I capricci non esistono. Quelli che gli adulti chiamano capricci non sono altro che le proteste dei bambini riguardo ad una determinata situazione. E le proteste, si sa, vanno comprese e non represse.

L’adulto fa fatica a vivere il pianto del bambino, non riesce a leggerlo e preferisce farlo smettere il prima possibile.

Invece il pianto di un bambino, anche quello di un neonato, va accolto serenamente e interpretato. Poi l’adulto deve dare una risposta a questo pianto e deve farlo in modo adulto e costruttivo.

Un bambino di 2-3 anni che si ribella e piange non è un bambino capriccioso ma un bambino che chiede di essere ascoltato. Proprio in questa età, infatti, vi è un periodo di crescita importante che Maria Montessori chiama periodo sensitivo “dell’aiutami a fare da solo“. Il bambino vuole imparare a fare da solo. Ma spesso noi non assecondiamo questo suo desiderio e commettiamo un errore enorme.

Non gli permettiamo di mangiare da solo, gli vietiamo di salire le scale, non lo incoraggiamo a mettersi autonomamente calzini e scarpe. Sono tante le motivazioni alla base di questo nostro atteggiamento: la fretta, la preoccupazione, la paura del giudizio sociale, la tendenza a sostituirsi a lui. E il bambino, giustamente, protesta. E noi interpretiamo questa sua protesta come un capriccio e questo modo sbagliato di leggere il nostro bambino porterà inevitabilmente a maggiori proteste da parte sua fino a quando la sua rabbia urlata ma inascoltata si trasformerà in una triste rassegnazione.

Non è raro infatti vedere bambini ancora sul passeggino a 6-7 anni o bambini di 10 che ancora non si vestono da soli e si lasciano sostituire dagli adulti in tutto e per tutto. Ed è ancora più comune vedere bambini che vorrebbero abbottonarsi da soli o passeggiare autonomamente sul marciapiede pochi passi avanti all’adulto o ancora entrare a scuola senza la presenza del genitore… ma questi loro desideri vengono repressi, annullati, proibiti. Spesso addirittura senza motivazione, solo per l‘abitudine a proibire.

E la sete di curiosità, la voglia di fare e creare, la costruzione della propria indipendenza, sgarro dopo sgarro perdono vita. L’adulto dovrebbe riuscire a percorrere la via più semplice: basterebbe assecondare il desiderio di crescita del bambino, metterlo in primo piano, ascoltarlo. Le ansie, le preoccupazioni, le paure sono fatiche e difficoltà nostre che dobbiamo ammettere, capire e risolvere.

E’ nostro compito, come teneva a ricordare spesso Maria Montessori, aiutare il bambino a fare da solo. Diamo ai nostri bambini la responsabilità di portare in mano anche da piccoli tazze di ceramica, fidiamoci del loro istinto di voler salire le scale da soli, permettiamo loro di provare a fare le cose dei grandi se lo vogliono fare. Nel peggiore dei casi cadranno, romperanno un bicchiere, sbaglieranno. Ma quale insegnamento più importante di questo?

Elena Bernabè