Virus Ebola: sintomi, diagnosi, trasmissione, tutto quello che bisogna sapere

Quando si parla di Virus dell’Ebola ci si riferisce ad un virus estremamente aggressivo per l’uomo, al punto che può essere per lui letale.

Il primo ceppo di tale virus fu scoperto nel 1976, nella Repubblica Democratica del Congo e, fin dalla sua scoperta, è stato responsabile di un elevato numero di morti.

La causa della morte è solitamente dovuta a shock ipovolemico o sindrome da disfunzione d’organo multipla.

Il tasso di mortalità è estremamente alto, variabile dal 50 al 89% secondo il ceppo virale, e un trattamento tramite vaccino non è tuttora disponibile.

Il virus viene trasmesso all’uomo tramite contagio animale, e si diffonde tra coloro che sono entrati in contatto con il sangue e i fluidi corporei di soggetti infetti, per poi causare una febbre emorragica.

La mortalità e la scarsità di vaccini e terapie adeguate, classificano l’Ebola come un agente di rischio biologico di livello 4, così come agente bioterroristico di categoria A.

SINTOMI. I sintomi della febbre emorragica legata al Virus dell’Ebola sono variabili e compaiono improvvisamente.

Generalmente la sintomatologia iniziale comprende febbre alta (almeno 38,8 °C), cefalea, mialgia, artralgia, dolori addominali, astenia, faringite, nausea e vertigini. Tutti sintomi, questi, che inizialmente possono essere facilmente confusi con  le manifestazioni della malaria, della febbre tifoide, della dissenteria, dell’influenza, o di altre molteplici infezioni batteriche, le quali, però, provengono da fonti molto meno letali.

Col protrarsi della malattia, però, i sintomi possono peggiorare ed assumere entità più gravi. Ai sintomi sopra indicati, infatti, possono associarsi diarrea, feci scure o sanguinolente, vomito scuro dall’aspetto a “fondo di caffè”, occhi rossi dilatati con presenza di aree emorragiche sulla sclera, petecchie, rash maculopapulare e porpora.

Altri sintomi secondari includono ipotensione, ipovolemia, tachicardia, danni agli organi (soprattutto a reni, milza e fegato) come risultato di una necrosi sistemica disseminata e proteinuria. L’emorragia interna è causata da una reazione tra il virus e le piastrine che da’ luogo a varie rotture nelle pareti dei vasi capillari.

Possono presentarsi anche sanguinamenti interni o emorragie esterne orali e nasali e, in alcuni casi, provenienti dai fori d’accesso degli aghi per siringhe non ancora completamente chiusi.

A partire dalla seconda settimana di infezione, si assiste ad una riduzione dell’iperpiressia o all’innescarsi di una sindrome da disfunzione multiorgano.

Il margine di tempo tra l’insorgenza dei sintomi e la morte, invecem, si aggira intorno ai 7-14 giorni.

DIAGNOSI. Generalmente la metodologia diagnostica relativa all’ebola include test urinari e sulla saliva. Va detto, però, la diagnosi clinica è difficile nei primissimi giorni, a causa dell’aspecificità dei sintomi iniziali.

Nei primi giorni la conferma del caso si ottiene con l’isolamento del virus, attraverso l’inoculazione in colture cellulari di un campione di sangue.

Accanto al prelievo di sangue, l’esame può essere condotto anche su altri liquidi corporei, come saliva e urine. Il primo caso comporta un maggiore rischio di contagio per l’operatore, mentre il secondo presenta un’invasività minore e una probabilità inferiore di esposizione al contagio.

Il Virus dell’Ebola è diagnosticato tramite test ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay), mediante l’analisi di anticorpi in immunofluorescenza.

TRASMISSIONE. Come dicevamo prima, il virus viene trasmesso all’uomo tramite contagio animale, e si diffonde tra coloro che sono entrati in contatto con il sangue e i fluidi corporei di soggetti infetti, oppure, in minor proporzione, per via epidermica o per contatto con le membrane mucose.

Vi è una scarsa evidenza di trasmissioni aeree da uomo a uomo. La trasmissione virale può invece registrarsi se si entra in contatto con l’animale infetto

Il periodo di incubazione può variare dai 2 ai 21 giorni, ma generalmente è di 5-10 giorni.

Nelle prime fasi l’ebola sembra non essere estremamente contagioso: il contatto in fase precoce con individui colpiti sembra non causare la malattia; non appena la malattia progredisce, i fluidi corporei presenti nella diarrea, nel vomito e nel sangue rappresentano invece un rischio biologico estremo.

Generalmente le epidemie su vasta scala scoppiano in quellee aree più povere ed isolate prive di ospedali moderni e di personale addestrato, dove i protocolli di igiene (mascherine, guanti, occhiali e camici monouso) e sterilizzazione sono un lusso o rappresentano pratiche sconosciute al personale, e dove gli aghi monouso e le autoclavi non esistono a causa dei costi eccessivi. Procedure queste, che dovrebbero obbligatoriamente essere fatte osservare a tutto il personale medico e a chiunque abbia a che fare con il paziente infetto.

In situazioni di isolamento come nelle aree ospedaliere di quarantena o nei villaggi remoti, la maggior parte delle vittime vengono infettate rapidamente a seguito della presenza del primo caso infettivo.

Poichè anche i cadaveri restano infetti, alcuni medici adottano misure preventive affinchè le sepolture avvengano in sicurezza contrariamente ai rituali funebri tradizionali diffusi in quelle aree.

TRATTAMENTO E TERAPIA. Non esistono interventi specifici per il trattamento della febbre emorragica legata al Virus dell’Ebola. La terapia primaria è unicamente di supporto e comprende procedure invasive ridotte al minimo: bilancio degli elettroliti, (dal momento che i pazienti sono frequentemente disidratati), ripristino dei fattori di coagulazione per arrestare il sanguinamento, mantenimento dei parametri ematici e di ossigenazione, trattamento delle complicanze infettive e delle eventuali sovrainfezioni.

VACCINI E PREVENZIONE. Purtroppo, ad oggi, non esiste un vaccino efficace contro il Virus dell’Ebola. L’unica forma di prevenzione, dunque, si affida al rispetto delle misure igienico sanitarie, alla capacità di una diagnosi clinica e di laboratorio precoci e all’isolamento dei pazienti.

Va inoltre evitato il contatto con il sangue e con le secrezioni corporee dei casi accertati o sospetti, mentre il personale sanitario a contatto con il paziente infetto deve, come dicevamo prima, utilizzare adeguate attrezzature per la protezione individuale, come maschera, guanti, camice, occhiali monouso.

✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬✰✬

Seguite Eticamente sulla Fanpage di Facebook, su Pinterest e su Twitter e non dimenticate di iscrivervi alla newsletter!

Daniela Bella

Vuoi ricevere i nuovi articoli di EticaMente comodamente nella tua casella email?

Iscriviti alla Newsletter di EticaMente
avatar Articolo scritto da Daniela Bella il 07/04/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



Newsletter di EticaMente

Ricevi le nostre Notizie nella tua E-Mail


SpotLight

Favole e Fantasia
Accedi | Copyright 2010-2017 Eticamente.net è un progetto CiancioLab sas WebAgency - Partita IVA 04201560655