Le api sono in pericolo, salviamole con l’iniziativa Greenpeace contro i pesticidi e l’agricoltura industriale: ecco come fare

Se le api si estinguessero, all’uomo resterebbero 4 anni di vita“. Con questa frase Albert Einstein (la si attribuisce a lui, anche se si ignora la vera origine) aveva detto tutto.

Sì, le api sono in pericolo e vanno salvate. Oltre al ruolo diretto nella produzione del miele, le api sono anche indicatori biologici della qualità dell’ambiente, ma attualmente rappresentano una delle emergenze ecologiche in corso.

Le api, infatti, con la loro impollinazione naturale giocano un ruolo essenziale negli ecosisemi e favoriscono lo sviluppo della flora a livello globale: basti pensare che un terzo del nostro cibo dipende propria dal loro lavoro di impollinazione (come zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza, e molti altri). E in questo processo, le api sono aiutate anche da altri insetti come bombi, farfalle e vespe.

Già dalla fine degli anni ’90, però, molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un’anomala e repentina diminuzione nelle colonie di api.

Oggi questa situazione sta peggiorando. Si assiste infatti ad una perdita commerciali del 40% negli Stati Uniti dal 2006, del 25% in Europa dal 1985, del 45% nel Regno Unito dal 2010.

Le api possono morire  per varie cause, non sempre del tutto identificate: cause ambientali, mutamento climatico, la varroa e altri antagonisti naturali, l’uso indiscriminato dei fitofarmaci.

Ma la principale causa che sta portando alla repentina diminuzione nelle colonie di api è da attribuire all’uso di insetticidi e pesticidi, e non solo i neonicotinoidi, la cui richiesta di messa al bando in Europa aveva preso le mosse da un indagine in proposito condotta dall’Efsa, ma molte tipologie di pesticidi in grado di mettere a rischio le api per via dei loro effetti letali.

Queste sostanze chimiche, progettate per uccidere gli insetti, sono ampiamente utilizzate e diffuse nell’ambiente, specialmente nelle aree agricole, ma possono portare alla morte e/o a una ridotta capacità di foraggiamento sia per gli impollinatori selvatici che per quelli allevati.

Il ruolo specifico degli insetticidi nella diminuzione globale del numero di api è ancora poco studiato. Però è sempre più evidente che alcuni insetticidi, utilizzati correntemente nell’attuale sistema agricolo di stampo industriale, hanno conseguenze negative sulla salute degli insetti impollinatori, sia a livello di singolo individuo che di colonia.

Ed anche gli effetti, sub-letali, legati al loro utilizzo a basse dosi sono molti e diversi, e vanno ad impattare sulla salute delle api.

Oltre ai pesticidi, l’agricoltura industriale colpisce api e altri impollinatori in una varietà di modi. L’agricoltura intensiva, per esempio, causa la perdita e la frammentazione di preziosi habitat naturali e semi-naturali per gli impollinatori, come sistemi agroforestali, arbusti, boschi, siepi e prati.

Si presume che questa possa essere la principale causa del calo impollinatori selvatici, ma che abbia effetti minori anche sulle api allevate.

Le monocolture intensive e, in generale, la mancanza di biodiversità all’interno e intorno ai campi coltivati, limita invece la disponibilità di cibo a disposizione degli impollinatori.

A questo bisogna aggiungere che pratiche come l’aratura, l’irrigazione e la rimozione della vegetazione legnosa, distruggono i siti di nidificazione degli impollinatori.

Se questi preziosi insetti sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti. Chi impollinerebbe le coltivazioni? E’ vero che esiste l’impollinazione artificiale, ma è una pratica faticosa, lenta e costosa.

Il valore di questo servizio, offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno!

Difendendo le api, dunque, non solo salvaguardiamo questa specie che, senza rendercene nemmeno conto, contribuisce in maniera davvero rilevante nella catena alimentare e nella biodiversità, ma ne va del nostro interesse anche da un punto di vista economico.

Cosa possiamo fare, dunque, per proteggere api e impollinatori?

• Anzitutto un passo cruciale è dato dall’adozione di misure che vogliono affrontare uno dei principali fattori che influenzano gli impollinatori, vale a dire l’impatto dell’agricoltura intensiva. Qualsiasi progresso nel trasformare l’attuale sistema agricolo di stampo industriale in uno ecologico e sostenibile, ci darà molti benefici, non solo per le api, ma anche per ambiente e sicurezza alimentare.

Bisognerebbe vietare l’uso dei pesticidi dannosi per le api, a partire dalle sostanze più pericolose attualmente autorizzate in Europa, come imidacloprid, thiamethoxam, clothianidin, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina.

Bisognerebbe sostenere e promuovere pratiche agricole sostenibili che apportino benefici all’opera di impollinazione all’interno dei sistemi agricoli, come la rotazione delle colture, aree di interesse ecologico a livello aziendale, e agricoltura biologica.

Bisognerebbe migliorare la conservazione degli habitat naturali e seminaturali all’interno e intorno alle aree agricole, nonchè incrementare la biodiversità nei campi.

Bisognerebbe aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche, che si allontanino dalla dipendenza da sostanze chimiche per il controllo dei parassiti, per andare verso l’uso di strumenti basati sulla biodiversità per controllare i parassiti e migliorare la salute degli ecosistemi.

Questo è tutto quello in cui si sta battendo l’associazione ambientalista Greenpeace, che a tal proposito ha lanciato una petizione rivolta al Ministro dell’Agricoltura affinchè si ponga la parole fine ai pesticidi killer e all’agricoltura industriale a favore di nuove pratiche agricole sostenibili.

La petizione, attualmente, ha raccolto 450.856 firme, ma il vostro contributo è davvero importante e prezioso.

Per firmare la petizione potete cliccare qui.

• L’associazione, inoltre, invita tutti coloro che hanno un giardino a seminare dei fiori che possono fornire il nutrimento delle api e a costruire un rifugio per le api selvatiche (qui le istruzioni per farlo).

• Potete inoltre scaricare il file per la raccolta firme, che una volta completo potete inviare all’indirizzo: Via della Cordonata 7, cap 00187, Roma (qui il file scaricabile).

• Potete inoltre stampare il volantino informativo e diffonderlo nel vostro quartiere, nei mercati, nei bar, nelle buche delle lettere e ovunque ci siano persone da informare (qui il file), oppure potete stampa il cartello salva-api e piantarlo nel vostro giardino/orto/balcone (qui il file del cartello).

Il vostro contributo è davvero importante, stiamo sposando una giusta causa, per cui ricordatevi che più siamo, più saremo in grado di influenzare governi e aziende nelle salvaguardia delle api.

Tutte le altre informazioni utili rivolte alla causa “Salviamo le api“, comunque, potete trovarle nell’apposito sito cliccando qui.

[Fonte: salviamoleapi.org]

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Daniela Bella

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avatar Articolo scritto da Daniela Bella il 01/05/2014
Categoria/e: Ambiente, Primo piano.



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