Lasciata Sola a Partorire nel Bagno, Erano Tutti Obiettori

Valentina Magnanti ha solo 28 anni, insieme a suo marito desiderava tanto un figlio. Un figlio che potesse avere una speranza di vita, perchè lei è affetta da una terribile e rara malattia genetica. Eppure il suo sogno è stato infranto nei bagni dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Valentina, magra, segnata dalla vita, ha raccontato il suo calvario a LaRepubblica.

Le venne diagnosticata questa tremenda patologia genetica nel 2006 e nel 2010 rimase incinta, qualcosa che non potrà mai più scordare…

“Io sognavo un figlio, un bambino che avesse qualche possibilità di una vita normale. Invece mi sono ritrovata ad abortire al quinto mese sola come un cane. Abbandonata in un bagno a partorire il feto morto, con il solo aiuto di mio marito Fabrizio. E tutto questo per colpa di una legge sulla fecondazione ingiusta, di medici obiettori, di uno Stato che non garantisce assistenza”.

Per Valentina è stato terribile, la legge n. 40 del 19 febbraio 2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) non le permette di usufruire della fecondazione e alla diagnosi pre-impianto che le permetterebbe d’identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni ottenuti in vitro, in fasi molto precoci di sviluppo e prima dell’impianto in utero.

E poichè la sua malattia genetica, seppur gravissima, non le impedisce di rimanere incinta, a lei non rimane che scoprirlo solo dopo aver concepito.

Valentina ha scoperto che la sua bambina era malata e la legge le ha consentito di decidere di abortire… al quinto mese.

E pensare che quest’anno, l’8 Marzo, il Consiglio D’Europa ha puntato proprio il dito contro l’Italia dove il numero di obiettori di coscienza è in costante aumento e viene quindi a mancare l’applicabilità della legge 194 sull’aborto, entrata in vigore nel 1978, una vera a propria violazione della legge.

In quei cinque mesi, Valentina e Fabrizio hanno sperato con tutto i cuore che fosse sana, avevano già perso un bimbo per una gravidanza extrauterina. E purtroppo il verdetto è stato terribile, e così i due neo genitori hanno preso la decisione di interrompere la gravidanza.

E da questo momento comincia la lotta di Valentina e Fabrizio. La sua ginecologa si rifiuta di farla ricoverare perchè obiettrice, dopo tre giorni riesce ad entrare in ospedale riuscendo a trovare una ginecologa che le ha firmato il foglio di ricovero.

Il 27 ottobre 2010 Valentina inizia la terapia per indurre il parto tra le rassicurazioni dei medici che dicevano che non avrebbe sentito nulla. (da quando un parto è indolore? n.d.r.).

E così Valentina racconta cosa è successo:

“É stato un inferno. Dopo 15 ore di dolori lancinanti, tra conati di vomito e momenti in cui svengo, con mio marito sempre accanto che non sa che fare, che chiama aiuto, che va da medici e infermieri dicendogli di assistermi, senza risultato, partorisco dentro il bagno dell’ospedale. Accanto a me c’è solo Fabrizio”.

“I medici e gli infermieri venivano per le flebo, ma nessuno li ha visti arrivare quando chiamavo aiuto. Nessuno ci ha assistito nel momento peggiore. Forse perché da quando sono entrata a quando ho partorito era cambiato il turno, c’erano solo medici obiettori“.

“Già una arriva in ospedale disperata, perché in quel figlio ci hai creduto e sperato per cinque mesi, poi ti mettono ad abortire a fianco delle neo mamme e senti i bambini piangere, uno strazio. In più, mentre ero lì stravolta dal dolore entravano degli attivisti anti aborto con Vangeli in mano e voci minacciose“.

E così dopo 15 ore di travaglio, la sua bambina morta è stata partorita, e dopo solo un paio d’ore Valentina è stata dimessa.

Troppo sconvolti e tristi per essere arrabbiati, non hanno denunciato nessuno, preferendo il guardare avanti per scordare l’accaduto e cercare di superarlo.

E dopo che lo shock è superato, oggi Valentina racconta:

“Il vero responsabile di quanto successo è lo Stato. Uno Stato che non è in grado di garantire un servizio sanitario adeguato, che lascia sole le persone in situazioni drammatiche. Basti pensare che nel Lazio la stra grande maggioranza dei ginecologi è obiettore di coscienza per capire la desolazione che troppi devono vivere, obbligati a implorare per un ricovero, per abortire un figlio desiderato”

Valentina e Fabrizio ora stanno lottando perché la Legge n° 40 venga modificata e anche chi è fertile possa avere accesso alla diagnosi pre-impianto:

“Almeno sulla legge 40 sì. Mi sono rivolta all’associazione Coscioni e abbiamo fatto ricorso perché anche chi ha malattie genetiche possa accedere alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impanto, perché non ci si debba ritrovare ad abortire al quinto mese. E ora il tribunale, per la seconda volta in due mesi, ha sollevato dubbi di costituzionalità su questo punto della legge. Forse ora anch’io potrò diventare madre“.

E poi conclude:

“Ho trovato la forza perché sono stufa di vivere in un Paese in cui la religione legifera entrando nella vita privata delle persone. Ringrazio mio marito e l’Avv. Filomena Gallo (segretario dell’Associazione Luca Coscioni n.d.r.) che mi sostiene, e spero in un futuro migliore per tutte noi».

Io vorrei solo aggiungere che nessuna donna deve sentirsi abbandonata in momenti così terribili, soprattutto dall’assistenza sanitaria, obiettore o no la sua vita poteva essere in pericolo,stava soffrendo, sia fisicamente che moralmente. In un ospedale non è accettabile questo.

Potete anche leggere la testimonianza di un uomo che ha vissuto più o meno la sua stessa storia. Una storia di abbandono e malasanità legittimata.

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Valeria Bonora

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avatar Articolo scritto da Valeria Bonora il 11/03/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.

Sono eclettica, sempre alla ricerca di cose nuove, amo l’arte in ogni sua forma e gli animali. Mi piace leggere, scrivere e fotografare, ma soprattutto amo comunicare e trasmettere “qualcosa”. ~ “Tutti sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano” ~ [Antoine de Saint- Exupéry]

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