Come dev’essere un maestro Montessori?

“Qual è il maggior indizio di riuscita per un’insegnante Montessoriana? Il poter dire: “Ormai i bambini lavorano come se io non esistessi”(Maria Montessori).

E’ proprio questa la chiave, ciò che fa la differenza. Il maestro Montessori punta all’indipendenza del Bambino, alla sua centralità. Essa si mette in disparte ed interviene solo se strettamente necessario, poichè prima che la magia si compia, bisogna stabilire un delicato equilibrio che spesso può guastarsi per un semplice gesto.

“Il primo passo che l’insegnante Montessoriana deve compiere è l’autopreparazione. Essa ha davanti a sè un bimbo che, per così dire, non esiste ancora. Deve avere una specie di fede che il bambino si rivelerà attraverso il lavoro. Essa deve staccarsi da ogni idea preconcetta che riguardi il livello a cui i bambini possono trovarsi” (Maria Montessori).

Come compiere questo compito dunque?

Cercando la concentrazione del bambino.

E come farlo?

Attraverso l’osservazione, la preparazione dell’ambiente, l’essere lei stessa elemento psichico dell’ambiente ed infine l’essere in grado di farsi da parte.

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Ma vediamo le parole di Maria Montessori

In un primo stadio l’insegnante diventa la guardiana e la custode dell’ambiente; essa perciò si concentra sull’ambiente invece di lasciarsi distrarre dall’irrequietezza dei bambini; poichè è da esso che verrà l’attrazione che polarizzerà la volontà dei bambini.

La prima cura dell’insegnante dovrebbe essere l’ordine e la cura del materiale perchè sia sempre bello, lucente ed in stato perfetto, e nulla manchi, così che al bambino tutto sembri sempre nuovo e sia completo e pronto per l’uso.

Questo vuole anche dire che l’insegnante stessa deve essere attraente: piacevole per accurata pulizia, serena e piena di dignità. Dovrebbe studiare le sue mosse e renderle gentili e graziose il più possibile. Essa costituisce quanto vi è di più vivo nell’ambiente.

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 In un secondo stadio viene considerato il comportamento verso i bambini. Nel periodo iniziale, quando la prima concentrazione non è ancora apparsa, l’insegnante deve essere come la fiamma il cui calore attiva, vivifica e invita. Essa non deve temere di disturbare qualche processo psichico importante; perchè questi non si sono ancora iniziati.

L’insegnante che affascina i bambini, li interessa ad esercizi vari, che anche se non sono molto importanti di per se stessi, hanno il grande vantaggio di attirare i bambini.

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Nel terzo stadio i bambini cominciano ad interessarsi a qualche cosa: in generale ad esercizi di vita pratica (n.d.r. Via primaria per la concentrazione, come spiegato in un articolo precedente).

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L’insegnante dovrà essere ora molto attenta: non deve interromperlo perchè questo interesse risponde a leggi naturali ed apre un ciclo di attività. Ma all’inizio è così fragile, così delicato che basta un tocco per farlo sparire come una bolla di sapone, e di far sparire insieme tutta la bellezza di quel momento.

Non interferire significa non interferire sotto nessuna forma. E’ allora che più spesso l’insegnante sbaglia. Il bambino, che fino ad un certo momento ha dato molto disturbo, finalmente si è concentrato sopra un lavoro; se l’insegnante, passando, dirà soltanto:”Bene!”, ciò basterà perchè il malanno ricominci.

Anche un altro bimbo trova difficoltà e l’insegnante interviene ad aiutarlo, quello lascerà che lei faccia e si allontanerà. L’interesse dei bambini non si concentra solo sul lavoro, ma più spesso sul desiderio di superare le difficoltà.

Il grande principio che porta alla riuscita dell’insegnante è questo: appena la concentrazione ha inizio, fare come se il bambino non esistesse.

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Il suo compito è solo quello di presentare al bambino nuovo materiale, quand’egli esaurisce le possibilità del vecchio.

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Il bambino che ha fatto qualche lavoro in cui ha impegnato una certa concentrazione può magari desiderare di mostrarlo alla maestra, per averne l’approvazione: in questo caso gli si dirà cordialmente e sinceramente: “Com’è bello!” La maestra si rallegra col bambino per il successo ottenuto.

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Una volta che il bambino sarà sicuro non cercherà più a lungo l’approvazione dell’autorità ad ogni passo. Continuerà ad accumulare lavoro finito di cui gli altri non sanno nulla. Ciò che gli interessa è di finire il suo lavoro, non di saperlo ammirato, nè di tesorizzarlo come sua proprietà: il nobile istinto che lo muove è ben lontano da orgoglio o avarizia” (Maria Montessori).

Avvenne infatti che il maestro mostrò dei lavori svolti dai bambini, senza citarne il nome e questi rimasero sorpresi di non sentire il bambino intervenire con impazienza per dire: “l’ho fatto io”. Il bambino aveva perso il bisogno di ammirazione e si era elevato ad un livello spirituale di sicurezza tale per cui il suo interesse era puramente quello di rispondere al suo maestro interiore e di perfezionarsi nel lavoro.

“L’abilità dell’insegnante nel non interferire viene con la pratica.

La vera spiritualità è realizzare che anche l’aiuto può essere superbia.

 L’insegnante è il servitore dello spirito.

La base del nostro insegnamento è che il bimbo deve acquistare indipendenza fisica con l’essere sufficiente a sè stesso; indipendenza di volontà con la scelta propria e libera; indipendenza di pensiero col lavoro svolto da solo senza interruzione.

Dobbiamo aiutare il bambino ad agire, volere e pensare da sè” (Maria Montessori).

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Purtroppo questo accade molto raramente nelle scuole tradizionali, dove il bimbo viene costretto a pensare ed agire come vuole la maestra, questo ne farà un adulto non in grado di pensare ed agire secondo il suo volere.

Potrebbe essere “comodo” tenere i bambini schiavi del nostro pensiero, portarli a credere che ciò che noi pensiamo sia fatto incontestabile ed immutabile ed istruirli così di sentimenti non propri, per tenerli sotto il nostro controllo; ma il danno che ne consegue è estremamente grave. Dobbiamo riflettere molto seriamente su ciò che desideriamo per i nostri bambini: menti autonome e a volte ” ribelli” capaci di difendere le proprie idee anche davanti ad autorità e a persone per cui provano dei sentimenti o vogliamo menti condizionate dall’altrui pensiero che ora è il nostro ma in futuro, chi lo sa?

Tutto torna indietro. Le difficoltà di oggi creeranno delle soddisfazioni e delle paure in meno domani. Crescere bambini autonomi e consapevoli del loro valore ci permetterà di sperare in un futuro migliore non solo per loro ma per tutti, in un’ottica di grande comunità di mutuo aiuto che dovrebbe essere l’umanità.

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Avere un maestro/a che invece di farsi ascoltare si pone in posizione di ascolto ed osservazione è una grande risorsa per il bambino ma anche per il genitore. Un insegnante attento può aiutare una famiglia a percepire un disagio che magari non viene espresso in altri ambiti, o è di difficile comprensione agli occhi di un genitore seppur attento. Ci sono molteplici aspetti positivi in questo tipo di approccio da parte dell’insegnante mentre non ne vedo in chi cerca di infilare semplici nozioni separando così la vita psichica e spirituale dall’apprendimento.

 Crescere in una scuola che crede nella libertà, nell’espressione di sè, che ha fiducia nel bambino vuol dire crescere bambini sereni. Che saranno adulti sereni.

Vivere Montessori vi augura la consapevolezza di crescere bambini autonomi e fiduciosi e di incontrare maestri amorevoli e privi d’orgoglio!

Educatrice Manuela Griso

 

Bibliografia:

“La mente del bambino” e “Educazione per un mondo nuovo”, Maria Montessori

Educatrice Manuela Griso

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avatar Articolo scritto da Educatrice Manuela Griso il 13/11/2014
Categoria/e: Primo piano, Vivere Montessori.



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