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Workers Buyout: le aziende in fallimento vengono comprate dai dipendenti

Di Daniela Bella - 29 Gennaio 2015

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Le imprese del futuro? Le Workers Buyout (WBO).

Molte imprese, oggi, stanno vivendo una sorte comune: dopo anni di attività, di produzione e commercializzazione, l’azienda entra in un terribile baratrato dettato dalla crisi economica sempre più incombente. C’è chi continua a dare un’altra chance all’azienda, riorganizzando il sistema, cercando possibili soluzioni fino all’ultimo; c’è chi, invece, decide di chiudere i battenti per evitare “effetti collaterali” peggiori. Con la conseguente chiusura dell’impresa e il licenziamento di molti addetti e dipendenti.

Esiste però una speranza, che prende il nome di Workers Buyout (WBO).

Le Workers Buyout non sono altro che un’operazione di acquisto di una società realizzato dai dipendenti dell’impresa stessa, mettendo in piedi una cooperativa, per evitarne la chiusura e i licenziamento.

Si tratta di un’operazione nata e diffusa sopratutto negli Stati Uniti, attraverso l’intervento dei fondi pensione ed il ricorso ad un Employee Stock Ownership Plan (ESOP).

workers-buyout-aziende-in-fallimentoA seguito della crisi economica che ha sempre più colpito il nostro Paese, le operazioni di workers buyout hanno cominciato a coinvolgere anche le nostre aziende italiane, spesso in seguito alla messa in liquidazione o al fallimento dell’azienda stessa.

In questo caso i lavoratori, al fine di crearsi un’alternativa occupazionale e di salvaguardare il know how acquisito, si riuniscono in cooperativa e si propongono di prendere in affitto o acquisire l’azienda dal liquidatore o dal curatore fallimentare, a volte anche dal datore di lavoro stesso.

Per farlo, i lavoratori utilizzano propri risparmi e l’indennità di mobilità, se l’INPS riconosce la possibilità di erogare l’anticipo dell’indennità stessa per destinarla alla capitalizzazione da parte dei soci.

Per aiutare queste cooperative, si può richiedere l’intervento di Legacoop

legacoopSi tratta di un’operazione che, senza dubbio, può essere non poco complessa, ma che oggi è diventata più facile grazie all’accompagnamento di Legacoop.

Legacoop è un’associazione che fornisce l’assistenza e gli strumenti territoriali adeguati nel processo costruzione della nuova società, in termini di consulenza amministrativa, fiscale e di relazioni sindacali.

Legacoop sviluppa servizi e progetti per far nascere e far crescere imprese cooperative e promuove la cultura cooperativa, affermandone i valori distintivi e sostenendo, con la propria azione di rappresentanza, il ruolo economico, sociale e civile e la capacità di rispondere ai bisogni delle persone che caratterizza le imprese cooperative.

Ad oggi, Legacoop riunisce oltre 15 mila imprese cooperative, attive in tutte le regioni del nostro Paese e in tutti i settori.

L’Alleanza delle Cooperative Italiane, una società nata da Legacoop, AGCI e Confcooperative per una maggiore organizzazione delle imprese

alleanza-cooperative-italianeNon solo. Da Gennaio del 2011, Legacoop, insieme ad AGCI e Confcooperative, ha dato vita all’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Si tratta di un coordinamento stabile delle maggiori organizzazioni cooperative del Paese che, attraverso una rappresentanza unitaria, ha l’obiettivo di rafforzare e qualificare la capacità di interlocuzione dell’impresa cooperativa nei confronti delle istituzioni e del mondo politico.

Tale Alleanza rappresenta 43.000 cooperative, attive in tutti i settori e in tutte le regioni italiane, con 12 milioni di soci, 1 milione e 200 mila occupati e 127 miliardi di euro di fatturato aggregato.

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Le difficoltà di un’operazione di Workers Buyout

Le operazioni di workers buyout, dunque, servono a dare speranza a quelle imprese che, d’improvviso, rischiano di cadere nel baratro, con tutto ciò che questo comporta.

Un modo, dunque, di sperimentando dal basso nuove forme di imprenditorialità.

Questo però non significa che, con un’operazione del genere, il rischio d’impresa debba essere scaricato sui dipendenti: il nuovo soggetto cooperativo deve essere realmente vocato ai valori promossi dalla cooperazione e non da altri scopi, come spesso può accadere.

Ma non tutte le richieste che arrivano alla Legacoop vanno a buon fine. Questo perchè non sempre il business plan prodotto dai lavoratori è in grado di reggere l’avventura imprenditoriale.

Il fondo delle coop, infatti, interviene come una private equity, dunque come un’attività finanziaria mediante la quale si rilevano le quote della una società, entrando nel capitale delle cooperative. Ma sono i lavoratori, poi, che devono impiegare risorse proprie, come risparmi, mobilità o il trattamento di fine rapporto.

Le workers buyout, allora, non sempre sono delle operazioni facili anche perchè richiedono la riduzione degli stipendi e il ridimensionamento dell’organico.

La Sportarredo Group sc di Gruaro, l’ultima impresa salvata da un’operazione di Workers Buyout

L’ultima impresa salvata da un’operazione di workers buyout è stata la Sportarredo Group sc di Gruaro, a Venezia, piegata come tante dalla crisi, nonchè quarta cooperativa industriale sorta nella regione Veneto attraverso un’operazione di workers buyout in collaborazione con la Legacoop Veneto.

La cooperativa si è formata il 13 Gennaio, dopo un’adeguata fase di analisi delle opportunità di mercato e degli aspetti giuridici.

Una scelta coraggioda da parte di alcuni lavoratori dell’ex Sportarredo spa di mettersi insieme e diventare cooperatori, salvando l’azienda e il proprio posto di lavoro.

Insomma, come si suol dire, la speranza è sempre l’ultima a morire.

Daniela Bella





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