Ci sono alcune parole, in determinate lingue, che non hanno una traduzione, o meglio non hanno una parola che può tradurla. Nel senso che parole come “casa” hanno una traduzione specifica “home” in inglese, “maison” in francese, “Haus” in tedesco e “kući” in bosniaco. Ma parole come Culaccino in italiano, che altro non è che segno lasciato su un tavolo da un bicchiere bagnato, è intraducibile in altre lingue. Per questo la designer neozelandese Anjana Iyer ha creato un progetto, “Found in Translation”, davvero interessante dal punto di vista artistico e linguistico. Attraverso delle illustrazioni semplici che catturano l’attenzione e focalizzano a colpo d’occhio l’obiettivo, è riuscita a spiegare il significato di 30 tra le parole più intraducibili da tutto il mondo.

Questo lavoro è parte dell’iniziativa “100 Days Project”, che incoraggia gli artisti a passare 100 giorni facendo e creando ciò che più gli piace.

Schadenfreude (tedesco): godere delle disgrazie altrui
Tokka (finlandese): grande branco di renne
Won (coreano): difficoltà di qualcuno di rinunciare a un’illusione per affrontare la realtà
Chai-Pani (hindi): pagare qualcuno perché una pratica burocratica vada bene
Age-otori (giapponese): apparire peggiori dopo il taglio di capelli
Kyoikumama (giapponese): madre che assilla i figli affinché vadano bene a scuola
Culaccino (italiano): segno lasciato su un tavolo da un bicchiere bagnato
Ilunga (tshiluba, Africa centrale): persona che la prima volta perdona tutto, la seconda è tollerante, la terza no
Mamihlapinatapei (yaghan, linguaggio indigeno della Terra del Fuoco): gioco di sguardi tra due persone che si piacciono, ma hanno paura a prendere iniziativa

 

Utepils (norvegese): stare all’aperto in una giornata di sole bevendo una birra
Schilderwald (tedesco): strada così piena di cartelli che si finisce per perdersi
Gattara (italiano): donna, spesso anziana e sola, che si dedica ad accudire i gatti randagi
Wabi-Sabi (giapponese): accettare il ciclo naturale di crescita e invecchiamento
Iktsuarpok (inuit): il fastidio di aspettare qualcuno che è in ritardo
Papakata (maori delle Isole Cook): avere una gamba più corta dell’altra

 

Friolero (spagnolo): una persona particolarmente freddolosa
Hanyauku (Rukwangali, Namibia): il camminare in punta di piedi sulla sabbia calda
Waldeinsamkeit (tedesco): la sensazione di sentirsi sola in un bosco
Rire dans sa barbe (francese): ridere sommessamente sotto i baffi pensando a cose del passato
Tsundoku (giapponese): l’ atto di lasciare a metà un libro che si è comprato, ammucchiandolo in una pila di altrettanti libri non finiti
Prozvonit (ceco): fare uno squillo con il telefono, sperando che l’altro richiami e non ci faccia spendere soldi
Backpfeifengesicht (tedesco): una faccia da schiaffi
Shlimazl (yiddish): una persona sfortunata cronica
Aware (giapponese): la sensazioneagrodolce che si prova in un breve e fuggevole momento di grande bellezza
Komorebi (giapponese): quel particolare effetto della luce del sole quando filtra attraverso gli alberi

 

Tingo (pascuense, Isola di Pasqua): rubare gradualmente gli oggetti di un vicino chiedendoli in prestito e non restituendoli

 

Gökotta (svedese): svegliarsi all’alba con l’intenzione di uscire fuori per sentire il primo canto degli uccelli
Bakku-shan (giapponese): una ragazza bellissima da dietro, ma non da davanti
Pochemuchka (russo): persona che fa troppe domande
Fernweh (Tedesco): nostalgia per un posto in cui non si è mai stati

 

Cafuné (Brazilian Portuguese), passarsi le dita tra i capelli con tenerezza
Desenrascanço (Portuguese), districarsi dalle brutte situazioni (come fa McGiver)

 

 

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