La meditazione della liquirizia

Prima di avvicinarmi allo yoga vivevo spesso con il “pilota automatico inserito”.
Compivo diverse azioni tipo svestirmi, lavarmi i denti, rispondere a qualcuno, mangiare, guidare… senza bisogno di pensare e soprattutto senza rendermene conto.
Ottimizzavo i tempi così e in queste “pause” o “fughe dalla realtà” ripensavo a quello che era successo durante la giornata, mi programmavo le cose da fare, sognavo ad occhi aperti.
Mi ritrovavo a fine giornata con la sensazione di “avere perso dei pezzi per strada”, di aver messo il cartello “Torno subito” in troppe occasioni, perdendomi chissà quali cose accadute attorno a me, ma anche opportunità di imparare qualcosa di nuovo e di crescere.

Mi sono stati molto utili degli esercizi di consapevolezza per “disinserire il pilota automatico”. Sceglievo un’azione a settimana e mi impegnavo a “rimanere presente” per tutta la sua durata.

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Così ho iniziato a lavarmi i denti con consapevolezza, a mettermi e togliermi il pigiama con consapevolezza, a mangiare con consapevolezza…
All’inizio non è stato facile, soprattuto il “rimanere presente” mentre mangiavo.
Mi allenavo a “esserci” dal momento in cui portavo il cibo alla bocca fino a quando inghiottivo il boccone.
Portare l’attenzione sulla masticazione condiziona in maniera notevole l’assimilazione delle sostanze nutritive da parte dell’organismo.
Lo stato di presenza fa sì che cogliamo con maggiore profondità i sapori, estraiamo molta più energia dagli alimenti e di conseguenza percepiamo molto prima il senso di sazietà rispetto a quando mangiamo in automatico pensando ad altro.
Mi ha aiutato ad essere presente cambiare il modo di mangiare, per esempio usando di più le mani, le bacchette cinesi per il cibo, la forchetta con la mano sinistra anziché la destra e cambiare spesso il luogo in cui mangiavo.

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Cambiare abitudini mi faceva rimanere sveglia e soprattutto mi faceva uscire dalla mia zona di comfort.
La zona di comfort è la nostra linea di confine dove tutto è conosciuto.
La zona di comfort ti fa sentire tranquillo ma non acceso, al sicuro ma non emozionato, perché in qualche modo ti protegge ma smorza gli slanci.
È come un quadrato che conosci alla perfezione: non ti fa andare oltre i suoi quattro lati, rinunciando alla scoperta di tutto ciò che esiste oltre.
Per uscire dobbiamo affidarci alla nostra curiosità, alla nostra capacità di entusiasmarci e meravigliarci, smettendo di fare le cose in automatico o per dovere, ma seguendo il principio di piacere.
Così facendo si scopre di aver vissuto per un certo periodo di tempo in un costante stato di contrazione: contratte le emozioni, contratta la mente, il corpo e l’anima.
Studiando l’arte di vivere consapevolmente ho imparato a rilassare mente, corpo e anima e a mangiare con amore.

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“Ogni boccone contiene la vita del sole e della terra.
In ogni pezzetto di pane puoi vedere e gustare l’universo intero.
Quando bevi il te stai bevendo nuvole.
Se non mangi in consapevolezza, non sei gentile con il cibo, con chi l’ha coltivato e cucinato” (Thich Nhat Hanh)

Ogni frutto della terra è un mondo da scoprire.
Quando sei bambino presti già attenzione a queste cose.
Ho sempre vissuto in campagna, il mio nonno e il mio papà coltivavano i peschi.
Fin da piccola riconoscevo dal profumo se una pesca era matura o meno, ma anche se aveva la polpa gialla o bianca e poi al tatto se era lisca o pelosa, se era di forma sferica o appiattita.
In bocca le pesche noci erano croccanti e si potevano mangiare con la buccia, le altre, quando erano molto mature, si potevano sbucciare con le mani.
Se chiudo gli occhi rivedo il nonno mentre faceva una pausa durante la raccolta e le mangiava cogliendole dalla pianta.
“Chiara lo senti il sapore della terra, della pioggia e del sole?” mi diceva.

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Al Nido dove lavoro, durante il pranzo, facciamo un gioco.
Raccontiamo ai bambini da dove vengono gli alimenti presenti sulla tavola e insegnamo loro ad essere grati non solo alla terra, alla pioggia, al sole, ma anche ai contadini che li hanno coltivati, al rivenditore che li ha portati al mercato, al fornitore che li ha portati nella nostra cucina e alle cuoche che li hanno cucinati per noi.
Questo gioco insegna ai bimbi come siamo, attraverso il cibo, interconnessi in qualche modo l’uno con l’altro e con l’intero Pianeta. Che non siamo soli, ma che in tanti pensano a noi e ci aiutano a diventare grandi.

Lo scorso anno avevo un gruppo di giovani allievi che non vedevano l’ora di iniziare a meditare, è nata così la meditazione della rotella di liquirizia.

Production steps of licorice, roots, pure blocks and candy.
“Cerca di essere davvero qui, ora: solo così la rotella di liquirizia si rivelerà a te.
Osserva la sua forma a spirale, simbolo antichissimo che racchiude in s’è il concetto di espansione, crescita, sviluppo: un percorso che ti conduce alla conoscenza del tuo mondo interno ed esterno.
Il nome Gglycyrrhiza significa pianta dalla dolce radice. E questa dolce radice ti insegna a radicarti a terra, a sentire i tuoi piedi, ad essere solido e forte, a rimanere ancorato, calmo e sicuro nonostante i temporali e le tempeste della vita.
Ti insegna a nutrirti.
Immagina “il lavoro incessante di queste radici che lavorano, sciolgono, contattano, le profondità del suolo e la sua memoria. Visualizza i piccoli peli radicali che solleticano la roccia dura e fredda, che, non abituata ad essere toccata, inizia a ridere e così a sciogliere briciole di sé, nei suoi sali che disciolti nell’acqua forniranno agli esseri viventi la struttura, l’impalcatura, su cui costruire tutto il resto” (Lucilla Satanassi)
Senti il profumo della liquirizia e immagina il tempo in cui è stata un piccolo fiore azzurro- violaceo e poi un legume nel cui baccello erano custoditi piccoli semi da cui è nato un grazioso arbusto le cui radici sono state sradicate, lavate, mondate, asciugate, grattugiate, sterilizzate e sciolte in acqua.
Assapora lentamente la liquirizia svolgendo la spirale.
Lasciati avvolgere dal suo sapore dolce, ma anche intenso e deciso.
Ringrazia mentalmente la terra, gli agenti atmosferici, la pianta di liquirizia e tutte le persone della filiera produttiva.
Quando mangi la liquirizia stai mangiando briciole di terra, roccia che sorride al solletico dei peli radicali, stai mangiando nuvole, fiori, niente di meno che un vero miracolo.
Ripercorri per l’ultima volta il viaggio che ha portato la liquirizia a te e dentro di te.
Ora non c’è più separazione tra te e la liquirizia.
Tu e la liquirizia siete una cosa sola”

Chiara Benini

Bibliografia

La porta del mago, Salvatore Brizzi, Anima Edizioni
La spirale delle emozioni, Elena Puntaroli, Anima Edizioni
Quando bevi il te stai bevendo nuvole, Thich Nhat Hanh, Terra Nuova Edizioni

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 08/04/2015
Categoria/e: Chicche di Yoga, Primo piano.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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