32 Immagini che Spiegano parole Intraducibili [Fotogallery]

Ci sono alcune parole, in determinate lingue, che non hanno una traduzione, o meglio non hanno una parola che può tradurla. Nel senso che parole come “casa” hanno una traduzione specifica “home” in inglese, “maison” in francese, “Haus” in tedesco e “kući” in bosniaco. Ma parole come Culaccino in italiano, che altro non è che segno lasciato su un tavolo da un bicchiere bagnato, è intraducibile in altre lingue. Per questo la designer neozelandese Anjana Iyer ha creato un progetto, “Found in Translation”, davvero interessante dal punto di vista artistico e linguistico. Attraverso delle illustrazioni semplici che catturano l’attenzione e focalizzano a colpo d’occhio l’obiettivo, è riuscita a spiegare il significato di 30 tra le parole più intraducibili da tutto il mondo.

Questo lavoro è parte dell’iniziativa “100 Days Project”, che incoraggia gli artisti a passare 100 giorni facendo e creando ciò che più gli piace.

Schadenfreude (tedesco): godere delle disgrazie altrui

Tokka (finlandese): grande branco di renne

Won (coreano): difficoltà di qualcuno di rinunciare a un’illusione per affrontare la realtà

Chai-Pani (hindi): pagare qualcuno perché una pratica burocratica vada bene

Age-otori (giapponese): apparire peggiori dopo il taglio di capelli

Kyoikumama (giapponese): madre che assilla i figli affinché vadano bene a scuola

Culaccino (italiano): segno lasciato su un tavolo da un bicchiere bagnato

Ilunga (tshiluba, Africa centrale): persona che la prima volta perdona tutto, la seconda è tollerante, la terza no

Mamihlapinatapei (yaghan, linguaggio indigeno della Terra del Fuoco): gioco di sguardi tra due persone che si piacciono, ma hanno paura a prendere iniziativa

 

Utepils (norvegese): stare all’aperto in una giornata di sole bevendo una birra

Schilderwald (tedesco): strada così piena di cartelli che si finisce per perdersi

Gattara (italiano): donna, spesso anziana e sola, che si dedica ad accudire i gatti randagi

Wabi-Sabi (giapponese): accettare il ciclo naturale di crescita e invecchiamento

Iktsuarpok (inuit): il fastidio di aspettare qualcuno che è in ritardo

Papakata (maori delle Isole Cook): avere una gamba più corta dell’altra

 

Friolero (spagnolo): una persona particolarmente freddolosa

Hanyauku (Rukwangali, Namibia): il camminare in punta di piedi sulla sabbia calda

Waldeinsamkeit (tedesco): la sensazione di sentirsi sola in un bosco

Rire dans sa barbe (francese): ridere sommessamente sotto i baffi pensando a cose del passato

Tsundoku (giapponese): l’ atto di lasciare a metà un libro che si è comprato, ammucchiandolo in una pila di altrettanti libri non finiti

Prozvonit (ceco): fare uno squillo con il telefono, sperando che l’altro richiami e non ci faccia spendere soldi

Backpfeifengesicht (tedesco): una faccia da schiaffi

Shlimazl (yiddish): una persona sfortunata cronica

Aware (giapponese): la sensazioneagrodolce che si prova in un breve e fuggevole momento di grande bellezza

Komorebi (giapponese): quel particolare effetto della luce del sole quando filtra attraverso gli alberi

 

Tingo (pascuense, Isola di Pasqua): rubare gradualmente gli oggetti di un vicino chiedendoli in prestito e non restituendoli

 

Gökotta (svedese): svegliarsi all’alba con l’intenzione di uscire fuori per sentire il primo canto degli uccelli

Bakku-shan (giapponese): una ragazza bellissima da dietro, ma non da davanti

Pochemuchka (russo): persona che fa troppe domande

Fernweh (Tedesco): nostalgia per un posto in cui non si è mai stati

 

Cafuné (Brazilian Portuguese), passarsi le dita tra i capelli con tenerezza

Desenrascanço (Portuguese), districarsi dalle brutte situazioni (come fa McGiver)

 

 

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Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 15/05/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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