentazione oltre 150mila persone in almeno 1.600 test clinici. Tra il 2007 e il 2010 – afferma il rapporto – sono almeno 1.730 le morti registrate durante i test o ad essi successive.

Ora ci sono un po’ di domande da porsi. Vero che molte persone vengono raggirate, ma molte accettano comunque di sottoporsi alla sperimentazione in cambio di denaro, molti di loro morirebbero comunque perchè già malati e magari col farmaco sperimentale possono avere una chance di sopravvivenza. Ora chiediamoci se è giusto o no. L’uomo si scandalizza davanti all’uso di cavie umane nonostante ci siano soldi e una chance di sopravvivenza in cambio… ma non si scandalizza quando la sperimentazione viene fatta su animali che in cambio non ricevono nulla anzi… quando non servono più vengono gettati come spazzatura. Mi scandalizzo di più quando vedo un malato terminale che non può pagarsi le cure e che non ha la possibilità di testare un farmaco sperimentale che potrebbe salvargli la vita solo perchè la legge lo vieta. Certamente le leggi dovrebbero essere più severe, ci dovrebbe essere molta più informazione, ci dovrebbe essere più “etica” in questo tipo di operazioni, ma siamo davvero scandalizzati da questa cosa? Non lo so… Onestamente non lo so.

Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 01/09/2012
Categoria/e: Notizie, Popoli, Primo piano.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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