Slow Life: 150 mila scatti per restare incantati

Nove mesi di lavoro per raccontare il mondo lento, sommerso ed incantato di spugne e coralli.

Slow Life è un documentario “sottomarino” realizzato da Daniel Stoupin, 150 mila scatti montati alla perfezione per incantarci con la lentezza e l’eleganza di questo mondo sommerso i cui movimenti possono essere ripresi solo grazie al timelaps. Come danzatori giapponesi di Butoh coralli e spugne trasformano ogni loro movimento in un lento istante di perfezione.

Nelle profondità marine e nelle acque calde della barriera, la vita ha aspetti diversi e contraddittori, si passa dalla frenetica velocità dei pesci da branco alla lentezza di queste creature incantate che sembrano vivere a metà tra il mondo vegetale e quello animale sommerse nel blu di cui diventano paesaggio e scenografia silenziosa.

Antozoi e poriferi, ovvero, coralli e spugne rappresentano quelle nicchie di tempo e storia che solo il mare sa mantenere.

Sono animali si, ma privi di organi differenziati, strutturati su un funzionamento semplice ed essenziale che gli permette di vivere e difendersi dai predatori, o almeno quasi da tutti, non dall’uomo però che sta distruggendo le barriere coralline, condannando ad una morte veloce le creature più longeve del mondo, i piccoli polipi che abitano e costruiscono i coralli; animaletti microscopici ed essenziali che possono, se non disturbati, sradicati o annientati dalla pesca selvaggia, vivere fino a 450 anni architettando le loro fiabesche dimore sottomarineanimali longevi come alberi, lenti testimoni della vita oceanica e marina.

La lentezza ed i colori di queste creature del silenzio hanno contribuito e contribuiscono a rendere i fondali l’incanto che sono e sicuramente non esiste modo migliore di combattere contro la distruzione di queste aeree marine e di sensibilizzare le persone, che quello di mostrar loro la bellezza e la perfezione di questa fauna particolare ed antica.

Raccontare la bellezza, come è stato fatto in questo documentario, significa far capire quanto possa essere infinitamente più sensato lasciare agli oceani i loro incanti godendone come spettatori rispettosi e non come ladri invasivi e distruttori che cercano di combattere la loro piccolezza impadronendosi della meraviglia che li circonda.

Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in un sola parola tutto nascondiamo?

Alessandro Baricco, Oceano mare, 1993

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Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 09/04/2014
Categoria/e: Ambiente, Primo piano.



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