La gallina libera del contadino dietro casa: un’opzione etica?

L’immagine è una delle più idilliache, non si può negare:  un gruppo di galline libere e felici,  un giardinetto selvatico dietro casa in campagna, la mano di una bambina che cerca le loro uova sotto la paglia per poi metterle delicatamente in un paniere, e poi la mamma o la nonna che utilizzano sapientemente queste uova per farne una torta o una frittata per il pranzo della domenica.

E’ tutto molto piacevole da pensare ed è difficile immaginare che ci sia qualcosa che non vada, o che si possa usare la parola “sfruttamento” quando si parla di questa modalità di approvvigionamento di cibo per la famiglia.
Non per niente, soprattutto negli Stati Uniti, sta diventando sempre più popolare questo modo di allevare animali nel proprio cortile (Backyard chicken keeping). Viene visto anche da molti animalisti come un processo etico, rispettoso degli animali, conveniente, eco-sostenibile, e può anche trasformarsi in una piccola fonte di reddito per alcuni.  Molti vegetariani, ma anche alcuni vegani, considerano questo tipo di allevamento l’unico che offre garanzie di rispetto degli animali, e non giudicano quindi come problematico il consumo di uova derivate da questi allevamenti privati.

E’ davvero etico cibarsi di “uova nostrane” però?

E’ ora di guardare la questione sotto tutti i punti di vista…

L’etica delle uova  di galline ruspanti

Dal punto di vista animalista, c’è poco da criticare in apparenza:  spesso queste galline in effetti vivono bene, libere, all’aperto e felici.
Sicuramente molte di loro stanno meglio delle galline allevate “a terra” o con il “metodo biologico” in certi allevamenti, dove sono libere solo di nome, ma non di fatto, come ha mostrato l’investigazione dell’Associazione “Essere Animali” anche in Italia. [1]


Se sono tenute realmente libere di razzolare, se vengono tenute e mantenute fino alla loro morte naturale, se non sono stipate tutte insieme in poco spazio,  se sono curate quando stanno male, se non viene loro tirato precocemente il collo per diventare brodo e carne lessata (ma i SE cominciano ad essere tanti, ne converrete),  allora in effetti c’è poco da dire, a livello etico, contro l’utilizzo di queste galline.
Detto questo, ci sono altre questioni meno piacevoli, e molto poco etiche, che emergono appena si razzola più in profondità…

Viene prima l’uovo, il pulcino maschio o la gallina?

Andiamo all’origine della questione, in tutti i sensi:  dove sono nate queste galline felici? Da chi sono state acquistate da pulcine?
Provate a chiederlo all’amico/vicino di casa/nonno che vi regala (o vende) queste uova così nostrane e senza crudeltà.
E’ molto probabile che queste pulcine siano arrivate da dove arrivano le stesse galline che finiscono negli allevamenti, e cioè da allevatori industriali (o amatoriali) di pulcini. [2]
Queste galline, da piccole, saranno quindi state selezionate tra i pulcini più sani, dovranno essere per legge vaccinate, e non mostrare difetti morfologici (come le zampine rotte).
Un pò alla stregua degli allevatori di cani di razza, gli allevatori di pulcini hanno quindi bisogno di disporre di un grande numero di pulcine sane da poter vendere come future galline ovaiole.
Quando però si schiudono le uova (non sotto il tepore del corpo di mamma chioccia ma sotto le lampade di gigantesche incubatrici)  la metà dei pulcini che nasceranno saranno dei maschietti, e non tutte le pulcine saranno sane


Cosa succede a questi pulcini maschi non richiesti?
Quanti galli  vi capita di vedere nei giardini/campi dove andate a prendere queste uova?
Solitamente nessuno,  o non certo un numero pari a quello delle galline femmine, altrimenti queste uova verrebbero fecondate e ne nascerebbero altri pulcini in continuazione.
Il detto popolare è che non ci possa essere più di un gallo per ogni pollaio, ma in realtà, come viene dimostrato  al Santuario di IPPOASI, a Pisa, che recupera galline e galli dal macello,  più galli maschi possono coesistere insieme felicemente, se lo spazio per tutti è adeguato…

Gli spazi però, per quanto migliori delle realtà industriali, sono quasi sempre molto limitati anche in questi appezzamenti di terreno, è quindi gioco forza che per selezionare alla base le galline ovaiole più in salute, e solo le pulcine femmine, ogni anno – solo in Italia – vengono uccisi  30 MILIONI di pulcini maschi e di pulcine “difettose” dall’industria delle uova.

Ovviamente questi piccoli pulcini non ricevono alcun tipo di anestesia, nè possono mai provare, neppure per un secondo, il calore della loro madre chioccia. Verranno triturati vivi o gettati in enormi sacchi dello sporco, morendo soffocati o di fame, dopo atroci sofferenza (dato che nessuno li posa in questi sacchi uno ad uno, ma vi vengono gettati dall’alto, spesso spezzando loro le zampine e ferendoli). [3]

Non si può quindi sostenere che questo tipo di allevamenti siano “cruelty-free”, senza crudeltà, senza sfruttamento, senza morte e dolore.
Per chi ha fatto una scelta etica vegana, è chiaro che questo tipo di allevamento/sfruttamento non può essere condivisibile o raccomandabile, a meno che non stia utilizzando uova di galline salvate dal macello e che potrà tenere in vita fino alla morte naturale…


A qualcuno però, della sofferenza degli animali, non importa, siamo sinceri. Preferisce queste uova solo perchè più nostrane, sane, genuine.
Continuiamo a vedere se vi è dell’altro che rende queste uova molto meno appetitose di quello che sembrano…

Gallina nostrana = Uovo sano ?

Le uova di queste galline ruspanti e allevate dall’amico o parente di turno hanno quel “non so che” di rustico, genuino, tradizionale, SANO.
Sono veramente uova più salutari delle altre?
La prima domanda da farsi anche qui è scoprire cosa mangino questi animali. Che siano ruspanti è una cosa, che mangino cibo salutare e biologico è un’altra. Molto spesso, anche a queste galline vengono dati i mangimi ricchi di soia OGM, pesticidi & company.
Gli stessi che vengono suggeriti anche agli allevamenti più grandi, per farle crescere e produrre sempre più uova, nella stessa logica del profitto degli allevatori industriali.
Provate a chiedere al vostro fornitore di fiducia o parente:   “Che mangimi vengono dati a queste galline?”
Sentiamo per esempio il consiglio che viene dato loro dagli esperti:
“Se vogliamo ottenere un numero elevato di uova è molto importante somministrare un mangime adatto per galline ovaiole”
E cioè?   “Mangimi ad alto contenuto proteico e arricchiti con mais e soia”. [2]

Sappiamo bene che la soia data agli animali, a differenza della poca utilizzata per gli esseri umani,  è quasi sempre  un alimento geneticamente modificato.
Ma mettiamo che le galline che usiate voi siano frutto di pulcine nate con amore e covati dalla mamma, che i pulcini maschi siano stati tenuti e cresciuti come galli, che tutti loro restino vivi fino a quando la natura lo vorrà e che come mangime vengan loro dati solo avanzi di qualità o mangimi biologici.
Per cosa utilizzate queste uova, una volta arrivate a casa?

L’utilizzo delle uova nostrane:  un circolo vizioso

Che le uova vengano da galline libere, galline salvate dal macello o da galline imprigionate negli allevamenti industriali, l’utilizzo che se ne fa è identico.
La maggior parte delle uova in Italia vengono utilizzate  per farne una frittata, o per fare dei dolci, o per impanare, per i tiramisù ecc.
A questo punto sorge spontanea la domanda: se un giorno in casa finiste queste uova,  se voleste fare la stessa torta, o la stessa frittata, cosa usereste?
In pratica, finchè manteniamo l’abitudine di cucinare con le uova, non impareremo mai quanto sia facile farne senza in cucina, e poi sarà gioco forza andare a comprare uova al supermercato, per fare gli stessi piatti a cui siamo abituate, e non ci penseremo due volte.
Non solo, anche ammesso facessimo con queste uova delle torte da dare ad amici, e non per mangiarle noi,  se  poi questi amici vi chiedessero la ricetta, o volessero una volta a casa farsi lo stesso piatto che gli avete preparato voi, scoprirebbero che nell’impasto è stato usato 1 uovo o 2, e gli servirebbe andare a comprarlo.
A loro  non importerebbe sapere da dove è arrivato quell’uovo.
Per rifare la vostra stessa ricetta, avrebbero bisogno di comprare uova al supermercato, e a loro volta non avrebbero così imparato che si possono fare torte e gelati anche senza uova, che si può impanare o fare frittate usando la farina di ceci, e che i semi di lino sostituiscono degnamente le uova nei plumcake e nei muffin.  Una doppia perdita, per tutti…
Se invece poi questi amici trovassero affascinante il vostro utilizzo di uova “nostrane” e volessero a loro volta cominciare ad allevare galline in giardino, o ad utilizzare uova di galline di allevatori privati nella loro zona, ecco che ripartirebbe il circolo vizioso.
Andrebbero a comprare le prime pulcine da allevatori industriali, contribuirebbero alla morte dei pulcini maschi e delle pulcine difettose, e si farebbero consigliare i mangimi proteici pieni di soia OGM, come fanno un pò tutti, e poi, senza alcun controllo, starebbe solo al loro buon cuore quello di tenere davvero queste galline realmente libere, al sicuro, felici e vive fino al termine della loro vita.
Qualcuno di loro poi, vista la potenzialità di reddito, potrebbe cercare di espandere il progetto, ed ecco come sono nati nei decenni gli allevamenti industriali di oggi.
Uno sfruttamento di piccola misura porta inevitabilmente ad uno sfruttamento che si espande, nel tempo, e non certo alla fine di tutto lo sfruttamento, perchè è il concetto di partenza che non porta a nulla di buono…

Uova nostrane  =  una scelta salutare?

Per finire, se fosse perlomeno provato che le uova siano un alimento indispensabile e benefico per la nostra salute, allora si potrebbe considerare la necessità di valutare questi sistemi produttivi.
Il fatto è che ormai sempre più studi su migliaia di persone mostrano come il consumo di uova, dei loro grassi e delle loro proteine, sia associato a maggiore rischio coronarico, a insufficienza cardiaca, diabete, aumento delle placche nella carotide, aumento del rischio cardiovascolare, dello stress ossidativo, del colesterolo cattivo ecc., soprattutto per le donne già diabetiche o per chi è già a rischio di malattie cardiache. [4]
Potreste ribattere (come quasi tutti fanno) di NON essere a rischio, di godere di ottima salute, quindi perchè preoccuparsi di un ovetto o due o tre a settimana (o qualcuno direbbe anche 1 al giorno)?
Eppure, come ricordano i maggiori esperti un materia:  “Trovatemi una persona che NON sia a rischio di malattie cardiovascolari oggi“…
Dato che queste sono malattie che quando arrivano spesso non danno una seconda chance per riparare il danno, o neppure il tempo di dire addio a chi amiamo, forse varrebbe la pena stare più in campana e non sentirsi così “a prova di uova”,  considerato il loro altissimo apporto di colesterolo, i loro grassi saturi, tutto il loro acido arachidonico e l’assenza di fibre…
Non a caso, in base a tutta l’evidenza accumulatasi fino al 2010, tre famosissimi medici hanno osato dire apertamente che “smettere di consumare uova dopo un ictus o un infarto del miocardio sarebbe come smettere di fumare dopo una diagnosi di tumore al polmone: un’azione necessaria, ma quando è già tardi”.[5]

Insomma… delle uova possiamo fare a meno. Questo è l’unico dato di fatto chiaro in questa poco chiara vicenda.
Le donne e gli uomini vegani, che pur non consumando uova e altri cibi animali mostrano in sempre più studi una migliore salute rispetto agli onnivori, proprio nel campo delle malattie cardiovascolari e del diabete, ci stanno mandando un messaggio che va ascoltato.
Possiamo farne a meno, possiamo evitare di rischiare una tipologia di allevamento che come abbiamo visto non è assolutamente esente da grosse problematiche etiche, oltre al fattore salutistico.
In passato le uova non erano affatto consumate ai quantitativi di oggi. Sono sempre state considerate un cibo dei ricchi o delle feste. Anche chi le aveva in giardino, le considerava una moneta di scambio per ottenere merci ben più preziose, come un paio di scarpe o dei vestiti per scaldarsi.   Le ricette vegane di torte, farifrittate e cibi impanati senza uova non sono una novità culinaria e stravagante di oggi ma ci arrivano fin dai tempi dei Romani e del Medioevo, quando tra un digiuno religioso e la povertà del popolo, era normale farne a meno a tavola.
Queste ricette antiche ci mostrano quanto le uova NON siano insostituibili in cucina.

In conclusione?

Non esistono galline dalle uova d’oro.
Non esiste un allevamento di animali che non causi sfruttamento, morte ed enorme sofferenza, fisica od emotiva.
Mentre le galline non hanno scelta, noi ne abbiamo una facilissima da fare: smettere di consumare uova.
Nel mostrare a tutti, da domani, che non avete bisogno di uova per cucinare, nel non contribuire più a una cultura dove fa molto “rustico” tenersi delle galline in casa per sfruttarle, nell’evitare di ingerire il prodotto del ciclo riproduttivo di una gallina,  farete un favore a voi, al pianeta e agli animali…

Se non sapete come cucinare senza uova, eccovi una facile ricetta di FARIFRITTATA VEGANA, per 2 persone, direttamente da un ricettario che arriva dritto dall’Eden.:-)

PREPARAZIONE  =  Fate una pastella mescolando insieme tutti gli ingredienti tranne la patata (ed eventuali erbe verdi o zucchine). Potete metterla in frigo per un’oretta per renderla più digeribile o cucinarla subito. Aggiungete alla pastella le patate che avrete cotto precedentemente e tagliate a cubetti o fettine, unitevi del prezzemolo o altre erbe aromatiche, gli spinaci o le zucchine, come preferite. Mescolate ancora.
Mettete dell’olio a scaldare in una padella anti-aderente.  Quando è caldo, versate la vostra pastella, mettete la fiamma al massimo e coprite il tutto con un coperchio per non far uscire il calore. Fate friggere per circa 1 minuto e poi, con l’aiuto di un piatto, girate la farifrittata e cuocetela dall’altra parte, sempre con sopra il coperchio. Dovrebbe diventare bella dorata e morbida.  Servitela con una bella insalata di campo, pomodorini e delle bruschette con sopra della crema di ceci.  Buon appetito!

FONTI E RIFERIMENTI PRINCIPALI

1.  Investigazione “Fabbriche di Uova” di EssereAnimali  (http://www.essereanimali.org/fabbriche-di-uova)

2.  Guida all’allevamento domestico  (http://www.veneta-agricola.it/onlineshop/personal/files/GUIDA%20ALLEVAMENTO%20DOMESTICO%20_.pdf)

3. Video – Indagine di MercyforAnimals in un allevamento di pulcini  – Attenzione: immagini forti.
(http://www.mercyforanimals.ca/hatchery)

4.  La Salute di Eva – Aida Vittoria Eltanin – Edizioni Cosmopolis

5. Spence J. David, Jenkins David J.A., Davignon Jean, Dietary cholesterol and egg yolks: Not for patients at
risk of vascular disease, Can J Cardiol., 2010 November; 26(9): e336-e339.

Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.)

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avatar Articolo scritto da Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.) il 18/04/2014
Categoria/e: Anteprima, I Bocconcini di Eva.



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