L’importanza del contatto con la terra per la pedagogia Montessori

Troppo spesso ci dimentichiamo da dove veniamo. L’importanza degli elementi naturali che ci compongono viene sorpassata da ciò che ci circonda, dagli oggetti, dall’avere. Dovremmo ricordarci che la parte fondamentale è l’essere.
A tal proposito voglio portare ai vostri occhi oggi l’importanza di far vivere al bambino il Suo essere mettendolo in contatto con gli elementi naturali di cui è fatto: terra e acqua. Lasciarlo libero di esplorare e anzi offrirgli la possibilità quotidiana di percepire la vita e il suo sviluppo gli permetteranno di entrare in contatto con la sua anima.

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Voglio raccontarvi dunque l’importanza di questo contatto attraverso un breve tratto del libro di Maria MontessoriLa mente del bambino”:

“Consideriamo il bambino di due anni e la sua necessità di camminare… può camminare per un miglio o due, e, se gli piace, arrampicarsi; i punti difficili lungo il cammino costituiranno per lui gli elementi interessanti.
Bisogna rendersi conto che il camminare significa per il bambino qualcosa di molto diverso da ciò che significa per noi. L’idea ch’egli non possa compiere un lungo percorso dipende dalle nostre pretese di farlo camminare alla nostra velocità, e questo è tanto assurdo quanto sarebbe per noi, per esempio, cercar di stare al pari di un cavallo finchè questo dicesse, vedendoci senza fiato: “Non serve: montami in groppa e arriveremo insieme laggiù”.
Ma il bambino non desidera andare “laggiù”, egli vuole semplicemente camminare; e poiché le sue gambe sono sproporzionate alle nostre, noi non dobbiamo farci seguire da lui, ma seguirlo. La necessità di seguire il bambino risulta chiara in questo caso, ma non va dimenticato che essa è la regola per l’educazione dei piccoli in ogni campo.
Egli cammina non solo con le gambe, ma anche con gli occhi; sono le cose interessanti che lo circondano a spingerlo innanzi. Cammina e vede brucare un agnello, gli siede accanto per osservarlo, poi si alza e va un po’ lontano… vede un fiore, e lo annusa… poi vede un albero, lo raggiunge, vi gira intorno quattro o cinque volte, siede e lo guarda. In questo modo può andare avanti per miglia intere: sono passeggiate interrotte da periodi di riposo e nello stesso tempo piene di scoperte interessanti, e, se lungo la strada si trova qualche ostacolo, per esempio un masso, il bimbo è al colmo della felicità. L’acqua costituisce per lui un’altra grande attrazi one: egli si siederà accanto ad un rivoletto e dirà tutto contento: “Acqua!”. L’adulto che lo accompagna, e che desidera arrivare al più presto possibile in un dato luogo, concepisce il camminare in maniera molto diversa.
Le abitudini dei bambini sono simili a quelle delle prime tribù della terra.
… l’uomo camminava finchè trovava qualcosa che lo attirasse e interessasse: una foresta ove prender legna, un campo da cui trarre foraggio, e così via. Nello stesso modo naturale procede il bambino. L’istinto di muoversi nell’ambiente, passando da una scoperta all’altra, fa parte della natura stessa e dell’educazione: l’educazione deve considerare il bambino che cammina come un esploratore. Il principio dell’esplorare (scouting) che oggi costituisce una distrazione e un riposo dallo studio, dovrebbe invece far parte dell’educazione stessa e incominciare più presto nel corso della vita. Tutti i bambini dovrebbero camminare così, guidati da ciò che li attrae; e in questo senso l’educazione può aiutare il bambino, dandogli nella scuola una preparazione, vale a dire, insegnandogli i colori, la forma e la nervatura delle foglie, le abitudini degli insetti e di altri animali, ecc. Tutto ciò fornirà ragioni di interesse; più imparerà, più camminerà. Per esplorare, il bambino dev’essere guidato da un interesse intellettuale che tocca a noi dargli”.

A tal proposito la nostra vita frenetica mal si concilia con l’esigenza di camminare e di avere un contatto quotidiano con la natura, che pur sarebbe la cura a tutti i mali. Per questo io ho deciso, avendo lo spazio, di creare un piccolo orto in cui le mie bambine (e i bimbi che frequentano la mia ludoteca con spunti Montessori) possono affondare le mani.

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La terra, quando la si tocca rilascia delle emozioni carnali e primordiali al nostro organismo. L’odore, il colore, il suo tocco ci fanno pensare alla vita che accoglie. Il piccolo verme che si nutre di lei, la talpa che crea la sua tana, le formiche che lavorano instancabili e la usano come riparo, le radici degli alberi che la scavano correndo con le loro lunghe braccia e lei che si fa morbida e le lascia entrare, i nutrimenti che contiene e conserva per le sue preziose ospiti quando piantiamo un fiore o una pianta proprio come il grembo materno fa spazio alla vita e si presta come rifugio, nutrimento e culla del piccolo esserino che entra ad abitarlo.

Per nutrire la terra e i preziosi frutti che ci dona serve l’acqua, altro elemento primordiale. Tutto nacque dall’acqua come noi siamo nati in essa e ci siamo sviluppati. Mettete una pianta nell’acqua e vedrete come si sviluppano le radici!
L’orto offre la possibilità di veder nascere e crescere la vita. Permette un contatto perenne con ciò che siamo stati e ciò che siamo.

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La nostra avventura è partita il 7 giugno. Dopo aver preparato il terreno, abbiamo scavato dei buchi e seminato le nostre piantine di zucchine, pomodori, melanzane, insalata, lamponi e fragoline di bosco. Abbiamo annaffiato con cura ogni giorno le nostre piantine e osservato la crescita e i cambiamenti così come abbiamo notato la differenza di sviluppo delle diverse specie. Le zucchine sono cresciute tantissimo… tante foglie grandi, un po’ pungenti e si sono spostate in orizzontale correndo lungo il terreno. Hanno prodotto tante belle zucchine. Avevamo seminato zucchine lunghe e zucchine tonde. La prima volta che le mie figlie hanno visto le zucchine erano entusiaste! Quell’entusiasmo di fronte alla vita mi ha emozionata! Noi non abbiamo più un occhio ridente e meravigliato di fronte a queste cose… invece osservare il bambino ci riporta a quella condizione indispensabile per entrare in contatto con la nostra anima.

Dunque abbiamo continuato ad osservare… le melanzane come i pomodori si sono sviluppati in altezza e per i pomodori è stato necessario aiutarli a sostenersi con un bastone legandoli e potare i rami che toglievano energia alla pianta. Le bambine si sono approcciate al concetto di cura, di attenzione, di osservazione attenta di ciò che, di giorno in giorno, succede alle piante. Hanno visto nascere il fiore e poi svilupparsi il frutto, che piano piano cresceva sempre di più fino all’ora del raccolto, fatto con cura e delicatezza per non rovinare la pianta. L’emozione è salita ancor di più alla preparazione del piatto con le verdure raccolte dal nostro orticello. Lavare, tagliare, osservare l’interno, annusarlo… fino alla cottura e all’assaggio…. una vera Goduria!!!

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Da queste poche righe si comprendono i grandi insegnamenti che ci sono nella natura stessa. Il grande lavoro necessario affinchè questa si sviluppi e doni i suoi frutti. E’ una metafora di tutta la vita: per raccogliere i frutti servono cure, attenzioni e fatica! Nell’amore, nell’amicizia, nelle relazioni in genere è un dare ed avere, ma ci vuole dedizione.
Consiglio anche a chi non ha un giardino, di mettere in balcone o in un angolo della casa due vasi con due piantine. Per i bambini sarà un’esperienza unica e arricchente. E chissà che l’emozione non colga anche Voi!

Vivere Montessori Vi augura una buona raccolta di frutti seminati e curati con amore e dedizione e ricordatevi che i più preziosi sono proprio i Vostri bambini!

Immagini by Manuela Griso

Educatrice Manuela Griso

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Educatrice Manuela Griso

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avatar Articolo scritto da Educatrice Manuela Griso il 21/07/2015
Categoria/e: Primo piano, Vivere Montessori.



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