Il Saluto Alla Terra: ecco come onorarla e unirci ad Essa

“Il Cielo copre, la Terra sostiene”

Questa è la formula che in Oriente designa la posizione dei due principi cosmici che hanno nell’uomo il loro mediatore.
Infatti, tra la terra e il cielo, l’uomo compone i distanti, e perciò è simbolo della loro armonia.

Woman in childs pose on beach, side view

Secondo gli Esseni la Madre Terra ha due volti, possiede due aspetti nella vita dell’umanità. È sotto i nostri piedi, ma è anche sopra alle nostre teste, è ovunque intorno a noi. È la sposa del Padre Cielo, la guardiana e rivelatrice dei suoi Misteri. Avvicinarsi alla Madre è amare il Padre. Nessun uomo può andare da solo verso il Padre perché la madre è la sposa ed è un corpo perfetto.

In questo corpo sono presenti le pietre, le piante che mostrano il cammino verso la bellezza, il radicamento e la fioritura; gli animali che mostrano il cammino verso l’orizzonte vasto e infinito, verso la comunione con il Tutto; l’uomo che arreca la dignità, il pensiero più elevato; l’Angelo che conduce tutto verso la forza e la virtù; l’Arcangelo che manifesta e fa regnare tutte le leggi e la saggezza del Padre; infine il Dio, la divinità che è lo splendore e la vittoria assoluta di tutto ciò che è bello e magnifico. Allora è possibile avvicinarsi al Padre. La Madre è in entrambi i mondi. Ha il viso della Madre nel mondo degli uomini e il volto del Padre nel cielo.

La terra è l’archetipo della ” base”, ed esprime sicurezza, solidità ed accoglienza. E’ l’elemento naturale per eccellenza che identifica e contiene l’umanità. Il profondo legame simbiotico con la terra si sviluppa fin dalla nascita. Ci stiamo in piedi sopra, i bambini la toccano e a volte la mangiano, gli sciamani la usano come medicina, i contadini la arano e coltivano, le tribù la adorano, gli uomini la ricoprono di cemento ed affondando le fondamenta come radici, i minatori la scavano. La nostra prima identificazione è di essere umani Terrestri.

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Nel simbolo della Terra è presente, fin dalla notte dei tempi, una forte connotazione materna. Nella mitologia greca Terra era Gaia, che partorì tutti gli Dei e venne chiamata Grande Madre. Il simbolo è quindi legato alla femminilità, alla nascita e fecondità, alla crescita e rigenerazione. Ricettiva, si oppone, nella sua passività e densità, alla potenza maschile aerea ed attiva del cielo. Collegata alla materia primordiale, al caos della creazione, alla prima materia alchemica da cui si sviluppa ogni altro processo, la Terra è universale, ha e mantiene un carattere sacro legato alle origini, alle radici personali, alla ricerca individuale, al viaggio archetipico, ma anche alla sua struttura di pianeta rotondo e sferico, sospeso come per magia nello spazio.

Avere l’elemento terra in equilibrio dentro di noi significa uscire da una visione bidimensionale della terra e considerarne lo spessore, la consistenza, le asperità, la profondità; è un invito a cercare, a esplorare ed ascoltarne i micro movimenti: la terra permette alle radici di scendere nelle sue profondità, lascia che le acque la erodano, che gli oceani la lambiscano, che i venti la spazzino, la terra si lascia scuotere dai terremoti e dalle eruzioni vulcaniche e tuttavia mantiene un suo equilibrio. La terra è il luogo della madre, luogo protetto dal quale è necessario allontanarsi una volta cresciuti per esplorare il mondo, per oltrepassare i confini per incontrare il resto della comunità umana; terra quindi come solida base di partenza per un buon viaggio e per un buon ritorno.

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Oggi vi propongo la “Sequenza di saluto alle dee della Terra”.

Questa sequenza, dedicata ai vari aspetti della terra, aiuterà le persone molto aeree e intellettuali, coloro che sono sempre portate al lavorio cerebrale, dimenticando troppo spesso le loro radici. Faciliterà la presenza al suolo, la centralità, l’equilibrio, la memoria, ma soprattutto porterà a radicarsi alla terra, facendo riaffiorare sensazioni sopite nella profondità dell’essere.
A livello più fisico aiuterà a eliminare le impurità, andrà a rafforzare le gambe, il bacino con i suoi organi interni, che nelle varie forme proposte vengono massaggiati e tonificati. Non ha controindicazioni, se non per le donne con il prolasso dell’utero, che devono evitare di mantenere a lungo la posizione di Malini, signora delle ghirlande e comunque tutte le posizioni in piedi; eseguendo la sequenza rispettando i tempi indicati non ci sono problemi nemmeno in questi casi.

Esecuzione della sequenza

Saluto-alla-Terra-shasti

Sdraiatevi al suolo in posizione supina, per entrare nella prima forma di Shasti, la dea che riposa: la mano destra si appoggia sul petto, il ginocchio destro si flette e il piede si appoggia sul ginocchio sinistro.
L’inspirazione solleva il braccio sinistro e lo tende al di là del capo, l’espirazione accompagna il corpo che ruota a sinistra per portarsi sul fianco.

La mano destra e l’avambraccio fino al gomito si appoggiano a terra davanti al petto; anche il ginocchio destro scende fino al suolo, e così la testa, che è sul braccio steso, si appoggia sulla guancia sinistra.
Il corpo riposa con tre respiri calmi e regolari, poi l’inspiro più profondo lo riporta al centro e l’espiro lo fa ruotare sul lato destro.
Su questo lato ripetete la stessa esecuzione precedente e dopo il mantenimento di tre respiri calmi e regolari tornate al centro in posizione supina, con respiri più lenti e profondi.

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Le mani si appoggiano sull’addome, le gambe si accavallano, destra sulla sinistra, le ginocchia si flettono un poco affinché il piede destro possa passare dall’esterno sotto il ginocchio sinistro.
Una profonda espirazione accompagna il ginocchio destro verso il suolo a sinistra, l’addome scivola sotto le mani che non si spostano nonostante la rotazione di tutto il bacino, mantenendo i gomiti a terra; le spalle rimangono ferme al suolo e la testa ben diritta appoggiata sul centro della nuca.
Tre respiri lenti e profondi mantengono la forma, da ripetere con gli stessi tempi sull’altro lato.

Questa è Vasana di Bhogavati, la dea dei serpenti. Il suo nome viene dal mondo degli inferi, la dimora di tutti i serpenti, al di sotto della terra.

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Tornato al centro il corpo rimane supino con i piedi uniti e le gambe ben tese. Le braccia si tendono in avanti, le dita delle mani si intrecciano, i polsi si uniscono e durante un’inspirazione profonda si solleva il capo e il busto finché si raggiunge la posizione seduta.
Questo è un movimento di passaggio dedicato a Balavati, la dea dalla grande forza.

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Flettete dunque le ginocchia divaricandole, afferrate i piedi unendo le piante e portando i talloni ben vicini al bacino.
Durante l’espirazione divaricate le ginocchia facendole scendere il più possibile al suolo.
Questa è la posizione propizia, dedicata a Durga la guerriera: tre respiri lenti e profondi la mantengono nell’immobilità.

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Inspirando si risollevano le ginocchia ed espirando si portano i piedi con le piante a terra, mantenendoli ben vicini l’uno all’altro, con i talloni sempre aderenti al bacino e al suolo. Le mani si poggiano a terra davanti ai piedi, con la stessa apertura delle spalle.
Questa è la posizione di Prthvi, l’estesa, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari.

saluto-alla-terra-yaksini

Da qui si passa nella posizione delle Yaksini, spiritessa folletta dei campi e degli alberi, prendendo il viso tra le mani, con i polsi che sostengono il mento, con un’espirazione profonda e lenta si poggiano a terra i gomiti, sollevando i talloni dal suolo; tre respiri calmi e regolari mantengono la posizione.

saluto-alla-terra-malini

Riportando i talloni bene a contatto con la terra, si giungono le mani e si poggia la fronte sulla punta delle dita, mantenete gli avambracci in una linea diritta cercando di avvicinarli il più possibile al suolo.
Questa è Vasana di Malini, la signora delle ghirlande, che viene mantenuta con tre respiri calmi e regolari.

saluto-alla-terra-anjana

Poggiando le mani a terra ci si solleva in ginocchio inspirando. Espirando si porta avanti il piede sinistro formando con la gamba un angolo retto con la coscia. Le mani si giungono davanti al petto, l’inspirazione tende il busto verso il cielo, l’espirazione sposta il peso del corpo in avanti, senza flettere il busto.
Per tre respiri si mantiene la forma di Anjana, la madre delle scimmie, che viene ripetuta con gli stessi tempi sull’altro lato.

saluto-alla-terra-bhumi

Poggiando a terra le mani si solleva il corpo, si divaricano le gambe il doppio della misura delle spalle, i piedi ben diritti paralleli tra loro. Si sovrappongono le mani, il palmo della destra sul dorso della sinistra, le braccia sono tese.
Una profonda inspirazione allunga il busto al cielo, l’espirazione flette le ginocchia, porta il busto parallelo alla terra e le mani che poggiano al suolo, senza oltrepassare la linea dei piedi. Lo sguardo si volge in avanti, la forma si mantiene immobile per tre respiri.
Questa è la posizione di Bhumi, la dea del suolo.

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Inspirando lentamente si risolleva il busto, espirando si ruotano i piedi sui talloni portandoli con le punte verso l’esterno. Inspirando si stringono con vigore i pugni tendendo ogni muscolo delle braccia, espirando si flettono le ginocchia portando le cosce parallele al suolo e contemporaneamente si flettono i gomiti appoggiando i pugni sulla parte centrale delle cosce.
La forma si mantiene per tre respiri calmi e regolari.
Questa è la posizione di Shanjana, la vittoriosa, colei che ha dominato i sette mondi.

saluto-alla-terra-dakini

L’inspirazione riporta su il busto e distende le gambe, poi espirate profondamente. I piedi si raddrizzano e si riduce un poco la distanza tra di essi.
Inspirando il peso del corpo si sposta sul piede sinistro, il tallone destro diviene un perno su cui il piede ruota per portarsi di profilo, il ginocchio si flette nell’espirazione.
Il capo ruota verso destra, l’inspiro solleva il braccio destro sulla linea della spalla, si stringe con vigore il pugno e durante l’espirazione la mano torna a distendersi mentre il capo si flette verso la spalla.
La gamba sinistra resta ben tesa, il braccio sinistro rilassato lungo il fianco; mantenete nell’immobilità questa forma per tre respiri, poi ripetete con gli stessi tempi sull’altro lato.
Questa è la posizione della Dakini, la Strega, una sorta di potenza femminile selvaggia e incolta come la terra su cui poggia: è la divinità tutelare del primo Chakra, Muladhara.

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Entrambe le gambe si distendono, mantenendo la stessa apertura tra i due piedi, uguale alla misura del proprio bacino, l’inspirazione tende il busto verso il cielo e l’espirazione lenta e profonda lo flette in avanti, senza incurvare la schiena, le mani si appoggiano a terra davanti ai piedi a formare con questi un quadrato.
Mantenendo la forma si cerca l’equilibrio delle tensioni muscolari tra gambe, braccia e busto.
Questa è l’asana di Dharani, colei che sostiene e si mantiene per tre respiri calmi e regolari.
Fate risalire il busto con l’inspirazione, le mani si giungono davanti al petto in gesto di saluto alla forma divina della Grande Madre Terra.

Chiara Benini

Immagini by Chiara Benini

Bibliografia

“Dialoghi con la madre terra”, Oliver Manitara, Anima Edizioni
“Yoga e danza, Chiara Corte”, Editoriale Delfino
“Yoga delle dee, Gabriella Cella”, Fabbri Editore
“La terra senza il male”, Umberto Galimberti, Feltrinelli Editore

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 13/08/2015
Categoria/e: Anteprima, Chicche di Yoga.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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