Fatima: la donna uccisa col suo bambino e la disperazione di un padre e marito [Video]

La Siria è una terra di mezzo, una di quelle terre in cui la posizione geografica “favorevole” ha decretato la fine della pace e l’inizio dell’inferno, è una di quelle terre dove il fuoco sembra non riesca a smettere di incedere a passo veloce con la potenza di un predatore inferocito in cerca di vendetta, è una di quelle terre dove sono gli innocenti a pagare, a pagare il prezzo di un potere che non si sa neanche più dove realmente risieda.

Fatima, (Fatima Mohammed Khosrof) era una giovane donna siriana, che ha dispetto della guerra e della primavera araba si era sposata ed aspettava di venir vedere al mondo il suo piccolo Abdul, il parto era stato programmato per il 5 settembre 2012, ma dell’uomo non è il potere di decidere del futuro. Nemmeno 24 ore prima, il pomeriggio del 4 settembre, un bombardamento colpisce il villaggio di Bweda, in provincia di Homs dove viveva Fatima e colpisce Fatima ed il suo bambino mai nato ed il suo giovane sposo a cui è concesso il paradossale privilegio di sopravvivere.

Il bambino viene fatto nascere comunque perché al padre sia permesso di abbracciarlo una sola ultima volta, anche se morto, di stringerlo a se e di unirlo alla madre in un unico abbraccio eterno che li accompagnerà in un altra dimensione a testimonianza di cosa accade qui.

A cosa serve la guerra, l’estetica bellezza del potere di cui raccontava Omero, a cosa serve la guerra se non a distruggere le terre degli uomini ? Dove sono le ragioni della speranza in una terra ormai devastata dal conflitto?

Serve parlarne, si serve, serve affinché ogni madre inculchi nel cuore e nelle menti dei propri figli che tutto questo non ha senso, serve affinché ogni padre rifletta prima di spingere il proprio figlio nel canale della competitività e del guadagno a tutti i costi. Serve e serve il lavoro di persone come Sebastiano Nino Fezza, cinereporter e fotografo di guerra, convinto che le storie debbano essere raccontate e che sia indispensabile raccontare cosa c’è dietro la guerra, cosa spinge i paesi alle guerre civili, quali tristi teatri rimangano alla fine delle rivoluzioni gestite e controllate dai “guardiani armati della pace”, le Nazioni Unite.

Per non dimenticare abbiamo bisogno di uomini di cuore e coraggio come Fezza, per cambiare il mondo dobbiamo trasformare questa memoria in un esigenza primaria e quotidiana di cambiamento.

ATTENZIONE: Il video contiene immagini non adatte ad un pubblico sensibile

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Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 11/04/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano, Video.



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