Coca Cola ed il lavoro in nero in Calabria

E’ notizia di alcuni giorni fa che le arance con le quali Coca Cola produce la famosa bevanda Fanta vengono raccolte in Calabria da centinaia di immigrati irregolari sottopagati.

A tal proposito si legge sul Corriere.it: “Tutto è partito un paio di giorni fa da un’inchiesta della rivista britannica The Ecologist ripresa da Corriere.it riguardante il coinvolgimento della Coca Cola nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria. Secondo The Ecologist la multinazionale americana acquisterebbe a costi ridottissimi succo d’arancia concentrato dalle aziende calabresi. E questo sarebbe il motivo per cui gli agrumicoltori sarebbero costretti a sottopagare gli immigrati (25 euro per una giornata lavorativa di 14/15 ore)”.

Secondo Pietro Molinaro, presidente della Coldiretti Calabria, la situazione potrebbe risolversi se la multinazionale pagasse il giusto prezzo alle aziende: queste ultime non sarebbero così costrette a rivolgersi al lavoro in nero.

Ma la Coca Cola cosa risponde?

Nega un suo coinvolgimento nella vicenda e per non danneggiare la propria immagine decide di disdire gli ordini con le aziende calabresi mettendo ko l’economia di quella zona.

Che il torto sia della multinazionale, delle aziende calabresi o di entrambe chi ci va di mezzo sono sempre i lavoratori sfruttati e per loro chiediamo giustizia!

 

Fonte: corriere.it

Dott.ssa Elena Bernabè

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avatar Articolo scritto da Dott.ssa Elena Bernabè il 05/03/2012
Categoria/e: Mondo Equosolidale, Notizie, Primo piano, Sfruttamento dei Lavoratori.

Responsabile della redazione. Laureata in psicologia, appassionata di tematiche ambientali, animaliste ed equosolidali. Assetata di verità e disposta a tutto per ottenerla. Ama scrivere e creare in tutte le sue forme

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