Parabeni: meglio evitarli! Ecco dove sono contenuti!

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Informarsi correttamente per un consumo consapevole è una buona norma da osservare anche nel settore della cosmetica, al fine di acquistare prodotti il più possibile meno inquinanti e nocivi, che non provochino danni all’ambiente e alla nostra salute.

Dal 1997 l’Unione Europea ha reso obbligatoria la lista degli ingredienti anche per tutti i prodotti cosmetici, definita Inci. Purtroppo però la loro lettura è piuttosto complicata, a causa delle scritte spesso troppo piccole (impossibili da decifrare per gli anziani!) e di una campagna informativa non adeguata. Non tutti sapranno, infatti, che gli ingredienti in etichetta sono elencati in ordine decrescente di concentrazione nel prodotto, e che in latino sono riportate solo le sostanze vegetali non trattate chimicamente, mentre l’inglese è riservato a tutte le altre.

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Non è escluso, inoltre, che tra gli ingredienti possano ritrovarsi sostanze di per sé pericolose, perché per quest’ultime la normativa si limita solo a fissare un quantitativo massimo consentito. Senza considerare che l’utilizzo di più prodotti può portarci a sforare tale limite, con rischi di intolleranze, allergie o perfino guai più seri, dato che per alcune sostanze è ancora aperto nel mondo scientifico il dibattito sulla loro potenziale cancerogenicità.

Tra i composti che finiscono periodicamente sul banco degli imputati ritroviamo i parabeni, su cui ci soffermeremo. Ultimamente forse sarà capitato anche a voi di imbattervi in un numero sempre crescente di prodotti che sfoggiano in bell’evidenza la dicitura “paraben free” o “senza parabeni”. Vi siete mai chiesti il perché di questa premura?

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Per parabeni intendiamo un gruppo di elementi chimici diffusi da tempo in molti prodotti farmaceutici, alimentari e cosmetici, poiché utilizzati come conservanti per le loro proprietà fungicide e battericide. In generale, per verificare se sono presenti nei prodotti che comunemente acquistate, controllate tutti gli ingredienti che terminano col suffisso –paraben.

Impiegati anche come additivi alimentari, i parabeni si ritrovano nelle creme idratanti, negli shampoo, nei gel da barba, nel dentifricio, negli struccanti, nei detergenti intimi, nelle creme solari, nei prodotti per l’igiene dei bambini, nonché nei farmaci topici, ossia in quelli che si applicano direttamente sulla cute.

Ma si tratta di sostanze sicure? Qui inizia la controversia che prosegue ormai da molti anni ed è ancora oggi in corso. Secondo l’industria cosmetica, si tratta di ingredienti indispensabili per garantire la sicurezza e la qualità di molti prodotti di utilizzo quotidiano, quali alimenti, medicinali, prodotti per la casa e cosmetici. Una volta aperti, quest’ultimi potrebbero infatti alterarsi in seguito a una contaminazione provocata da batteri, funghi e muffe, provocando irritazioni, infiammazioni e perfino infezioni della pelle. Grazie all’utilizzo di sostanze efficaci e a basso costo come i parabeni, quindi, i cosmetici più soggetti al rischio dell’inquinamento batterico riuscirebbero a conservarsi in modo ottimale per un determinato periodo successivo al loro avvio.

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Se l’industria cosmetica difende il loro utilizzo, considerandolo assolutamente innocuo per la salute umana, parte del mondo scientifico la pensa diversamente, mettendo in evidenza la capacità dei parabeni di alterare l’equilibrio ormonale e la loro cancerogenicità.

Studi scientifici hanno dimostrato come queste sostanze siano in grado di penetrare intatte nei tessuti umani, senza passare dal processo digestivo. Nel 2004, una ricerca condotta dell’Università inglese di Reading ha aumentato lo scetticismo nei loro confronti. Il team universitario prese in esame la situazione di 20 pazienti afflitte da tumore al seno, scoprendo che ben 18 di loro rivelavano una notevole concentrazione di parabeni nel tessuto mammario. Pur non potendo dimostrare la diretta correlazione tra parabeni e insorgenza dei tumori per la ristrettezza del campione di studio, lo studio inglese ha comunque messo in guardia sulla possibilità che i parabeni rientrino in quella classe di sostanze chimiche chiamate xeno-estrogeni o “distruttori ormonali”, all’origine di vari tumori.

Dubbi che sono stati confermati da altri ulteriori e più recenti studi, come quello condotto da un team di ricerca giapponese sul metilparabene (utilizzato come antisettico in numerosi prodotti cosmetici e già accusato di provocare allergie e irritazioni sulla pelle), che ha rilevato una maggior mortalità delle cellule cutanee esposte a questa sostanza, o l’altro effettuato in Danimarca, che ha preso atto dei potenziali effetti nocivi sulla salute umana da parte di questi composti chimici, tanto da convincere il Paese scandinavo a vietare il propilparabene e il butilparabene per tutti i prodotti destinati ai bambini di età inferiore ai tre anni.

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Mentre quindi aumentano le preoccupazioni in merito alla sicurezza di tali sostanze, ancora oggi si osserva la mancanza di studi scientifici sia sugli effetti di lungo periodo di questi composti chimici, che su quelli cumulativi.
Nonostante ciò anche l’Europa sta correndo ai ripari, come dimostrano gli ultimi sviluppi normativi. In seguito al parere del Comitato scientifico per la salute dei consumatori, il 9 aprile 2014 la Commissione Ue ha vietato l’utilizzo di cinque parabeni (isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene e pentilparabene), poiché, come osservato dal Comitato, l’industria cosmetica aveva presentato informazioni insufficienti per la valutazione della loro sicurezza.

Sei mesi dopo, la stessa Commissione ha fissato limiti più restrittivi per l’utilizzo di altri due parabeni (propilparabene e butilparabene), vietandoli del tutto nei prodotti destinati all’applicazione sulla pelle nell’area del pannolino dei bambini. I cosmetici non conformi a queste direttive non potranno più essere immessi sul mercato a partire dal 16 aprile 2015.

Alternative ai parabeni sono comunque possibili, come sostengono molti produttori di cosmetici organici, convinti che le tinture estratte da erbe organiche di alta qualità possano conservarsi anche per due-tre anni. Mantenete una certa prudenza però verso i prodotti che si definiscono naturali o organici al 100%, perché spesso lo sono solo in percentuali minime, mentre tra gli ingredienti naturali annoverano perfino i parabeni.

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La stessa dicitura “senza parabeni” o “paraben free” non significa automaticamente che un prodotto sia più sicuro, perché al loro posto potrebbero essere utilizzate sostanze ancora più pericolose (ad esempio il triclosan o il kathon), senza dimenticare il fatto che dosi minime di questi composti chimici potrebbero comunque ritrovarsi nel prodotto finito. Potete invece fidarvi di più della dicitura “paraben tested”, perché il cosmetico che riporta tale scritta è stato testato lotto per lotto per verificare che i parabeni siano inferiori allo 0,0001%, dando così maggiori garanzie al consumatore.

In conclusione, invitandovi a un consumo responsabile, vi segnaliamo il sito www.biodizionario.it che vi potrà esser molto utile al fine di verificare il grado di pericolosità dei singoli ingredienti contenuti nei cosmetici. Prevenire i rischi resta la scelta migliore.

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Marco Grilli

Marco Grilli

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avatar Articolo scritto da Marco Grilli il 15/03/2015
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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